Asti, il paese provvisorio e la memoria che cammina
Domenica sono tornato al Festival delle Sagre di Asti. Raccontato in poche parole sembra semplice: una grande piazza, le Pro Loco, i piatti della tradizione,…
Blog di Riccardo Milan: pensieri, vino, arte, cibo, riflessioni, film, letteratura ed attualità gastronomica fra il Lago d'Orta e un poco di mondo.
Domenica sono tornato al Festival delle Sagre di Asti. Raccontato in poche parole sembra semplice: una grande piazza, le Pro Loco, i piatti della tradizione,…
Ieri sera sono andato a mangiare con Monica in un ristorante indiano della zona, un locale un po’ ibrido che fa anche pizze.
Propone persino delle pizze in stile indiano, che sono interessanti, ma soprattutto offre una cucina indiana abbastanza semplice e piacevole.
Qualche giorno fa mi sono imbattuto nella notizia di un incontro organizzato a Bra da Matteo Ascheri. Mi ha incuriosito innanzitutto il nome: Irregolanti. Non irregolari. Irregolanti. L’irregolare non rispetta una regola; l’irregolante, nelle intenzioni di Ascheri, la mette continuamente in discussione. L’incontro, il 7 settembre nel cortile delle Cantine Ascheri, ha riunito produttori, artigiani e imprenditori per parlare di vino, crescita, sostenibilità, identità e impresa. A colpirmi è stata soprattutto una domanda: ha senso continuare a piantare vigneti nelle esposizioni stabilite da un disciplinare quando il cambiamento climatico sta modificando le condizioni che avevano prodotto quelle regole?
Sono contento del momento felice che sta vivendo la Walser Schtuba di Riale, in alta Val Formazza, e del successo del suo chef Matteo Sormani. Negli ultimi tempi sono arrivati anche la televisione, le guide e una notorietà che supera ormai i confini dell’Ossola. Tutto bene, dunque. E tutto meritato.
C’è però un aspetto del racconto che accompagna questa cucina che da qualche tempo mi incuriosisce: il richiamo alla tradizione gastronomica walser. Non perché sia improprio – siamo a Riale in val Formazza – ma perché, a forza di parlare di antiche ricette, erbe, germogli, resine e cortecce, rischiamo di attribuire alla tavola dei Walser una ricercatezza gastronomica che appartiene più a noi che a loro.
Anni fa mi capitò di andare a mangiare in pizzeria con un’amica. A fine serata le era rimasta una parte della pizza e, non volendo lasciarla nel piatto, chiese semplicemente una scatola per portarla a casa. Era la prima volta che vedevo farlo. Nessuno tranne me trovò la richiesta strana: le portarono il contenitore, lei sistemò dentro ciò che era avanzato e se lo portò via. Un gesto semplice, quasi scontato. Per me era la prima volta. Poi lo visto molte volte ancora.
Dalle barche dirette a Gaza agli attacchi con i droni, dalla detenzione degli attivisti alle pressioni del governo italiano perché la missione si fermasse. A LetterAltura la testimonianza dell’attivista e autrice torinese diventa un racconto sulla Palestina, ma anche sulla responsabilità individuale e collettiva di fronte all’ingiustizia.
Ieri sera sono andato al ristorante la Rampolina di Stresa per GustAbile Green, un’iniziativa di beneficenza. L’intero ricavato della serata, secondo quanto annunciato dagli organizzatori, era destinato alla Casa del Fiore di Lesa, progetto dedicato ai bambini e ai ragazzi malati di tumore e alle loro famiglie.
Sta facendo tappa anche dalle nostre parti il Carbonara Festival, carovana dello street food dedicata ai sapori più riconoscibili della cucina romana. E, a giudicare dall’affluenza che accompagna le diverse tappe, la formula funziona.
Ieri sera sono andato a Casa Ceretti di Verbania convinto di assistere a un incontro che spiegasse il funzionamento dell’intelligenza artificiale. Avevo letto un po’ troppo velocemente il titolo, “Chi pensa quando pensiamo con l’AI?”, ma la sorpresa è stata piacevole.
Ieri sono tornato a scuola per cominciare l’anno scolastico e una delle prime cose che ho fatto è stata chiedere notizie di un collega che, in seguito a un incidente domestico, ha riportato una gravissima lesione alla spina dorsale.
A Vacciago di Ameno, sulle alture del lago d’Orta, la casa-museo di Antonio Calderara è uno di quei luoghi d’arte che sorprendono per ricchezza e discrezione. La collezione, raccolta negli spazi in cui Calderara visse e lavorò, mette insieme opere e testimonianze delle avanguardie del Novecento e dialoga idealmente con un altro piccolo museo del Cusio che merita una visita, la Pinacoteca Gianni Boggiani di Omegna
Oggi mi è ricapitata davanti quasi per caso un’immagine che non vedevo da tempo. È Il prestigiatore, il celebre dipinto legato a Hieronymus Bosch. O, per essere più precisi, a un’idea di Bosch: il pannello conservato a Saint-Germain-en-Laye, a lungo considerato opera del maestro, viene oggi generalmente ricondotto alla sua cerchia.
Mi capita a volte di fare un salto in un negozio che vende a prezzi scontati prodotti provenienti da stock, acquisti in blocco, rimanenze e altre occasioni del genere. Ogni tanto ci scappa una maglietta, una camicia. Da qualche tempo, però, ho cominciato a curiosare anche tra i vini. Si chiama Reclame ed ha sedi, che io sappia, ad Arona, Verbania, Gravellona Toce, Briga Novarese…