Il Boca d’Asti

Sto sfogliando un vecchio libro sui vini comprato su una bancarella. Anni sessanta del XX secolo. S’intitola “Il libro d’oro dei libri d’Italia”, scritto da un allora famoso giornalista inglese -ma ne parlerò poi-. Per ora balzano agli occhi delle curiose incongruenze ed errori. Vi dico ora la prima di una lunga serie, suppongo.

Leggo a pagina 35 che in Piemonte si produceva un misterioso Boca d’Asti. Vino rosso da pasto, secco, rosso rubino, atto con uve Vespolina, Spanna, Bonarda e Croatina. Si beve localmente già dopo due anni di invecchiamento, ma è migliore dopo quattro. Viene esportato in Svizzera. Grado alcolico 12°-13°”. Boh!? Credo sia un errore: è il vino chiamato oggi Boca doc che nulla c’entra con Asti e i suoi vini. Però è un errore simpatico che crea collegamenti. Mi piace.

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Racchelli’s Goodbye

Public image / You got what you wanted / The public image belongs to me / It’s my entrance / My own creation / My grand finale

Ettore Racchelli è uscito di scena così come ha vissuto la politica: rapido, irruente, un po’ di prepotenza, velocità… forse un po’ troppo veloce per evitare di travolgere un pedone dopo un sorpasso, un piccolo scontro ed una sbandata: roba di secondi. Una vita. Lo hanno accusato di omicidio stradale e lo hanno condannato a più di quattro anni di carcere. Leggo di rito abbreviato, dunque la pena dovrebbe essere definitiva.

Mi è sembrata da una parte un uscita di scena in linea con un personaggio così talentuoso ed irruento (“di quel securo il fulmine / tenea dietro al baleno”, per dirla alla Manzoni); dall’altra un altro triste capitolo di un fine carriera politica che nasconde le qualità del personaggio pubblico Racchelli: un assessore determinato, capace di muovere grandi capitali, stimolatore di energie sopite… molto di quel che ha sognato ed ha fatto come assessore al turismo della Regione Piemonte è stato cancellato, qualcosa però è rimasto. Rimane soprattutto la consapevolezza dell’importanza del turismo e delle possibilità che la nostra regione ha; ci ha poi abituati “ad alzare l’asticella” e a porci delle sfide più alte di quelle che immaginavamo prima. Un buon allenamento…

Scrivo queste parole “vergine di servo encomio / e di codardo oltraggio”: per chiarire. Si tratta solo di una riflessione sull’amaro destino di molti di noi. E ringrazio qui i PIL ed Alessandro Manzoni per avermi aiutato a trovare le parole.

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Olio del Garda e Pro Loco

Più le frequento e più mi stupisco: ricettacolo di personalismi, a volte; mal messe coi regolamenti, altre volte; ma capaci di grandi imprese, quasi sempre. Sono le Pro Loco, vera energia dal basso che anima il nostro Paese e che molti non conoscono o giudicano con sufficienza. Ecco qui un altro esempio di cosa sanno fare le Pro Loco: sabato 7 e domenica 8 settembre si terrà la quarta edizione di WardaGarda, la manifestazione dedicata a chi vuole scoprire tutte le qualità dell’olio Garda dop, la sua zona di produzione e gli uliveti che si affacciano sulle acque dell’omonimo Lago, Si terrà a Corte Torcolo di Cavaion Veronese ed è promosso dal Consorzio Olio Garda dop con il contributo della Regione Veneto e, soprattutto direi io, con l’organizzazione della Pro Loco di Cavaion Veronese.

Beh, mica male!

Un ruolo da protagonista che sarà ovviamente nascosto ai più, anche perché farà capolino Alessandro Borghese, chef del ristorante Alessandro Borghese – il lusso della semplicità (Milano) e volto noto della tv. Sarà lui ad essere “riconosciuto” e non la Pro Loco. Lo “chef star” interverrà al convegno DOP: lo conosci veramente? Nei libri, al ristorante, in TV assieme al professore Gian Maria Varanini, studioso di storia medievale (ecco, chi è? Anche lui nascosto da Borghese) e autore di un volume dedicato alla storia dell’olivicoltura sul Garda. Moderatore dell’incontro sarà il direttore della rivista OlioOfficina, Luigi Caricato. L’olio Garda dop inoltre è stato scelto (o sponsorizzato?) per le ricette preparate durante Alessandro Borghese Kitchen Sound, la trasmissione in onda tutti i giorni su Sky Uno.
Durante WardaGarda ci saranno anche un mercatino enogastronomico dove poter acquistare e conoscere i prodotti dop e igp del territorio regionale, una mostra fotografica, degustazioni, cucina del territorio a cura della Pro Loco e musica dal vivo.
Brava Pro Loco, direi. Per altre informazioni: https://wardagarda.it/

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Gustus a Colli Berici, Vicenza

La decima edizione di Gustus – Vini e Sapori dei Colli Berici, dal 12 al 14 ottobre, si terrà a Villa Sangiantofetti Rigon di Ponte di Barbarano (Vicenza) con tre giorni di banchi d’assaggio, degustazioni guidate e convegni aperti al pubblico. Protagonisti dell’evento, organizzato dal Consorzio Tutela Vini Colli Berici e Vicenza e dalla Strada dei Vini Colli Berici, saranno i vini delle Doc Colli Berici, Vicenza e Gambellara. Saranno venticinque le aziende e oltre cento le etichette che porteranno in degustazione l’autoctono tai rosso, i bianchi pinot grigio e sauvignon e i grandi rossi a base di cabernet, merlot e carménère.
I tre giorni del banco d’assaggio saranno arricchiti da una serie di appuntamenti dedicati a pubblico ed esperti. Sabato 12 ottobre sarà presentata la Guida alle eccellenze enogastronomiche vicentine realizzata dal Giornale di Vicenza, mentre domenica 13 è in programma la masterclass I Colli Berici tra i grandi del mondo condotta da Gianni Fabrizio e Nicola Frasson: i curatori della Guida Vini d’Italia del Gambero Rosso confronteranno le etichette vicentine con i migliori vini rossi del mondo. La giornata di lunedì 14 ottobre sarà invece arricchita da due degustazioni tematiche dedicate alle diverse interpretazioni della Garganega e dei vitigni rossi che meglio si sono acclimatati nel territorio vicentino. Ristoratori e produttori associati alla Strada dei Vini Colli Berici porteranno inoltre in degustazione alcuni piatti tipici del territorio per accompagnare i calici.
Il banco d’assaggio sarà aperto al pubblico dalle 17.00 alle 22.00 di sabato 12 e dalle 16.00 alle 20.00 nei giorni di domenica 13 e lunedì 14 ottobre. Tutte le informazioni su www.gustus.stradavinicolliberici.it

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Bacco & Bacalà

Domenica 22 settembre, dalle 16.30 alle 21.30 nel complesso monumentale di Villa Mascotto ad Ancignano, frazione di Sandrigo (Vicenza), c’è Bacco&Bacalà, il banco d’assaggio dedicato ai vini e alle birre abbinabili a piatti a base di stoccafisso. La manifestazione organizzata dalla Pro Loco di Sandrigo è realizzata in collaborazione con Ais Veneto, i Ristoranti del Bacalà di Sandrigo e la Confraternita del Bacalà (stoccafisso ndr) alla Vicentina.
A partire dal pomeriggio, il pubblico potrà degustare vini rossi, bianchi e bollicine per un totale di 120 etichette presentate da una cinquantina di produttori per lo più italiani, con alcune rappresentanze estere. Ci sarà anche la presenza di una decina di birrifici artigianali. Tra le 17.00 e le 19.30 i partecipanti saranno coinvolti in una degustazione gourmet, durante la quale saranno serviti tre diversi assaggi in abbinamento ai calici: Bacalà mantecato con crostini, polenta fritta ripiena di Bacalà alla Vicentina e risotto al Bacalà. Informazioni su www.festadelbaccala.com 

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Vino e Letteratura a Mantova

Continua la secolare collaborazione fra letteratura e vino. Che è un po’ come dire: vino e vita. La letteratura racconta la vita (vissuta, immaginata, desiderata, odiata…); il vino aiuta (a viverla a sognarla, a desiderarla di più, a sopportarla…). Leggo dunque che la ventitreesima edizione del Festivaletteratura di Mantova avrà ancora come “bollicina ufficiale” lo Spumante Garda doc. Bollicine gradevoli che accoglieranno gli ospiti dal 4 all’8 settembre. Oltre trecento appuntamenti in programma. Si inizia mercoledì 4 settembre in Piazza Sordello e nella stessa piazza sarà allestito lo stand personalizzato dello spumante, punto di mescita per il pubblico. Il gazebo sarà aperto dall’aperitivo del pranzo all’aperitivo della cena. Le occasioni per brindare con le bollicine saranno molte: i momenti conviviali che avranno come protagonisti autori italiani e stranieri a Palazzo Castiglioni, le degustazioni riservate ai partecipanti degli incontri Contro il virus della noia, previsto nel pomeriggio di sabato 7 settembre al Teatro Bibiena, e Le parole per dirlo, in programma la mattina dell’8 in Piazza Castello. Per maggiori informazioni sull’evento visitare il sito www.festivaletteratura.it

Quasi quasi ci vado: un po’ per la letteratura, un po’ per la città e certo un po’ anche per il vino.

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Vini da Vitigni Resistenti

Un sabato mattina entro da Forchir di Codroipo (Ud) e compro velocemente del vino. Il boss mi regala una bottiglia e mi dice: “lo assaggi e poi mi dica… è una cosa nuova, sperimentazione, vitigni resistenti”. Ed ecco che da allora, da alcune settimane, la bottiglia mi gironzola in casa e non so esattamente cosa sia.

Ecco il vino Forchir da vitigni resistenti

Poi, io incappo in una degustazione di vini da uve tocai (il vino però non si può più chiamare così) e mi fanno assaggiare due vini da “vitigni resistenti”. Sono vini ricavati da Fleurtai e Soreli, due vitigni resistenti. Ed ecco che capisco, mi spiegano cosa sono i vitigni resistenti. Eureka!

Ma incominciamo dall’inizio.

Nell’Ottocento la peronospora, l’oidio e la fillossera arrivarono dalle Americhe, portando la distruzione. Si incominciarono a fare vini con le viti americane, il clinton, il bacò, il fragolino… ma ad un certo punto sono arrivate la viti innestate (piede americano e parte arborea europea) e le viti americane sono andate in disuso, proibito fare vino… In alcune zone d’Italia, in anni recenti, la coltivazione dell’uva è intanto diventata monocoltura e ciò ha portato alla necessità di tanti trattamenti: otto, nove, dieci, tredici trattamenti… rame, zolfo, composti chimici. In alcune aree del Paese, tipo il Veneto, la vicinanza dei vigneti con zone altamente antropizzate ha portato alla nascita di movimenti di protesta che sottolineano la potenziale pericolosità di un così alto numero di trattamenti per la salute pubblica. Le risposte per ora sono poche: macchine che assorbono l’eccesso di trattamento, la mattina prestissimo… e i vitigni resistenti. Si tratta di sperimentazioni che le università e le scuole e i vivaisti del nord est stanno conducendo a spron battuto, sollecitati da una parte dell’opinione pubblica e dalla necessità di abbattere i costi. Si sarebbe giunti alla quattordicesima generazione di incroci fra vite americana e vite europea, con nomi nuovi: Fleurtai, Soreli, Kretos, Nepis e Rytos. Danno vini in cui l’impronta americana è vaga, lontana; ma hanno caratteristiche diverse. Nuove. Si sta lavorando ancora. Una cosa è certa: i trattamenti si riducono assai: due o tre, invece di nove o dieci o più.


Per ora le doc e le docg non prevedono il loro utilizzo e si possono così assaggiare solo nei vini senza disciplinare. L’obiettivo sarebbe quello di integrare i vitigni resistenti con quelli tradizionali e di porre i vitigni resistenti nelle aree più urbanizzate (dunque meno trattamenti e meno preoccupazione per la salute pubblica). E, forse, in futuro: produrre vini da questi vitigni.

Ecco i miei primi vini da vitigni resistenti

Ecco spiegato. Ma come sono? I due che ho assaggiato erano singolari. Il bianco da vitigno Soreli aveva un profumo di mandorla dolce, fiori bianchi; poco intenso; in bocca era secco, fresco, magro; con agrumi nel retrogusto. Non male. Insolito. Il bianco da vitigno Fleurtai era più dolce, floreale, frutto a polpa gialla e lieve affumicato; in bocca era magro, fresco, assai sapido; lunga nota di mandorla amarognola ed erbaceo nel retrogusto. Insolito pure lui, impegnativo.

Adesso, assaggerò la bottiglia regalatomi dal “sciur” Forchir. Con un po’ più di testa: ora so.

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I ladri no, Eliana sì

Ricordo ancora la polemica social fra me ed un lettore de La Voce di Novara on line: io sostenevo che i ladri non dovessero godere di privacy, lui -l’altro- mi rimproverava fortemente per la mia mancanza di umanità, mancanza di nozioni di diritto e così via… Credo che in gran parte avesse ragione lui. Ma continuo a credere che ad un ladro un po’ di gogna mediatica farebbe bene e farebbe bene alla società (che li riconoscerebbe per strada, li indicherebbe a dito…) e magari si potrebbe togliere loro la patria potestà (ah no, dopo Bibbiano i figli non si toccano. Che poi escano storti è un’altra cosa).

Ecco, ripensavo a questo seguendo i fatti di Eliana, la mia doppia collega (prof e pubblicista) protagonista della cronaca di questi giorni. A lei nulla è stato risparmiato e la gogna mediatica ha funzionato alla perfezione. Il rimbombo social è così enorme che le conseguenze per lei saranno gravi. Perdere il posto a 50 anni non è una bella storia. E poi la gente che la eviterà, le occasioni che perderà… In più, qualche ominuccolo si farà prendere dalle idee altrui (e dalla sua mancanza di carattere) e farà scelte gravi per la mia collega, al di là della colpa: licenziamento, radiazione, esclusione… Non so se ha figli, ma credo che se li avesse glieli toglierebbero. Una paria sociale.

Lei sì e i ladri no. Questo mantra continua a rimbombarmi nella testa. Sì, lo so: un’idiozia. Ma non un furto, non una violenza, non uno stupro. Che paghi, il giusto. Ma un po’ di questo linciaggio si dovrebbe usare per i ladri seriali (e gli altri:violenti e truffatori) e non per chi ha fatto un’idiozia. Una sola.

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Ritorniamo in Trattoria

La libertà è il valore più alto nella vita di un uomo. Libertà anche a tavola. Una tavola che è soprattutto tradizione e rapporto più equanime fra cliente e ristoratore: sì ai piatti della tradizione, alla tavola conosciuta, rivista con garbo ed intelligenza; sì alle trattorie dunque e no ai ristoranti stellati.

Questo in sintesi il pensiero di Arrigo Cipriani, famosissimo imprenditore veneto, che viene espresso in un bel libretto che ho comprato volentieri dopo una presentazione pubblica: “Tutti gli chef sono in Tv e noi andiamo in trattoria”. Bello.

Il libro è diviso in tre parti: nella prima si fa la storia della cucina italiana dal secondo dopoguerra, un po’ utilizzando i ricordi ma anche una dettagliata e curiosa ricerca storica, da modernariato ci verrebbe da dire; nella seconda si delineano le figure degli chef (e non chef) televisivi italiani e statunitensi, in maniera garbata ma senza sudditanza; nella terza si presentano alcune vere trattorie venete selezionate da Cipriani stesso.

L’ottantenne imprenditore (decine di ristoranti e locali nel mondo, a partire dal veneziano Harry’s Bar”) detta infatti le regole affinché un locale si possa definire “trattoria”, chiedendo ai lettori di segnalarne per una futura pubblicazione.

Quali sono le regole? Quindici punti: non essere nella guida dei copertoni; luci giuste niente musica; buona acustica; niente odori di cucina; stoviglie normali, piatti bianchi e rotondi; bicchieri normali; tovaglie e tovaglioli di tessuto; accoglienza personale spontanea e sincera; meglio se familiare; niente menù degustazione; libertà di scelta (anche un solo piatto dalla carta); piatti semplici di qualità della cucina tradizionale e locale con rispetto del gusto italiano; niente descrizione enfatica degli ingredienti; meglio dolci fatti in casa; buona carta dei vini con possibilità di bere il vino della casa.

Ecco, i punti li avete: mettetevi alla caccia delle vere trattorie. Poi ci passate le informazioni.

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Solo due pizzerie piemontesi

Ci sono solo due pizzerie piemontesi nella classifica delle 50 Top Pizza 2019, importante classifica delle migliori pizzerie italiane. Al 19mo posto c’è Patrick RicciTerra, Grani, Esplorazioni, San Mauro Torinese (TO), che non conosco. E poi c’è l’Osteria Pizzeria Per Bacco, La Morra (CN), al 44mo posto. In quest’ultima ci sono andato a mangiare e l’ho apprezzata: locale panoramico sulle Langhe, pizza stile napoletano, ottima cura per gli ingredienti, varietà e gusto… e una carta dei vini monumentale, con circa sedici referenze solo per il barolo docg (“ma la pizza con il barolo?”, “succede spesso che arrivino degli stranieri che ordinano una grande bottiglia e delle pizze per accompagnare”). Il locale in alcuni angoli sembra infatti più un’enoteca che una pizzeria. Il proprietario è campano, la moglie piemontese, il pizzaiolo nordafricano e la cameriera che mi ha servito dell’est. Un inno alla modernità.

Io preferisco però la pizzeria Vola Bontà per Tutti di Castino: Langa alta, zona di noccioleti e non di vini. Se passate di là, provatela. Ma provate anche la Pizzeria Per Bacco, soprattutto se amate i grandi vini di Langa.

Intanto una riflessione, leggiamo: “Ad essere rappresentate in classifica sono ben 14 regioni da Nord a Sud dello Stivale, per un quadro complessivo che sottolinea la crescita qualitativa media nell’intero Paese. Naturale il dominio della Campania nella top 50, con ben 18 insegne presenti. Oltre a Napoli, madrepatria della pizza, la provincia di Caserta si conferma l’eldorado del disco di pasta più amato dagli italiani. Lusinghiera la performance del Lazio (con 7 pizzerie) e della Lombardia (6), con Roma e Milano a farla da padrone. Seguono il Veneto (4), ormai altra scuola conclamata, l’Emilia Romagna (3), il Piemonte, la Toscana e la Sicilia (tutte a quota 2). Con un locale infine Liguria, Marche, Abruzzo, Basilicata, Puglia e Sardegna”. Il “naturale” dominio della Campania sembra essere frutto di tradizione, cura degli ingredienti, attenzione alle cotture e alle lievitazioni… Non di misticismo (“l’acqua… l’aria…ogni meridionale sa fare la pizza”). La pizzeria sotto casa vostra ha queste caratteristiche? O si limita a fare del misticismo?

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Ostriche e vini di palude

Anfore e altre testimonianze archeologiche

Mentre visiti un museo con i resti di un’antica villa romana, la guida ti sorprende parlandoti di “vini di palude” che lì sarebbero stati prodotti. Vini aspri, corposi che “venivano tagliati con acqua di mare”. Bleah?! Che gusto avranno avuto? Non so davvero. Però di certo li abbinavano alle ostriche che, già allora, apprezzavano ed allevavano per il consumo. Ostriche e vino di palude: che abbinamento!

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UNIONE NAZIONALE PRO LOCO: ASSEGNATO IL MARCHIO “SAGRA DI QUALITÀ” A 21 ECCELLENZE ITALIANE

(Roma, 22 luglio 2019) Sono ventuno le eccellenze italiane certificate dal marchio “Sagra di qualità” 2018. Per la prima volta nella storia l’Unione Nazionale delle Pro Loco (Unpli) attribuisce un riconoscimento che qualifica, identifica e valorizza gli eventi organizzati dalle proprie associazioni; manifestazioni che, fra i requisiti imprescindibili, devono promuovere prodotti tipici storicamente legati al territorio.

La consegna dei riconoscimenti si è tenuta stamane, su iniziativa del senatore Antonio De Poli, nella sala “Koch” di Palazzo Madama, al Senato, a Roma.

L’incontro è stato chiuso dall’apprezzato intervento del presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati che ha sottolineato l’importanza dell’operato delle Pro Loco a vantaggio dei singoli territori.

La cerimonia è stata aperta dalla relazione del presidente dell’Unpli, Antonino La Spina. “Il marchio “Sagra di qualità” – ha detto – è un cambio di passo per dare una connotazione ben definita agli eventi delle Pro Loco, distinguendoli dal proliferare di manifestazioni che, invece, sono prive di legame con i territori. Il disciplinare, inoltre, promuove i prodotti tipici da cui scaturisce la valorizzazione territoriale”.

Manifestazioni che spesso incontrano non poche difficoltà economiche per adempiere alle norme sulla sicurezza introdotte negli ultimi anni.

Sul tema è intervenuto il senatore De Poli che ha annunciato” la presentazione di disegno di legge a tutela delle manifestazioni temporanee. Serve un riconoscimento delle Pro loco a livello nazionale – ha affermato De Poli – e un forte snellimento delle procedure burocratiche per realizzare le manifestazioni temporanee”.

“Il mio obiettivo – ha proseguito De Poli- è salvaguardare l’operato delle migliaia di volontari – 600mila volontari in tutta Italia – e, allo stesso tempo, valorizzare il lavoro dei nostri amministratori locali, pur mantenendo gli standard di sicurezza si devono trovare le modalità per tutelare le manifestazioni”.

“Ecco perché oggi Palazzo Madama ha deciso di aprire le porte alle Pro Loco, a voi che siete custodi dei nostri territori, dei nostri prodotti tipici, del patrimonio artistico, ambientale e culturale della nostra bellissima Italia”, ha concluso De Poli rivolgendosi alla platea di oltre 200 persone tra amministratori locali e rappresentanti delle Pro Loco di tutta Italia.

Tornando alle certificazioni attribuite, Sebastiano Sechi responsabile del dipartimento “Sagra di qualità” dell’Unpli ha sottolineato che “a fronte delle oltre cinquantasette istanze pervenute nel 2018, sono solo ventuno gli eventi accreditati al termine dell’analisi documentale e della verifica sul campo compiuta dagli ispettori dell’Unpli. A giudicare dall’interesse manifestato dalle Pro Loco, nel 2019 – ha concluso Sechi – riceveremo un numero ancora di più alto di istanze”.

All’incontro sono intervenuti Gilbero Arru (giornalista enogastronomico) e Pietro Roberto Montone(presidente vicario Federazione Italiana Cuochi).

Alla cerimonia hanno preso parte sindaci e amministratori locali dei territori interessati, i presidenti di vari comitati regionali Unpli ed i responsabili delle Pro Loco organizzatrici degli eventi che hanno ottenuto la certificazione.

Di seguito l’elenco degli eventi premiati. L’elenco delle iniziative si estende per l’intera penisola, isole comprese: “Sagra della Porchetta e dei Fagioli con le Cotiche”, Monte Santa Maria Tiberina (Perugia); “Sagra di S. Gaetano”, Ponti sul Mincio (Mantova); “Sagra della Fojata e della Attorta”, Sellano (Perugia); “Festa del tortello alla lastra”, Chiusi della Verna loc. Corezzo (Arezzo); “Sagra del Ciammarrucchiello”, Buonalbergo (Benevento); “Sagra dei Bigoli e dei prodotti del Parco del Monte Cucco”, Costacciaro (Perugia); “Sagra dell’agnello a bujone”, Valentano (Viterbo); “Sagra del fagiolo”, Sarconi (Potenza); “Festa della chisola”, Borgonovo Val Tidone (Piacenza); “Sagra della porchetta”, Monte S. Savino (Arezzo); “Festa del grano”, Raddusa (Catania); “Festa della nocciola”, Baiano (Avellino); “Sagra dei fichi”, Miglionico (Matera); “Festival Aglianico Tumact me tulez”, Barile (Potenza); “Mostra Mercato Marroni del Monfenera”, Pederobba (Treviso); “Sagra della lumaca” Gesico (Cagliari); “Sagra della Varola”, Melfi (Potenza); “Sagra della Ciuiga”, San Lorenzo Dorsino (Trento); “Sagra delle olive”, Gonnosfanadiga (Sud Sardegna); “Festa delle castagne e del miele di castagno”, Valle di Soffumbergo (Udine); “Sagra del Baccalà”, Sant’Omero (Teramo).

Questi, invece, i componenti della commissione di valutazione “Sagra di qualità”:Sandro Di Addezio (Abruzzo), Mario Borroni (Marche), Rino Furlan (Veneto), Luca Parrini (Toscana), Valter Pezzarini (Friuli-Venezia Giulia), Antonino La Spina (Sicilia), Renato Bruno (Puglia), Sebastiano Sechi (Sardegna), Luisella Braghero (Piemonte), Max Falerni (Emilia Romagna), Paolo Savatteri (Sicilia), Antonella Ferro (Veneto), Monica Viola (Trentino), Luca Concini (Trentino), Mauro Giannarelli (Toscana), Santino Fortunati (Umbria), Pino Maiuli (Calabria), Daniele Bracuto (Basilicata), Varinia Andreoli (Lombardia), Saverio Palato (Sicilia).

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Eccheccivuole!

E che ci vuole a fare lo chef? E che ci vuole a diventare famosi? Nulla, sembra pensare il volgo ignorante. Un po’ di saper fare, un bel sorriso, una bella presenza, magari qualche tatuaggio qua e là… che ci vuole? Nulla sembra dire la pubblicità di questo corso on line capitato per caso in una delle mie caselle postali.

Ecco l’Antonino nazionale che promuove il corso on line…

E mentre guardi e riguardi l’offerta senza costrutto; e mentre pensi a chi potrebbe crederci… ecco, nel mentre, ti ricordi la fatica dei tuoi studenti caricati da nozioni di igiene, gestione, amministrazione, food cost, intolleranze, leggi… Saranno stupidi, ma ci impiegano degli anni fra studio ed alternanza per diventare un poco presentabili. E poi arriva gente così.

E ridi pensando alla facciona simpatica di Antonino che pubblicizza (pecunia non olet): proprio lui che è noto nell’ambiente per la sua teutonica gestione, per il rigore da marines… che il popolo degli illusi andasse da lui a “diventare chef”! Che duro risveglio sarebbe…

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