La birra antica e il luppolo

Nell’area del Ticino sono state trovate tracce di bevande fermentate aromatizzate con luppolo in contesti pre romani. Oggi la birra è definita come bevanda ottenuta dalla fermentazione di mosti preparati con oltre il 60% di malto d’orzo. Questa è la base della birra moderna. Ma nell’antichità la situazione era molto diversa. Qualsiasi cereale poteva essere fermentato:

Tra Realtà e Visione

Sono stato pochi giorni fa a vedere una mostra al Castello di Novara, L’Italia dei Primi Italiani. Un’antologia pittorica ben costruita, articolata per sezioni tematiche, che permette – attraverso la visione diretta dei quadri – di ricostruire la sensibilità degli italiani prima ancora che l’Italia diventasse una nazione unita, sia pure nelle differenze.

A Fated Ship

Qualche giorno fa ero sul lago d’Orta, all’inaugurazione di un locale proprio di fronte all’isola di San Giulio. A Pella. Appena più in là di San Filiberto. Eravamo in tanti, si beveva, si parlava forte, si rideva senza misura. Tutto era pieno, acceso, immediato.

Eppure, a tratti, lo sguardo mi scappava via. Superava il tavolo, le luci, i volti, e andava a posarsi sull’acqua scura. Lì, quasi senza contorni, c’era l’isola.

L’olio di noci: memoria contadina, lusso moderno

L’occasione è arrivata durante una manifestazione locale, dove ho incontrato un olio prodotto da una piccola realtà di montagna, l’Azienda Agricola Valmastallone. Un prodotto ottenuto da noci locali, lavorate secondo tradizione, ma con un prezzo che racconta già molto: circa 100 euro al litro. Un costo importante, superiore anche a tutti i grandi oli extravergini d’oliva a tutti i burri di qualità. E già questo introduce una riflessione. Attendete.

Anche i bagni, a volte, meritano un racconto

Non capita spesso di tornare da una giornata culturale con in testa… dei bagni. Eppure è successo.

Sarà che certi dettagli, quando sono fatti bene, colpiscono più di tante cose dichiaratamente importanti. O forse è che, in fondo, i luoghi si rivelano davvero proprio negli spazi più quotidiani, quelli che di solito nessuno racconta.

Un volto che inquieta: Botero e l’ambiguità della violenza

La visita al Forte di Bard si è rivelata sorprendente non solo per la bellezza del luogo, nascosto al transito automobilistico, ma anche per la qualità delle strutture e delle mostre ospitate. Tra queste, ne ho viste tre su cinque, ho visto più attentamente quella dedicata a Fernando Botero, mostra che ha offerto più di uno spunto di riflessione, anche a chi – come me – non ha mai amato fino in fondo il suo stile.

Scoprire il territorio: scuola e aziende insieme

Per il terzo anno consecutivo ho avuto l’opportunità di collaborare all’organizzazione di un progetto che ha coinvolto la mia scuola insieme a diverse scuole medie del territorio. In particolare, hanno partecipato la scuola media di Gravellona Toce, la scuola media Cadorna di Pallanza e la scuola media di Crevoladossola. Il Progetto si chiama Made in Italy. Il nostro Territorio: conoscere, conoscersi, socializzare.

Lemon Mood

Ci sono oggetti che non sono solo oggetti. Sono gesti ripetuti, abitudini silenziose, presenze che continuano anche quando le persone non ci sono più. Per me, erano due piante: un limone e un mandarino.

Una Giappocarbonara

Certe letture non si raccontano facilmente. Non perché siano complesse, ma perché sfuggono. La bottega del tempo ritrovato di Toshikazu Kawaguchi appartiene proprio a questa categoria: un libro fatto più di atmosfera che di trama, più di sensazioni che di eventi. È una raccolta di storie brevi, legate tra loro da un filo sottile e da un luogo comune: una sorta di bottega-caffetteria giapponese dove il tempo sembra sospendersi. I personaggi si alternano – alcuni restano, altri passano – portando con sé piccoli nodi emotivi, rimpianti, decisioni mai prese. Eppure, più che ciò che accade, conta come viene raccontato.

Proseccoland

Quando ero ragazzo, mio padre – veneto d’origine –  parlava di prosecco e di cartizze come qualcosa di piccolo, quasi intimo, prezioso: un’area delimitata, precisa. Era il nome dell’uva e del vino, senza troppe sovrastrutture. Poi, negli anni più recenti, è arrivata una narrazione diversa: si è detto che il nome “prosecco” deriverebbe da un paese vicino a Trieste – dove peraltro non si faceva vino – mentre l’uva avrebbe sempre avuto un altro nome, glera. Una ricostruzione che, almeno per chi è cresciuto con un’altra idea, suona come una riscrittura a posteriori.

Oleoscuola

C’è un momento preciso, durante certe lezioni, in cui la teoria smette di essere un sottofondo distante e diventa esperienza concreta. È successo oggi, in classe, quando un degustatore professionista di olio ha incontrato gli studenti per guidarli in un percorso che, almeno all’inizio, sembrava uno dei tanti.