Il vino smette di raccontarsi e inizia a dichiararsi

Negli ultimi mesi mi capita sempre più spesso – anche se ancora in pochi casi – di trovare il QR code sulle bottiglie di vino. La curiosità è inevitabile: lo inquadro, apro la pagina e vado a vedere cosa c’è dietro. E, lo ammetto, mi fa piacere scoprire soprattutto due cose: quanto zucchero contiene davvero il vino e quali prodotti enologici sono stati utilizzati. Informazioni che fino a poco tempo fa restavano invisibili al consumatore, oggi iniziano finalmente a emergere.

Svizzera On My Mind

Lo preciso subito, perché è giusto farlo: questo articolo era già scritto, o almeno pensato, prima che scoppiasse il brutto incidente di Crans-Montana. Non c’è quindi alcuna volontà di insistere sulla Svizzera, né tantomeno di leggere quella vicenda come una metafora o un segnale. È semplicemente una coincidenza. E le coincidenze, è vero, a volte sembrano parlare di qualcosa di più profondo; in questo caso no, restano quello che sono.

Abbracciando la Svizzera

Abito vicino alla Svizzera da più di cinquant’anni, eppure in Svizzera ci sono stato forse dieci, dodici, quattordici volte. Una contraddizione evidente: sono andato più spesso a Milano, a Torino, a Roma – molto più lontane – che oltre confine.

Lo spirito natalizio continua (e l’attenzione anche)

Lo spirito natalizio non finisce a Natale. Continua e con lui la degustazione attenta dei panettoni. Comprati, regalati, ricevuti, assaggiati. Tra questi, un panettone artigianale arrivato in regalo da Romina. L’ho provato senza preconcetti, senza piaggeria: molto buono. Ma, come mi accade sempre più spesso, dopo l’assaggio è arrivato il momento dell’etichetta.Ed è lì che ho trovato quella dicitura che mi ha incuriosito subito: uvetta australiana. Da così lontano? Perché? Prezzo? Esterofilia? Inutile orpello? Sono andato a fare alcune ricerche. Ecco cos’ho scoperto…

Tre Cesare Battisti: dal martirio romantico alla cucina responsabile

In Italia il nome Cesare Battisti non è mai innocente. È un nome che è ricco di storia, che divide, che pesa. Evoca l’eroe (per gli italiani e non certo per i sudtirolesi), il terrorista rosso (un combattente per alcuni) e lo chef. Tre figure lontanissime, unite solo dall’omonimia ma attraversate – se si guarda bene – da una comune tensione ideale, declinata però in modi radicalmente diversi.

Barolo Blues

Questo Natale è stato all’insegna del Barolo, ma anche della tristezza.

Il Novello è Morto?

C’è stato un tempo in cui un certo vino arrivava annunciato sugli scaffali. Sì veniva annunciato. Letteralmente. Si raccontava del Giappone, fenomeno di massa, esagerazioni (se non ricordo male, qualcuno ci faceva il bagno). Più modestamente, qui nella provincia italiana, nell’enoteca Ferro a Omegna, appendevano delle locandine mobili, leggere, quasi sospese: nei ricordi mi viene sempre in mente qualcosa di calderiano, un piccolo mobile che si muoveva nell’aria per dire a tutti che era arrivato.

Misteriosa Slarina

Per strane coincidenze – di quelle che sembrano casuali solo in apparenza – nel giro di due giorni ho sentito parlare più volte di un vitigno che fino a poco tempo fa mi era del tutto sconosciuto. E, a giudicare dalle reazioni che suscita quando lo si nomina, credo di non essere il solo: la Slarina.

Scioperare o sopravvivere: ironie amare della scuola italiana

Venerdì scorso sono andato a scuola e non ho aderito allo sciopero per due ragioni. Innanzitutto non sono iscritto al sindacato CGIL, che considero troppo radicale; inoltre non posso permettermi di scioperare perché il mio stipendio è molto basso e ogni giornata di sciopero comporta una perdita economica per me significativa. Desidero però esprimere piena solidarietà a chi ha scioperato: le ragioni della protesta esistono e sono fondate.

Come funzionano le classifiche di TasteAtlas

Ogni volta che TasteAtlas pubblica una classifica: “miglior cucina del mondo”, “migliori piatti”, “migliori prodotti tradizionali”,l’Italia compare stabilmente ai vertici. Il dato viene spesso ripreso dai media come una consacrazione oggettiva (ma non lo è) e non si spiega mai come funziona davvero la piattaforma e soprattutto che cosa misura.

La cucina piemontese non esiste

Affermare che la cucina piemontese non esiste può sembrare, a prima vista, una provocazione. Eppure la è così. L’entità amministrativa unitaria Piemonte è infatti un prodotto relativamente recente, frutto dei processi politici di fine Ottocento. Le sue cucine, al contrario, hanno radici molto più profonde e si sono sviluppate ben prima dell’idea moderna di Regione. Sono nate in valli separate da catene montuose, in colline vocate alla vite, in pianure irrigate dai fiumi, in città industriali e in borghi agricoli: mondi distinti per geografia, economia, lingua e cultura.

La Bagna Cauda

Un paio di volte l’anno me la mangio in qualche locale, a volte a casa comprando la salsa già fatta che si trova un po’ ovunque, soprattutto in vasetto. Anche fresca nel reparto frigo di alcuni supermercati. I fornelli li ho comprati negli anni: ne ho quattro. Più che sufficienti. Verdure a scelta.