La cucina piemontese non esiste

Affermare che la cucina piemontese non esiste può sembrare, a prima vista, una provocazione. Eppure la è così. L’entità amministrativa unitaria Piemonte è infatti un prodotto relativamente recente, frutto dei processi politici di fine Ottocento. Le sue cucine, al contrario, hanno radici molto più profonde e si sono sviluppate ben prima dell’idea moderna di Regione. Sono nate in valli separate da catene montuose, in colline vocate alla vite, in pianure irrigate dai fiumi, in città industriali e in borghi agricoli: mondi distinti per geografia, economia, lingua e cultura.

La Bagna Cauda

Un paio di volte l’anno me la mangio in qualche locale, a volte a casa comprando la salsa già fatta che si trova un po’ ovunque, soprattutto in vasetto. Anche fresca nel reparto frigo di alcuni supermercati. I fornelli li ho comprati negli anni: ne ho quattro. Più che sufficienti. Verdure a scelta.

Odore di Doner

Ho imparato a conoscere il Döner Kebab durante un viaggio a Berlino. In preparazione al soggiorno linguistico avevo assegnato ai ragazzi alcuni lavori di ricerca sulla gastronomia locale e, proprio attraverso queste ricerche, ho scoperto che il Döner Kebab è nato a Berlino: un’intuizione territoriale di un immigrato turco che, partendo da quell’idea, ha costruito un vero e proprio piccolo impero.

I ladri sono grassi? Glitter bomb e stereotipi.

L’algoritmo di Facebook mi porta quasi sempre a video su gatti e gattini (adoro!) e ultimamente video brevi su ladri di pacchi in USA. Le immagini sono prese da uno spioncino, si vede un pacco lasciato davanti alla porta e poi l’arrivo di un “ladro” che lo prende e poi… questo esplode in una nuvola di vernice e di glitter che lo ricopre dalla testa ai piedi. Una colorata punizione sociale, una gogna video. Il tutto ripreso da più angolazioni, montato con musica incalzante, titoli e facce sbigottite al rallentatore. Anche un po’ di inutile rabbia del “ladro”. Ma sono poi video veri? Sono legali? Il dubbio resta e le domande incalzano. Soprattutto alcune.

Una Cena Cinematografica

Avevo appuntamento con Ninfa Rocca, anima e responsabile PR dell’agenzia RB RoccaBuona – Eventi P.R.E.G.I.A.T.I., per discutere alcune possibili collaborazioni con la condotta Slow Food del Verbano e del Cusio. Nulla di impegnativo: un aperitivo, due chiacchiere, un confronto informale su idee e visioni. Invece, complice il suo invito improvviso, mi sono ritrovato seduto a tavola per l’intera Cena delle Eccellenze del 26 novembre al ristorante PaleoSette di Arona.

L’Erbaluce Ritrovato

L’ho presa per caso: era in frigo da mesi e non mi ricordo quando l’ho messa. In frigo ho sempre due o tre bottiglie pronte per l’uso. È una prassi. Quando però è arrivata a tavola ho capito che era una bottiglia particolare. Era un Erbaluce DOCG 2018 Giacometto Bruno, in quel di Caluso. Un ottimo vino che mi ha fatto ricordare molte cose. L’avevo comprata durante una magica escursione enoica in quella zona, insieme a Madda, Francesca e Fabio, uno di quei giri spensierati che si fanno. In quel caso senza immaginare che, poche settimane dopo, il mondo sarebbe entrato in una lunga parentesi fatta di chiusure, distanze e immobilità forzata a causa del Covid.

Ramolivo, il progetto che punta a valorizzare l’olio del Monferrato

Nel Monferrato, territorio storicamente legato alla viticoltura e ai paesaggi collinari tutelati dall’UNESCO, si sta affermando una nuova iniziativa dedicata alla valorizzazione dell’olio extravergine d’oliva locale. Si tratta di Ramolivo – Tesoro Oleario d’Aleramo, un progetto nato dall’alleanza tra diversi produttori delle province di Asti e Alessandria con l’obiettivo di dare identità, visibilità e riconoscimento all’olivicoltura del territorio.

Perché il panettone costa così?

Ieri sera, a cena a casa di amici (che hanno cercato di uccidermi a colpi di bis, sia detto!), la giovane Miriam, moglie di un panettiere, mentre mangiavamo una fetta di un panettone di pasticceria ha esordito dicendo: “Maddai, ma perché costano così tanto? Alla fine sono solo farina, zucchero, burro e canditi…”.

La Terra Trema 2025

Quest’anno La Terra Trema non è tornata dove l’ho conosciuta: non più al Leoncavallo di MIlano, sgomberato mesi fa, ma alla SOS Fornace di Rho, un capannone autogestito incastonato nella zona industriale della periferia: un’area non abbandonata, ma certo dimenticata, sporca, distratta, come lo sono tanti margini urbani d’Italia. Ed è qui che, il 29 e 30 novembre, la fiera feroce di vini, cibi e pensieri critici ha trovato casa e – almeno per quest’anno- rendendo la periferia centro.

Zuppa Tempesta

La lattina rossa e bianca più famosa d’America è tornata nell’occhio del ciclone. L’ultimo caso che ha travolto la Campbell Soup Company non riguarda né nuove ricette né mosse di mercato, ma una registrazione interna che ha fatto emergere un clima aziendale sconcertante.

Bio Bunte Eier

Finalmente Riccardo è tornato, dopo una settimana in viaggio di istruzione a Berlino! Mi è mancato tanto, com’è normale che sia quando si apprezza qualcuno che è lontano. Ma, signori… Berlino! L’ho invidiato così tanto – non per il freddo, in Finlandia durante l’Erasmus ne ho patito anch’io – ma perché il suo viaggio mi ha evocato subito moltissimi ricordi.

Cibi Ambigui

Partendo da ciò che accennavo nel post (link qui), vale forse la pena soffermarsi su questo tema attuale ma anche curioso: l’ambiguità alimentare delle parole, quella zona grigia in cui nome, forma e contenuto non coincidono del tutto.

Quel libro ritrovato e Bologna che non passa

Ci sono libri che tornano da soli, come amici che trovi in un bar dopo anni e ti chiedono solo di essere ascoltati ancora un po’. È successo qualche settimana fa, rovistando nella mia biblioteca di Omegna: in mezzo ad altri volumi più o meno abbandonati, è ricomparso La magia del cioccolato di Giuseppe Lo Russo. Una piccola edizione del 2005, Andrea Dal Cero Editore. Una copertina semplice, il ricordo ancora vivo di un periodo in cui Bologna sapeva essere un laboratorio di idee, ironia e gentilezza. Di persone, soprattutto.