Mille lire, Langhe e fantasmi

L’ho recuperato su una bancarella di libri usati, pagandolo un euro: un vecchio Millelire, uno di quei librettini che negli anni Novanta rappresentarono una piccola rivoluzione silenziosa dell’editoria italiana. All’epoca costavano davvero mille lire, ed erano un’idea tanto semplice quanto geniale: rendere la letteratura, la saggistica, la curiosità e la controcultura accessibili a chiunque.

Un Maestro, Addio

La notizia della morte di Alessandro Orsi mi ha colpito profondamente. Lo conoscevo bene, l’ho frequentato per molti anni, in un tempo in cui era molto legato alla mia preside di allora, Manuela Miglio, con la quale condivideva stima, amicizia e una comune passione per la scuola come luogo vivo di cultura.

All’Albergo Italia, tra ricordi, persone e tempo ben speso

Non saprei dire quante volte sono andato a mangiare all’Albergo Italia di Varallo. So con certezza quando ci sono andato la prima volta. Tanti anni fa. Poi al ristorante ci sono tornato più volte, in anni diversi, con persone diverse, in contesti sempre diversi. E ogni volta sono stato bene.

Mercosur: chi ci guadagna, chi ci perde. E cosa potremmo farne noi

Io non ho idea. O meglio: immagino che ci sia gente che ci guadagna e gente che ci perde. Quando si parla di accordi commerciali come quello tra l’Unione Europea e il Mercosur, succede quasi sempre così. C’è chi vede nuove opportunità di export, più scambi, più crescita. E c’è chi, soprattutto nel mondo agricolo, teme una concorrenza difficile da reggere: prezzi più bassi, regole ambientali meno stringenti, produzioni su scala enorme.

Breve storia triste (ma con IBAN)

Passano i mesi, arriva gennaio e lui mi scrive: “Ma non mi hai pagato la fattura”. Come no? L’ho pagata subito, penso. Vado a controllare: sorpresa! La società dei vini aveva cambiato IBAN ed io non me ne ero accorto e loro non me lo avevano detto e la banca online aveva preso quello vecchio in automatico…Nessuno se n’era accorto. Superficialità? Sì. Reato? Direi di no.

Nuvola Bianca

Prima di Natale me ne aveva parlato Romina di Slow Food (e non solo), mostrandomi anche una foto eloquente: la fila sotto i portici di via Po, a Torino, di persone in attesa di poter acquistare la Nuvola Bianca di Ghigo: quasi fosse un nuovo telefonino o un nuovo orologio. Una fila vera, composta, paziente. Perché la Nuvola non si prenota: si aspetta e si paga (oltre i 40 euro al chilo). Un meccanismo ormai familiare per chi conosce certi dolci iconici torinesi – penso alla brioche a forma di Mole Antonelliana, alla brioche cubica e ad altre creazioni simbolo – dove il desiderio passa anche dall’attesa e dalla disponibilità a pagare il giusto prezzo per un’esperienza particolare.

Leggere il Vino dall’Etichetta

E’ la novità che merita di essere riconosciuta e divulgata: il QR code che svela davvero il vino. Cioè svela ingredienti, additivi e pratiche enologiche. Finalmente. Era ora. Non perché “ci sia qualcosa da nascondere”, ma perché un vino adulto merita un consumatore informato. Punto a favore, netto. Il problema nasce semmai dopo, nel bicchiere.

Il vino smette di raccontarsi e inizia a dichiararsi

Negli ultimi mesi mi capita sempre più spesso – anche se ancora in pochi casi – di trovare il QR code sulle bottiglie di vino. La curiosità è inevitabile: lo inquadro, apro la pagina e vado a vedere cosa c’è dietro. E, lo ammetto, mi fa piacere scoprire soprattutto due cose: quanto zucchero contiene davvero il vino e quali prodotti enologici sono stati utilizzati. Informazioni che fino a poco tempo fa restavano invisibili al consumatore, oggi iniziano finalmente a emergere.

Svizzera On My Mind

Lo preciso subito, perché è giusto farlo: questo articolo era già scritto, o almeno pensato, prima che scoppiasse il brutto incidente di Crans-Montana. Non c’è quindi alcuna volontà di insistere sulla Svizzera, né tantomeno di leggere quella vicenda come una metafora o un segnale. È semplicemente una coincidenza. E le coincidenze, è vero, a volte sembrano parlare di qualcosa di più profondo; in questo caso no, restano quello che sono.

Abbracciando la Svizzera

Abito vicino alla Svizzera da più di cinquant’anni, eppure in Svizzera ci sono stato forse dieci, dodici, quattordici volte. Una contraddizione evidente: sono andato più spesso a Milano, a Torino, a Roma – molto più lontane – che oltre confine.

Lo spirito natalizio continua (e l’attenzione anche)

Lo spirito natalizio non finisce a Natale. Continua e con lui la degustazione attenta dei panettoni. Comprati, regalati, ricevuti, assaggiati. Tra questi, un panettone artigianale arrivato in regalo da Romina. L’ho provato senza preconcetti, senza piaggeria: molto buono. Ma, come mi accade sempre più spesso, dopo l’assaggio è arrivato il momento dell’etichetta.Ed è lì che ho trovato quella dicitura che mi ha incuriosito subito: uvetta australiana. Da così lontano? Perché? Prezzo? Esterofilia? Inutile orpello? Sono andato a fare alcune ricerche. Ecco cos’ho scoperto…

Tre Cesare Battisti: dal martirio romantico alla cucina responsabile

In Italia il nome Cesare Battisti non è mai innocente. È un nome che è ricco di storia, che divide, che pesa. Evoca l’eroe (per gli italiani e non certo per i sudtirolesi), il terrorista rosso (un combattente per alcuni) e lo chef. Tre figure lontanissime, unite solo dall’omonimia ma attraversate – se si guarda bene – da una comune tensione ideale, declinata però in modi radicalmente diversi.

Barolo Blues

Questo Natale è stato all’insegna del Barolo, ma anche della tristezza.