Serata sulla Strada del Torcolato

A Breganze è tutto pronto per la notte bianca e rossa della DOC. Venerdì 21 giugno torna la Vespaiolona, l’appuntamento tra vigne e cantine organizzato dalla Strada del Torcolato e dei vini di Breganze in collaborazione con il Consorzio Tutela Vini D.O.C. Breganze. Dalle 19.30 di venerdì alle 2.00 di sabato saranno dodici le cantine della pedemontana che apriranno le loro porte per far degustare ai visitatori gli autoctoni Vespaiolo e Torcolato e gli altri vini della Doc, tra cui spiccano i rossi bordolesi. In ogni cantina assaggi delle migliori eccellenze gastronomiche del territorio e intrattenimento per grandi e piccoli. Circa 250 le persone in servizio per distribuire vino e cibo, un centinaio quelle impiegate per la sicurezza tra bodyguard, Alpini, personale della Protezione Civile e volontari.
Le Cantine coinvolte quest’anno sono: Cà Biasi di Dalla Valle Innocente, Cantina Beato Bartolomeo da Breganze, Col Dovigo, IoMazzucato, La Costa, Le Colline di Vitacchio Giampietro, Le Vigne di Roberto, Maculan, Miotti Firmino, Transit Farm, Vigneti dell’Astico e Vitacchio Emilio. Un servizio di bus navetta garantirà il collegamento tra la piazza centrale di Breganze e le diverse cantine, mentre il traffico privato sarà bloccato sulle strade interessate. Il servizio e l’accesso alle cantine sarà riservato ai possessori del kit-pass. Per motivi di sicurezza, la partecipazione alla Vespaiolona è a numero chiuso. 
Il programma completo è disponibile sul sito www.stradadeltorcolato.it e www.breganzedoc.it Per ulteriori informazioni è possibile contattare l’Associazione Strada del Torcolato e dei Vini di Breganze allo 0445 300595 o 333 1938773, o tramite email stradadeltorcolato@gmail.com

Vespaiolona 2019
Quando: venerdì 21 giugno 2019
Dove: Cantine della DOC Breganze (VI)
Orario: dalle 19.30 di venerdì 21 alle 02.00 di sabato 22 giugno
Parcheggio: gratuito
Costo: 26€ comprensivo di bus navetta per le cantine, bicchiere, tracolla portabicchiere, pass e sei assaggi di vino DOC Breganze. Non verranno somministrati alcolici ai minori di 18 anni, per i quali non è richiesto l’acquisto del kit-pass

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Brindisi Rosa

Il primo giorno d’estate, venerdì 21 giugno, le acque del lago di Garda e la Valpolicella si tingeranno idealmente di rosa. È questa infatti la data di #oggirosa, la manifestazione promossa dal Consorzio di Tutela del Chiaretto e del Bardolino per celebrare l’arrivo della bella stagione con il Chiaretto di Bardolino, il vino rosa della sponda veronese del lago di Garda. L’iniziativa prevede una serie di aperitivi, cene e degustazioni e coinvolgerà cantine, enoteche, wine bar e ristoranti del territorio gardesano e della Valpolicella.
A Torri del Benaco, sul Molo De Paoli, ci sarà l’aperitivo in rosa con AIDO, accompagnato dalla musica della Old Pepper Jess Band. Per l’occasione, grazie al Comune di Torri, all’imbrunire il Castello Scaligero verrà illuminato di rosa.
A Bardolino l’Hollywood Dance Club, tra i più celebri locali del lago di Garda, aprirà sulle note dei Friday Sinatra. A bordo piscina, durante l’happy hour, si festeggerà con il Bardolino Chiaretto Heaven Scent di Vigneti Villabella. L’azienda agricola Bigagnoli, invece, brinderà a #oggirosa sia a Calmasino di Bardolino, con un aperitivo in cantina, che a Garda, all’OsteriaA22.
Al ristorante Oseleta di Cavaion Veronese, una stella Michelin, lo chef Giuseppe D’Aquino abbinerà le sue creazioni al Chiaretto di Bardolino di Villa Cordevigo e Vigneti Villabella in una cena esclusiva, realizzata per l’occasione, a partire dalle ore 20.
Tenuta La Presa, invece, offrirà un aperitivo di Bardolino Chiaretto nei ristoranti El Brol a Costermano sul Garda, Bonaparte a Rivoli Veronese e Miralago a Pastrengo.
In Valpolicella, a Pedemonte, al Wine Shop di Tommasi Family Estates, verrà offerto un calice di Bardolino Chiaretto Granara e sarà possibile acquistare i tre vini rosa prodotti sul lago di Garda, in Oltrepò Pavese e in Puglia ad un prezzo scontato. Sempre a Pedemonte, anche l’azienda Santa Sofia applicherà degli sconti sull’acquisto di Chiaretto di Bardolino.
Giunta alla sua seconda edizione, la campagna #oggirosa è nata per volontà dei sei Consorzi (Chiaretto di Bardolino, Chiaretto Valtènesi, Cerasuolo d’Abruzzo, Castel del Monte, Salice Salentino, Cirò e Melissa) che hanno aderito a RosAutoctono, l’Istituto del Vino Rosa Autoctono Italiano. La manifestazione infatti è la risposta nazionale all’International Rosè Day, in programma il 28 giugno in Provenza e dedicato esclusivamente ai rosé provenzali. Non solo a Bardolino e in Valpolicella dunque, ma anche negli altri territori della penisola si festeggerà l’estate con una serie di eventi e iniziative dedicate ai vini rosa.

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Veronesi “Verdi”

I vini veronesi a denominazione di origine controllata e il Vinho Verde portoghese uniscono le forze per una promozione comune in Germania, Danimarca e Francia nell’ambito di un ampio progetto triennale da 2,3 milioni di euro cofinanziato dall’Unione Europea, non aderisce invece all’iniziativa il Consorzio dei vini della Valpolicella.
“Il tratto distintivo che accomuna i vini veronesi e quelli portoghesi – spiega Franco Cristoforetti, presidente Avive – è la loro capacità di unire nuove idee con una grande tradizione. Le nostre due denominazioni appartengono tutte ad aree storiche della viticoltura e nel contempo si caratterizzano per una modernità di approccio che si fonda sulla freschezza gustativa e sull’estrema abbinabilità con le cucine sia dei Paesi di origine sia delle aree di prevalente esportazione. Tra queste, la Germania è indubbiamente la principale destinazione sia per i vini veronesi che per il Vinho Verde, mentre la Danimarca rappresenta il ponte verso tutta la Scandinavia. Quanto alla Francia, è evidente che si tratta di un mercato vinicolo sotto i riflettori internazionali, nel quale vogliamo essere protagonisti”.


I vini veronesi saranno tre bianchi: Custoza, Lugana e Soave; un vino rosa, il Chiaretto di Bardolino; due rossi, l’Arcole e il Bardolino; e due spumanti, il Garda Spumante e il Lessini Durello. Vini “che poggiano la loro essenza su importanti vitigni autoctoni come lo sono la Corvina e la Rondinella tra le uve rosse e la Garganega, la Turbiana e la Durella tra le bianche; mentre nel nord del Portogallo, terra della denominazione del Vinho Verde, prevalgono altre varietà locali come Alvarinho, Trajadura, Loureiro e Arinto”.

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Porte aperte nelle cantine del Trasimeno (sarebbe bello andare!)

Il cuore dell’Umbria torna a colorarsi di rosa per la seconda edizione del Trasimeno Rosé Festival. Nella giornata di sabato 22 giugno 2019 il Consorzio Tutela Vini Trasimeno lancerà la prima bottiglia consortile: un rosé che si potrà assaggiare nelle cantine del Consorzio aperte per l’occasione e in 40 ristoranti del territorio.
“L’etichetta creata dal Consorzio – spiega Emanuele Bizzi, Presidente del Consorzio Tutela Vini Trasimeno – è un rosato ottenuto dai vitigni coltivati in questo areale, che nasce dalla collaborazione di tutte le cantine associate e che abbiamo chiamato Trasimeno Rosé. È un vino che interpreta a pieno il nostro territorio: fresco, sapido e dall’aroma fruttato, perfetto per i brindisi estivi in riva al lago e che abbiamo scelto come calice di benvenuto per tutti coloro che parteciperanno al Festival”.
Le aziende proporranno per tutta la giornata visite in vigna e alle cantine, oltre a degustazioni guidate per scoprire i vini che nascono nell’area del Lago Trasimeno. I produttori che aderiscono alla giornata sono Cantina Berioli, Azienda Agraria Carlo e Marco Carini, Castello di Magione, Duca della Corgna, Vitivinicola Il Poggio, La Querciolana, Madrevite, Montemelino, Cantina Nofrini, Podere Marella, Pucciarella, Terre del Carpine, Poggio Santa Maria, Viandante e Coldibetto.
A partire dall’orario dell’aperitivo 40 ristoratori del territorio offriranno ai clienti un calice di benvenuto del rosé consortile, che ben si accompagna ai piatti della tradizione come il pesce di lago e la Fagiolina del Trasimeno. Tutti i locali si trovano nei borghi che circondano il lago: Castiglione del Lago, Paciano, Panicale, Passignano, Corciano, Città della Pieve, Magione, Piegaro e Tuoro.
La manifestazione si terrà anche quest’anno in concomitanza con la Notte Romantica organizzata da I Borghi più belli d’Italia, che ha inserito nella sua guida cinque dei paesi che sorgono sulle sponde del Trasimeno. I nomi dei locali e delle cantine aderenti sono disponibili sul sito www.trasimenodoc.it

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Concluso a Sannicandro di Bari l’evento dedicato ai vini del Sud Italia con la consegna dei premi ai tre vincitori assoluti. Durante il convegno sottolineate le potenzialità degli autoctoni

Il futuro dei vini del Sud Italia è nei vitigni autoctoni. Questo è quanto è emerso dal convegno Scenari mondiali del mercato del vino e il ruolo del Sud italia che ha concluso la quattordicesima edizione di Radici del Sud, il multievento dedicato ai vini e agli oli del Meridione al Castello Normanno Svevo di Sannicandro di Bari.
Sono stati premiati i 75 vincitori del Concorso Internazionale di Radici del Sud, oltre alle tre cantine vincitrici assolute, che si sono aggiudicate un servizio di tappatura ArdeaSeal e uno di etichettatura IPPU. Sul gradino più alto del podio è salita la cantina Borgo Turrito con il suo aleatico Terra Cretosa 2018, che ha vinto 20 mila etichette e altrettante controetichette offerte da IPPU e 10 mila tappi messi in palio da ArdeaSeal. Al secondo posto è stata premiata Cantine Delite con il taurasi Pentamore 2012, mentre la medaglia di bronzo è andata a Ferrocinto con il greco Pollino Bianco 2018. A chiudere la settimana di Radici del Sud è stato, per tutta la giornata, il Salone dei vini e degli oli del Sud Italia, banco degustazione aperto al pubblico con 125 aziende d’eccellenza del mondo enologico e oleario del Mezzogiorno, che ha registrato un numeroso afflusso di pubblico.
Appuntamento a fine luglio con la seconda edizione di 100 bianchi del Sud tra terra e mare che rientra nella rassegna itinerante Aspettando Radici del Sud 2020 e dal 9 al 15 giugno 2020 per la 15^ edizione di Radici del Sud.

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Una buona notizia (per chi ama la birra)

L’Europa batte l’Italia 92 a 19. Solo da alcuni giorni, infatti, l’Italia ha deciso di ridurre le accise ai piccoli birrifici artigianali, quelli per capirci che fanno meno di 10mila ettolitri di birra all’anno. Leggiamo infatti in un comunicato di Unionbirrai che “Il Ministro Tria ha firmato il Decreto, previsto dalla Legge di Bilancio 2019, che riduce del 40% l’accisa gravante sulle birre prodotte dai microbirrifici con produzione annua inferiore ai 10.000 hl e sposta definitivamente l’accertamento di accisa dal momento della produzione del mosto al prodotto finito”.

Il provvedimento entrerà in vigore il 1 Luglio 2019. “Una grande notizia per i birrifici indipendenti italiani – ha detto Vittorio Ferraris, direttore generale Unionbirrai– che ci ripaga del lavoro che abbiamo portato avanti con determinazione da molti anni. L’Associazione ha anche partecipato ai lavori di stesura del testo, che si sono conclusi il 2 aprile dopo un confronto finale con l’Agenzia delle Dogane.

La birra artigianale italiana è finalmente considerata un valore aggiunto, come lo sono da tempo i tanti piccoli produttori di birra europei che infatti godono da anni di agevolazioni specifiche sull’accisa. L’Italia infatti era uno dei pochi paesi dell’Unione Europea dove non esistevano normative a supporto dei birrifici di piccole dimensioni. E’ dal 1992 che esiste una Direttiva Europea a favore di queste realtà, ma in Italia prima di oggi non era stato ancora approvato nulla in tal senso.

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Dieci anni dopo

Dieci anni dopo un’amica mi passa un libretto dicendomi: “leggilo è facile e poi è pieno di pubblicità… curioso”. Eh sì, un romanzo sponsorizzato non lo avevo ancora visto; un po’ come certi film o certi programmi televisivi. Curioso davvero. Il libro è “La donna sotto la Madonna: omicidi sul Lago d’Orta”. Opera di Marilena Roversi. Che conosco. E’ stato pubblicato nel 2008 ed ho poi ricostruito con amici che si trattò di un’originale operazione di marketing letterario locale che non ebbe seguito.

Il libro è composto da due racconti gialli e da un breve horror psicologico. I primi due ambientati sul lago e il terzo forse. La narrazione dei primi due è infarcita di citazioni pubblicitarie: vanno mangiare nel tal ristorante, mangiano il tal piatto, compare un gioiello antico comprato in una certa bottega… e le citazioni sono corredate sul finale da foto dei locali in questione. Operazione di marketing alla luce del sole. Proprio curiosa. Oltre alle foto dei locali, anche immagini del Lago d’Orta e dei suoi dintorni, una cartina. Non male, ben confezionato.

I locali invece erano una scelta promozionale e dunque non rappresentavano e non rappresentano in sé il meglio del Lago d’Orta ed inoltre molti di loro o sono chiusi o sono cambiati o i cuochi si sono spostati. Per esempio lo chef Paolo Viviani non è più al San Rocco ma credo in Monferrato, il Ristorante Sacro Monte non esiste più, l’Hotel Riviera è in ristrutturazione… Normale turnazione: il Lago è pieno di locali validi.

C’è ancora la Paltrinieri di Cavallirio, oggi più nota come Palzola: produce sempre un ottimo gorgonzola che io mangio assai volentieri. E non è uno spot.

Ecco il libro
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L’invenzione della carbonara

La carbonara perfetta non esiste. Se ne facciano una ragione gli esegeti del tradizionale a tutti i costi, i paladini del guanciale, i nemici della panna, i fanatici del pecorino romano, i fan del Carbonara Day… Una ricetta tradizionale della Carbonara non esiste. Non si sa neppure come sia nata e chi l’abbia “inventata” (anche se una derivazione dalla Cacio e Pepe è probabile). Il nome poi non si rifà né ai carbonai né ai carbonari, forse al pepe che brunisce la superficie (ma non in tutte le varianti è previsto)… La sua nascita sembra scrivibile all’arrivo degli americani in Italia, a fine Guerra. Alle loro razioni K, che avevano polvere d’uovo e bacon disidratato. Prima non se ne parla, neanche l’Artusi. La sue prime testimonianze sono infatti americane, nel dopoguerra, e fino agli anni Cinquanta in Italia non se ne parla. E da allora le varianti si sprecano, anche con l’oggi odiata panna, ma anche gruviera, prezzemolo, grana padano… Oddio!

Siete incuriositi? Comprate il libro “La carbonara perfetta” di Eleonora Cozzella, giornalista de “La Repubblica”. Io l’ho sentita ieri sera al Piccolo Lago sul Lago di Mergozzo. Una presentazione assai interessante e poi Marco Sacco, chef patron del locale bistellato, ha spiegato l’origine della sua Carbonara au Koque, ispirata indirettamente da una sua esperienza francese, ma assai legata al territorio: pasta fresca all’uovo, tajarin; prosciutto crudo di Vigezzo e burro. Buona assai, anche questa versione assai poco “tradizionale”. Nel libro, comunque ci sono 33 interpretazioni di altrettanti famosi chef: una più originale dell’altra. Da leggere e da provare!

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Passi lo straniero!

Ho finalmente conosciuto di persona lo svizzero Christoph Kunzli. Me lo immaginavo diverso, un po’ più fisicamente eroico visto quello che ha fatto. Ha infatti salvato un vino doc, il boca doc, che stava scomparendo. Uno dei vini più rari d’Italia era infatti destinato a scomparire. Ma lui, invece, eroico investitore svizzero, ha comprato, ha ripiantato, ha vinto premi, ha guadagnato punti nelle classifiche, ha ridato vita con la sua azienda (Le Piane) ad una zona che oggi vede un manipolo determinato di giovani produttori. Salvato dunque un vino singolare, da terreno vulcanico, minerale; che si fa spazio fra i boschi e sulle tavole del mondo… Eppure se guardi questo signore svizzero pensi sia un impiegato statale; un docente di matematica in pensione; un non so cosa… eppure. Eppure è lui che fa vini buoni, buonissimi, con intelligenza. Ed è un extracomunitario. Ma nessuno si lamenta di lui. Anzi rappresenta un modello di cittadinanza attiva, di borghese illuminato, di cittadino del mondo che è venuto in Italia ad investire e a vivere. Ci sono extracomunitari ed extracomunitari, vero, però la sua vicenda fa pensare. Non è sullo straniero che dovremmo concentrare le nostre attenzioni, semmai sulle regole e sull’intelligenza piuttosto. Passi lo straniero…

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Il bagno che sa di barrique!

Vado a Verbania per ritirare delle analisi. Villa Caramora, sul lungolago. Entro, prendo e prima di uscire vado in bagno. E lì, per un istante, rimango folgorato: il bagno sa di barrique! Sapete, quel profumo dolce, vaniglioso, basso… che si sente togliendo il tappo di silicone di una barrique. Prima questo profumo, poi, magari molto poi, il profumo del vino.

Un attimo di smarrimento, a pensare di essere altrove invece che lì; poi mi desto e mi lavo le mani. Il sapone sa di lavanda. Un mix curioso, piacevole. Tanto profumo. Il profumo esagerato sembra piacere, dà l’idea di essere altrove e non in un bagno pubblico. Affascina, è esotico. Capisco perché i vini barriquati piacciano. Sì, lo so: non vanno più di moda. Eppure piacciono ancora tanto. Sono immediatamente piacevoli, ricordano il mondo esagerato e innaturale in cui viviamo: bagni senza profumi che si trasformano in anfratti di giungle letterarie; vini da climi temperati che si palesano come flora lussureggiante.

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Il cielo a culatelli

Camminavo piegato in avanti, sotto un cielo basso di culatelli dall’aria vagamente inquietante. Meglio trovarseli a fette nel piatto, pensavo: profumi, sapori e colori delicati. Lì, invece, incombevano cupi. Ero nelle segrete dell’azienda Podere Cadassa (www.poderecadassa.it) di Colorno e sarei poi risalito nelle sale dell’attiguo ristorante al Vèdel per assaggiare un po’ di fette di quel tesoro gastronomico della food valley parmense. Buono.

Tempo dopo, camminavo per il Vicolo Fornello dell’Isola Madre, davanti a Stresa, e sono entrato in un bel bar ristorante, Il Fornello Bottega & Cucina. E lì, con sorpresa, vendevano i culatelli del Podere Cadassa. Un pezzo della food valley approdato nel cuore del distretto dei laghi del Piemonte. Una bella e buona combinazione, assai meno cupa nella bella luce primaverile del Lago…

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Una cucina a due livelli

Ringrazio la rivista Food & Beverage per la sua rubrica Chez… (nel numero che sto sfogliando a pagina 34). In questo numero due chef donna si confrontano alla distanza: stesse domande, diverse risposte. Ma non per tutte. Ancora una volta infatti debbo notare che gli chef intervistati, stellati o quasi, hanno una doppia morale culinaria: alla domanda “Il tuo piatto preferito?” rispondono tutti con piatti semplici, casalinghi, familiari. In questo caso, l’avellinese Michelina Fischetti dice “Spaghetti pomodoro e basilico”; mentre la senese Katia Maccari riflette su “Pasta al forno”; un tono simile alla domanda “Una cenetta in pace: cosa ti prepari?” (degli chef, occhio): la prima “Una frittata con gli asparagi e un’insalata”, la seconda, “Gnocchi di patate, fonduta di parmigiano e tartufo” (ecco, qui un piccolo tocco di cheffaggine). Una semplicità calda ed accogliente che prosegue con le altre domande: “La ricetta per conquistare è…”. Michelina risponde con una “Pasta con broccoli e cacio ricotta” (un amore rustico direi) e Katia con un “Raviolo di patate con fondente di pecorino” (solo un poco più elegante).

Si percepisce uno scossone, una diversità quasi ossimorica, opposta, quando si passa a domande tipo: “La ricetta che ami più cucinare?”. La prima un complesso “Raviolo di burrata ed erbette con manteca e tartufo irpino”; la seconda, un “Filetto flambé con fois gras, tartufo e marmellata di cipolla rossa”. E alla domanda “Il piatto che ti ha sorpreso di più?”, ecco apparire un “Risotto alle castagne affumicate e fave di cacao” e un “Risotto agli scampi ed agrumi”.

Capito? Due livelli. E loro sono ancora modeste. Leggo la rubrica ogni mese e il contrasto è anche maggiore.

Non so: verità o logiche di marketing?

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Tre amici nel Monferrato

Beh, di amici nel Monferrato ne ho di più. Ma che producano grignolino solo tre, due di questi parteciperanno alla rassegna Di Grignolino in Grignolino. Occasione unica per assaggiare uno dei vini più negletti del Piemonte. Uno di quelli che si ama o si detesta. I due sono l’originale, poetico e talentuoso Pietro Arditi della Cantine Valpane (https://cantinevalpane.com/). Da provare assolutamente tutti i suoi vini; poi le sorelle (e fratello e padre e madre, ma chissà perché le due s notano di più!) Beccaria dell’omonima azienda (https://www.beccaria-vini.it/it/beccaria-vini-doc-del-monferrato/). Simpatici, bravi, mai paghi… anche loro da assaggiare. Infine, ma non è nella rassegna, la famiglia Zanello che con i vini della Tenuta Ginevrina (http://www.zanello-vini.it/azienda.html) ci regala ottime sensazioni. Da provare anch’essi! Se andate, magari ci si vede lì. Prosit!

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