Parlar di Paniscia

No, davvero no. Non andate a Novara a mangiare la paniscia con dei novaresi: passereste del tempo ad ascoltare molteplici teorie sulla “vera” ricetta, sul vero modo di servirla ed assaggiarla. Per esempio: formaggio sì o formaggio no? Pepe nero o bianco? O nulla?

Non sapete cosa sia la paniscia? Un risotto con le verdure, con po’ di salame della duja nel soffritto, un po’ di vino rosso… denso, compatto, saporito e riempiente… Tradizionale.

Si fa con il pomodoro? Si usa la salsa? Che riso usare; meglio il chicco lungo o quello tondo? Cotto all’onda o croccante? Meglio riscaldato?

Domande, domande… tante.

Se volete dilettarvi in teorie gastronomiche, potete andare a Novara: là c’è un “aperipaniscia” alla Trattoria La Gioconda in via Torino. Da provare.

Io di risposte forti e definitive non ne ho, ma qualche info in più ve la posso dare qui: http://www.allappante.it/3852-2/

Visite: 9

Zucchero anche lì!?

Il sospetto mi è venuto ieri sera, assaggiando una grappa misteriosa che mi hanno servito a cena. Ho chiesto una grappa e mi è arrivata una bevanda alcolica, decisamente ammorbidita dallo zucchero. Lo si percepiva benissimo, se invece di ingurgitare si faceva permanere alcuni istanti la grappa in bocca. Così si sentiva bene un dolce che pervadeva il palato. No, non era frutto della distillazione: era zucchero.

A casa ho cercato sui libri e sulla rete e pi ho trovato che la legge italiana permette di addizionare la grappa con lo zucchero, anche caramellato: fino a venti grammi per litro. Ovvero, tre o quattro bustine di zucchero per litro di prodotto.

Grappa e zucchero: un rapporto possibile?

Un bene o un male? Per me un male: troppo zucchero fa male e poi modifica il sapore. Il sospetto è che faccia diventare un prodotto modesto un po’ meno modesto.

E poi basta zucchero ovunque!

Visite: 9

Rossella ha assaggiato Venissa

Venissa è un vino unico, un progetto, una dedica… Lo ha assaggiato Rossella che ce lo spiega. Ma prima un po’ di note tecniche…

Sensory analysis -Venissa 2014: the wine is golden in colour and instantly spicy on the nose with iodine notes and nuances of fleshy yellow fruit. On the palate it is well-structured, full and velvety with dominant almond notes and traces of yellow peaches and honey. Th finale nale is dry, savoury, full and persistent. Venissa is a great collector’s white wine with a long life expectancy. Production area: Venice, island of Mazzorbo – Burano. Surface area: 1 Ha. Grape variety: Dorona. Exposition of the vineyard: east to west, flat and level. Height of the vineyard: variable from 1m to -0,10 m a.s.l. Soil type: silty-sandy, rich in organic material and clay. Canopy management system: Guyot. Plant density per Ha: 4000. Yield per plant: 1,10 Kg. Grape harvesting period: second ten days of September. Fermentation: in glass. Fermentation temperature: 16°/17° C. Maceration period duration: 28 days. Intervention during maceration: punching dow. Ageing: at least 12 months in glass. Dry extract: 28 grams per litre. Alcohol content: 12,9 %Vol. Number of bottles produced 2228 half-litre bottles, 188 magnum, 88 jeroboam and 36 imperial. In Giovanni Moretti’s creation the label has been replaced by a precious sheet of gold fashioned by the modern day descendent of the ancient Battilo- ro family. e leaf was applied by hand and the bottle was then re- fired in the ovens on the island of Murano.

Venissa

Venissa Bianco 2014 è caratterizzato da un colore giallo paglierino brillante. Al naso si apre con un bouquet molto intenso e complesso, con sentori di pera, albicocca, susina, mandorla e spezie, arricchiti da evidenti note iodate e agrumi. Al palato risulta pieno e caldo, di una piacevole mineralità e morbidezza, che invitano alla beva.

Venissa l’ho abbinato a un insalata di mare fresca, come primo piatto a una fregola sarda con vongole e cozze. Fantastico!

Visite: 10

L’Italia Terza: non male. Ma vogliamo parlare del resto?

L’Italia è arrivata terza al Campionato Mondiale dei Sauvignon Blanc, concorso che si è tenuto ad Udine settimane fa e i cui risultati sono stati presentati al ProWein di Dusseldorf (Germania) nei giorni scorsi.

Oltre mille i vini presentati, diciotto i Paesi partecipanti, fra cui spicca -per singolarità culturale- la Turchia. Per il resto tutto noto: Francia, Austria, Italia, Nuova Zelanda, Sud Africa, Spagna, Cile, Bulgaria, Germania, Stati Uniti, Slovenia, Slovacchia, Romania, Svizzera, Repubblica Ceca, Grecia e Argentina.

L’Italia è arrivata terza, superata da Francia con 157 medaglia vinte (i 24% in più rispetto l’edizione scorsa). E superata anche dall’Austria, con 45 medaglie. Tante per un Paese che è un fazzoletto vitivinicolo. Chi se lo aspetterebbe, se non fosse informato?

Sulle 302 medaglie (122 oro e 180 argento) assegnate, l’Italia ne ha prese 35, incrementando del 66% il suo palmares. Due terzi delle medaglie italiane erano targate Friuli Venezia Giulia. Anche qui, un po’ di sorpresa per i non addetti ai lavori, direi.

Abbiamo battuto anche Nuova Zelanda (21) e Sudafrica (14). Ci siamo presi anche un Trofeo con il Sauvignon 2018 Braida Santa Cecilia della Cantina Pitars di San Martino al Tagliamento (Pordenone). Chi sa che nel pordenonese si fa vino, dell’ottimo vino? Pochi credo…

Visite: 16

Una cena dopo l’altra, un’arancia dopo l’altra

Giovedì questo, faremo un’altra cena con gli agrumi di Cannero, questa volta a Verbania. Sede il ristorante Villa Olimpia. Ma prima di avventurarci in un’altra esplorazione gastronomica a “chilometro zero”, un breve ricordo della cena della settimana scorsa, martedì per l’esattezza, a Cannero, Ristorante La Rondinella, sempre agrumi locali a farla da padroni. Chef ospite, Massimiliano Celeste de Il Portale di Verbania Pallanza.

Millefoglie di Alici

Menù leggero, come si conviene ad una serata: Millefoglie di alici, finocchio e arance rosse di Cannero Riviera. Buona; Cannelloni di pesce di lago con crema di asparagi e scorzette di limone canarone. Buoni; Tortino di lavarello con patate soffiate al profumo di clementine, pomodoro, capperi del Garda e olive taggiasche. Ottimo; Zabaione al moscato d’Asti, gratinato, con gelato agli agrumi di Cannero Riviera. Ottimo più.

Bene anche i vini dell’Azienda Agricola La Gironda: buono il Metodo classico 2014, sboccatura 2018, chardonnay e pinot nero; Piemonte doc sauvignon 2017, buono; ottimo il Moscato d’Asti 2018.

Vedremo cosa ci aspetta giovedì.

Visite: 18

C.O. C’ero anch’io!

C.O.Cannero’s Orange… un cocktail creato appositamente da Carmine Lamorte per valorizzare le meraviglie mediterranee e gli aromi e i sapori dei frutti di Cannero Riviera! Grazie Carmine! Grazie a Major Dry Gin, il distillato prodotto con gli agrumi di Cannero Riviera!

Grazie alla meravigliosa squadra di OrangeArancio e a Federica Cornalba e Federica Rabai che hanno raccontato a tutti coloro che si sono dati appuntamento sulla terrazza di SoleLuna/Centro Remiero l’affascinante storia dell’installazione paesaggistica #OrangeArancio.

Grazie ai soci della Condotta Slow Food Lago Maggiore e Verbano e a tutti coloro che hanno condiviso il magico momento della presentazione ( e della degustazione…)!

Piccoli grandi momenti di convivialità e di attenzione nei confronti delle risorse di un territorio.

Visite: 17

Il Verde che Sveglia

Per nulla accomodante, elegante nella sua elettricità… Profumato, fresco, deciso: davvero un vino sorprendete il Lanson Green Label che ho trovato per caso lungo la mia strada. Davvero originale ed intelligente, anche se davvero da trattare coi guanti: aperitivo ricco, pranzo estivo, brindisi guascone. Poco zucchero, molti aromi. Poi ponetevi delle domande sul biodinamico (moda o realtà?). Intanto leggete cosa si dice sul sito dell’azienda italiana che lo commercializza:

“champagne prodotto utilizzando esclusivamente uve biologiche allevate nel cuore della Valle di Marne… non solo la scelta di un’agricoltura biologica e biodinamica ma anche la decisione di utilizzare carta riciclata per l’etichetta e un vetro più leggero per la bottiglia. Il brillante color verde della croce Lanson… Tredici ettari, destinati a diventare 15 nel giro di pochi anni, dei 60 attualmente dedicati all’agricoltura biologica nella Regione della Champagne… Il frutto di questo lavoro è uno champagne che è l’espressione più autentica del Terroir, vivace ed elegante. Come tutti gli champagne Lanson anche in Lanson Green Label l’assenza di fermentazione malolattica preserva l’originale purezza e freschezza delle uve che, dopo tre anni trascorsi nelle Cantine della Maison, mostrano tutta la loro raffinatezza e aromaticità. Al naso Lanson Green Label esprime note intense di pera, pesca e ribes nero, accompagnate da profumi di agrumi e spezie e da un fondo di aromi minerali. La frutta matura si ritrova al palato e si fonde armoniosamente con la mineralità, che anticipa un finale fresco e lungo, ricco di note speziate e di frutta esotica. Il brillante color oro, arricchito da sfumature ambrate”.

Visite: 26

La marmellata mi rilassa…

Ho preso i kiwi che stavano surmaturando nella cassetta, ho aggiunto delle mele grinzose e quasi nere che stavano in cantina dall’autunno scorso: ho lavato, sbucciato, fatto a pezzi… Ho usato una pentola antiaderente che conservo per questo motivo e ho fatto cuocere la frutta, spremendogli dentro un paio di arance che stavano disfandosi in fondo al frigo.

Dopo un’ora di cottura a fuoco basso, ho usato il minipimer per frullare velocemente il tutto. Intanto ho messo i vasetti a bagno nell’acqua portandola bollore. Dopo la loro bollitura, li ho pinzati con delle molle a ancora caldi li ho messi a scolare su una panno. Poi ho assaggiato la marmellata e l’ho aggiustata di zucchero, mai troppo.

Con un cucchiaio a manico lungo ho invasettato, chiuso e coperto i vasetti rovesciati con una coperta (vecchia che conservo per lo scopo) e li ho lasciati per una notte a riposare. Un po’ me li mangio io io, altri li regalo.

Fare la marmellata mi rilassa perché controllo ogni passaggio di produzione: so cosa succederebbe se facessi cuocere più a lungo o a fuoco più alto; se non usassi anche le mele; se non sterilizzassi i vasetti… Un mondo che conosco e che si oppone alla quotidianità tecnologia: perché non mi appare il logo di whatsapp di fianco al tuo numero di telefono? Bho!? Perché quando accendo il computer si apre subito word? Boh!? Perché quando scrivo su Facebook un’opinione politica vengo “assalito” da persone che non conosco neppure? Boh!? Perché se passo vicino un negozio, il mio cellulare mi informa di offerte? Boh!?

Il mondo in cui viviamo è magico, non ci appartiene… meglio la marmellata.

Visite: 19

Allora Esiste!

Eppure non ci credevo. Ma sbagliavo: il Prosecco docg Millesimato esiste! Leggo e rileggo con attenzione il disciplinare di produzione del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene docg e lo trovo, articolo 7 comma 5: “è consentito riportare il termine “millesimato”, purché sia ricavato con almeno l’85% del vino dell’annata di riferimento indicata in etichetta”. Dunque non è -come immaginavo- un inutile e pleonastico aggettivo, scimmiottato dallo Champagne. Si tratta di una definizione disciplinata.

Dunque, finché non trovo qualche decreto applicativo, debbo pensare che: il Prosecco non millesimato sia fatto con percentuali anche maggiori di vini di annate precedenti. Come gli champagne, dunque. Dei SA… Quando sale detta percentuale, si può fregiare dell’appellativo “Millesimato”. Ma non lo trovo scritto da nessuna parte. Lo deduco. Potrei sbagliarmi. Come chiarezza espositiva, comunque, non c’è male. Sia detto con ironia.

Visite: 33

Se passate da Cannero…

Se passate da Cannero segnatevi questi appuntamenti:

Ringraziamo Verbania Notizie per la Foto della Locandina

Sabato 8 marzo, il pomeriggio dalle 16 ci sarà la presentazione dell’Installazione di Land Art e soprattutto la presentazione del cocktail C.O. CannerOrange studiato da Carmine Lamorte (consigliere nazionale ABI Professional), utilizzando le arance di Cannero Riviera e il gin prodotto da Major Company. Il tutto in collaborazione con la Condotta Slow Food del Lago Maggiore e Verbano;

Martedì 12 marzo, la cena degli agrumi all’Hotel Rondinella (ore 19,30): “quando gli agrumi di Cannero Riviera incontrano l’estro creativo di uno chef stellato… Massimiliano Celeste de Il Portale di Pallanza;

e tanti altri appuntamenti che potrete trovare sul sito www.agrumidicannero.altervista.org

Io andrò a questi due, per gli altri vedro!

Visite: 35

Due pesi e due misure

Se vai in Inghilterra ti accorgi che a loro, a molti di loro non interessa il cibo. Sembra che si nutrano e basta. Oppure sembra che per loro la buona cucina sia un’esperienza eccezionale, un po’ come il vino: non un approccio quotidiano, un evento. Fioriscono riviste come quelle che sto sfogliando, “Table”, su cui il cibo viene celebrato nella sua bellezza e nel suo potenziale sociale, storico, etico… “Food is our common ground, a universal experience” recita il sottotitolo della rivista. Bella, artistica, ricca di suggestioni…

Eppure mi raccontano di frigoriferi, di approcci individuali al cibo, di monotonia e di cibo di strada a compensare…

Dove sarà la verità? In mezzo?

Visite: 25

Prosecco o no, cara è!

Sullo scontrino c’è scritto “prosecco”, ma in realtà il vino non lo era: era un normale vino bianco fermo. Roba da bar, appunto: sanza infamia e sanza lode direbbe il Poeta. Lo ricordo bene, nonostante si fosse nel pieno del furore alcolico del carnevale della mia città. Ho accompagnato sì un mio compagno fra i tavolini, affinché non cadesse per terra, ma io non ero così ubriaco. E ho comunque notato che la barista mi ha chiesto 24 euro per una bottiglia di vino bianco (il suddetto) e un bel tagliere di salumi e formaggi e pizzette e patatine… roba classica da aperitivo sul Lago. Tanto o poco? La banda gliene aveva già bevute tre, più una dozzina di birre. Sono andato via, prima che arrivasse il conto finale. Comunque… comunque per una bottiglia così, in un bar bello ma non il Florian, 24 euro sono un po’ troppi: si tratta di cinque euro al bicchiere, quattro. Sarebbero bastati 15 o 18 euro massimo. Ma si sa, a Carnevale…

Visite: 32