Allappante
18Set/160

Mangiare in Mensa

Pubblicato il Riccardo Milan

Mangiare in Mensa

Non ci capisco nulla. Lo confesso: non so perché in Italia ci siano le mense nelle scuole pubbliche. O meglio: lo immagino. Immagino che servano per fornire un servizio e in tale ottica non capisco però né le polemiche di chi si lamenta del mancato pagamento di qualcuno (ma in ospedale entrano solo quelli che hanno soldi?) né di chi pretenderebbe che tutti usufruiscano di detto servizio. Cioè senza uscire da scuola o portandosi cibo da casa.

Ma non credo sia così. Ogni tanto sento delle notizie che mi fanno capire che per molti la prospettiva è diversa: sociale, antropologica, etica… Parlano di cibi bio nelle mense, di frutta, di chilometro zero. Ed è recente la polemica sui vegani che costringerebbero ad un regime alimentare sbagliato i propri bimbi.

Quando sentii parlare per la prima volta di mense scolastiche facevo il liceo, nei magnifici anni Settanta in cui il “socialismo era come l’Universo: in espansione!”  e sui miei libri si parlava delle mense scolastiche del nord Europa. Mezzo con cui il governo combatteva la malnutrizione, migliorava la salute del popolo e ridistribuiva ricchezza (da bravi socialisti). Noi eravamo attratti e repulsi da quello stato che ti accudiva dalla culla alla tomba. Un po’ perché ci odorava un po’ di fascismo e un po’ perché troppo amanti della nostra libertà individuale per essere attratti da queste logiche. Si diceva, a denti stretti, che sì là era bello ma poi erano depressi e si suicidavano in massa (notizia mai confermata da statistiche ma ancora oggi creduta vera!).

Intanto però le mense per studenti sono aumentate anche nel nostro Paese e ne ho usufruito pure io come padre. Non necessariamente economiche, ma utili. Un servizio scevro di qualsiasi impronta socialisteggiante. Se non che qualche benefattore pagava i pasti dei negligenti e degli indigenti. Un servizio che andrebbe però esaminato politicamente. Lo stato, cioè il nostro strumento esecutivo, può accettare che una parte della popolazione non ne usufruisca? Sì, forse, ma a patto che si accerti che gli autoesclusi siano in grado di fornire ai propri figli un’alimentazione altrettanto adeguata, ancorché mutuata da tradizioni, visioni del mondo, fede religiosa, intolleranze… Non è giusto, infatti, che qualcuno abbia meno chances di altri perché l’alimentazione sbagliata lo rende indolente, poco attivo, meno attraente… Non vorrei, ma ci arriveremo, che qualche figlio cresciuto male faccia causa ai propri genitori e in contemporanea allo stato per negligenza alimentare. I primi per averlo fatto e il secondo per non averli informati adeguatamente.

Dunque? Per me le strade sono due: o tutti vanno in mensa e ricevono un’adeguata e sana alimentazione. Oppure si lascia la libertà a tutti di sbagliare, obbligandoli però a valutare le conseguenze di eventuali scelte con un’adeguata informazione, necessaria e ben esplicitata.

Visite: 98

11Set/160

Uva Rara

Pubblicato il Riccardo Milan

Uva Rara

La chiamano così ma non lo è. Semmai è “confusa”. L’Uva Rara, infatti, si trova in molte aree del Piemonte e della Lombardia, ben diffusa. Per cui non “Rara”, ma piuttosto “Confusa”, perché oberata di sinonimi e omografie. Nel novarese, nel vercellese e nel pavese è chiamata localmente “Bonarda”. Da non confondere però con la Bonarda Piemontese, in realtà Croatina. Quest’ultimo vitigno, poi, crea ulteriore confusione, perché, nonostante sia un vitigno a sé stante dell’Oltrepò pavese e del Colli Piacentini (e di alcune aree del Piemonte, come nel caso della doc Cisterna d’Asti), spesso viene indicato come “Uva Rara”! Un po’ di caos linguistico, dunque!

Un caos che si abbina bene alla difficoltà di catalogare il vino prodotto dall’Uva Rara: in generale fruttato, fresco, da bere giovane. Ma ogni tanto sorprendente. Ieri sera, per esempio, al Wine Festival di Pettenasco, ho assaggiato il Lea di Barbaglia (Cavallirio, Antico Borgo dei Cavalli, Colline Novaresi) e l’ho trovato speziato, fresco, sorprendente. Ed è piaciuto a tutti coloro ai quali l’ho fatto assaggiare. Un vino da scoprire!

Visite: 160

6Set/160

Birra e formaggio di capra

Pubblicato il Riccardo Milan

Birra e formaggio di capra

Ricordo a distanza di giorni la mia esperienza con il Swimrun Cheers di Pallanza. Ho dato una mano a Maria Cristina e a Slow Food del Verbano (e nazionale direi) per la giornata dedicata ai prodotti locali. Li ho presentati al pubblico. Li ho assaggiati tutti: bella l’idea della polenta di Beura e delle omologhe patate, buoni i mieli dell’alto Verbano. Ma soprattutto buoni, per me che ne sono goloso, i formaggi di capra presentati da Morissolo di Cannero Riviera, da Chindemi di Cannobio e da Minoletti Renzo di Traffiume. Il giovane figlio di quest’ultimo, Pietro se non ricordo male, ha passato poi un paio d’ore con me e due gentili signore ad assaggiare birra e street food di qualità. Ci è piaciuta soprattutto quella un po’ salata e aromatizzata con la menta del Birrificio Croce di Malto. Ma buone anche la TripleXXX, la Acerbus e tutte le altre.

Bella manifestazione, bella giornata, cordiale e simpatica compagnia; bei discorsi sui prodotti tipici, i formaggi, l’allevamento in montagna… e una serie di appuntamenti autunnali per riassaggiare birre, formaggi di capra e amabili discussioni. Cheers per tutti!

Visite: 46

6Set/160

Se diecimila vi sembran tanti…

Pubblicato il Riccardo Milan

Se diecimila vi sembran tanti…

Se diecimila euro vi sembran tanti, provate ad immaginare di dover sfilare in un bel centro della periferia italiana facendosi fermare da donne di mezza età alla ricerca di un selfie; da ragazzini adoranti che fan firmare magliette, fogli, libretti; da signori che si fanno firmare il camice. E poi autorità, sorrisi, strette di mano, i soliti che fan finta di conoscerti chiamandoti per nome… e il tutto in un caldo estivo, vestito bene, un po’ casual, i capelli come statue antiche: mai in disordine… E mai un momento di sosta. E sempre chiedere, scrivere, sorridere, farsi fotografare, non essere mai in imbarazzo…

Ecco, così ho visto il buon chef Carlo Cracco, venerdì scorso a Langhirano. Un fenomeno di massa, assai al limite, per me inquietante, che mi ha infatti ricordato la scena finale del romanzo “Il Profumo” di Patrick Süskind. In fondo tutti volevano “un pezzetto” della celebrità e per ora la maggioranza si accontenta di una firma, di una foto, di una stretta di mano. Ma una signora un po’ procace, diceva alle sue procaci amiche che, se ci fosse stata occasione, “se lo sarebbe fatto”! Ecco, un po’ di sesso. Non manca mai. E se qualcuno nella massa avesse elaborato pulsioni di morte? In fondo John Lennon docet...

E i diecimila euro? Non so, così dicevano i ben informati. Informazione vera o falsa? Direi più reale che fantasiosa. Tanto? Un pomeriggio di lavoro, spostamento, autista… si è un bel guadagnare, ma che fatica! Che inquietudine!

Visite: 76

1Set/160

Dopo Sanvino, il Lago d’Orta Wine Festival

Pubblicato il Riccardo Milan

Dopo Sanvino, ecco che sarò impegnato anche con il Lago d'Orta Wine Festival a Pettenasco, tirato dentro dal vulcanico Oreste Primatesta (che fulgido esempio di terza età!). Cosa sarà? Leggo insieme a voi le righe scritte da Jacopo Fontaneto sul comunicato stampa.

Quando? Sabato 10 e domenica 11 settembre. Dove? Pettenasco, Lago d'Orta, Novara, Piemonte. Chi lo organizza? L’Unione Turistica Lago d’Orta, presieduta, appunto, da Oreste Primatesta. Cosa si farà? "Ci sarà anche l’Amatriciana della Solidarietà alla terza edizione del ‘Lago d’Orta Wine Festival’... Il programma prevede per sabato dalle 19.30 una degustazione di” maccheroncini all' Amatriciana” a 5 euro, preparata dagli chef del Lago d’Orta soci dell'Unione, e il cui ricavato sarà devoluto direttamente alle popolazioni colpite dal terremoto... Confermata la storica cornice di Piazza Unità d’Italia a Pettenasco, antistante la suggestiva Casa Medievale, con orario: dalle 14 alle 22 sabato e dalle 10 alle 20 domenica. Anche quest’anno un ospite importante, con la presenza della Cantina dei produttori Erbaluce di  Caluso che proprio quest’anno compie 40 anni di attività". Cosa si dice? Partiamo dal successo consolidato nelle ultime due edizioni... Non mancheranno gli appuntamenti gastronomiche con le degustazioni di prodotti e piatti tipici proposti dai ristoranti di Pettenasco che aderiscono all’iniziativa, mentre ci sarà il grande stand di Cusio Formaggi Botteghe con le specialità casearie del territorio e non solo. Ancora, non mancherà la degustazione del Gorgonzola del Consorzio di Tutela e la risottata della domenica  che, già lo scorso anno, ha richiamato un gran numero di pubblico. Non dimentichiamo che il vino è innanzitutto un abbinamento al cibo, un naturale completamento della tavola e del momento del pranzo. Ancora, ci saranno stand di pasticceria e biscotti, oltre ai prodotti agricoli del territorio, tra cui il riso delle vicine pianure novaresi e vercellesi. Un grazie anche a Sudtiroler Bank, che sarà presente con un suo spazio”. Come funziona? "L’ingresso alla manifestazione è libero, mentre quota per la degustazione fissata a 10 euro, con bicchiere omaggio: importante il momento di festa , con il concerto blues di sabato alle 18 con i “FROGDONTLOG”".

Io ci sarò.

Visite: 210

1Set/160

La mia amatriciana solidale

Pubblicato il Riccardo Milan

Ieri sera sono andato a mangiare una pizza con amici ed ho approfittato del fatto che il ristorante pizzeria aderisse all'iniziativa di Slow Food (http://www.slowfood.it/un-futuro-amatrice-locali-aderenti/) per mangiarne una. Era come la ricordavo: un piatto saporito, greve, unico, non elegante, sporchevole... ma decisamente soddisfacente: sia con sia senza formaggio o sia con sia senza peperoncino.

Spero che sia servito qualcosa. Il gestore era scettico. Da buon campano ricordava ancora gli sprechi e i furti fatti dopo il terremoto in Irpinia. Non posso dargli torto. Ma il mondo, forse, è migliorato. La politica non è più ingessata dalla Guerra Fredda: si vota con maggiore libertà e le rendite di posizione non esistono più. Vedremo, stiamo attenti senza chiudere le porte alla speranza.

Ne mangerò ancora dunque di amatriciane, di bucatini all'amatriciana. Ne mangerò ancora, pensando ai miei connazionali morti, alla tradizione salvata dalla Pro Loco di Amatrice, al fatto che alla fine c'è voluta una disgrazia per impedire che ne facessero continuamente scempio linguistico: non Pasta alla Matrciana, ma Pasta all'Amatriciana!

Lo avranno capito tutti, credo.

Visite: 112

30Ago/160

Bacalà o stoccafisso?

Pubblicato il Riccardo Milan

Giro la comunicazione della festa del Bacalà alla Vicentina, per ricordare che il merluzzo sotto sale si chiama "baccalà" un po' ovunque, ma non in Veneto dove con il termine "Bacalà" si intende il comunemente noto "Stoccafisso" (cioé seccato e non sotto sale). Ma ecco la comunicazione, tagliata qua e là:

"Da venerdì 16 a lunedì 26 settembre torna a Sandrigo la Festa del Bacalà alla Vicentina. Dieci giorni in cui il protagonista assoluto sarà lo stoccafisso preparato secondo i dettami della Venerabile Confraternita del Bacalà alla Vicentina. Un piatto da gustare secondo tradizione, accompagnato da polenta al cucchiaio, oppure in una delle varianti rese possibili dalle ricette del territorio rivisitate per l'occasione. I Bigoli al torcio preparati al momento dalla Confraternita dei Bigoi al torcio di Limena diventano così Bigoli al Bacalà; gli gnocchi, realizzati quest'anno dalla Fondazione VivilaValposina, vengono proposti come Gnocchi al Bacalà; con il Riso di Grumolo delle Abbadesse, presidio Slow Food, viene preparato il Risotto al Bacalà e anche gli gnocchi alla Zucca, piatto che non mancherà sulle tavoli autunnali, si trasformano in Gnocchi Zucca e Bacalà.
Buone notizie anche per i celiaci: da quest'anno tutto il bacalà preparato e servito durante la manifestazione sarà gluten free. La ricetta seguita è quella tradizionale, ma il bacalà verrà preparato con farina senza glutine.
Due gli appuntamenti particolari da segnare sul calendario. Domenica 18 settembre a Villa Sesso Schiavo per Bacco & Baccalà - Wine Experience Inside, la manifestazione ideata e realizzata dalla Pro Sandrigo nell'ambito della Festa del Bacalà in collaborazione con Ais Veneto. Un banco d'assaggio con più di 100 etichette che potranno essere abbinate al Bacalà alla Vicentina e ad altre ricette a base di baccalà... Gli stand gastronomici saranno attivi da venerdì 16 a domenica 18 e poi da giovedì 22 a lunedì 26 settembre. Accanto al classico Bacalà alla Vicentina con polenta e ai primi piatti a base di Bacalà, si potranno degustare anche crostini con il baccalà mantecato e per i più piccoli ci saranno fish and chips. Sempre disponibili inoltre piatti alternativi senza bacalà....
Il Bacalà alla Vicentina è riconosciuto fra i cinque alimenti della tradizione italiana nel circuito EuroFIR, finanziato dall’Unione Europea nel 2009.

Ricetta del Bacalà alla Vicentina

Ingredienti per 12 persone:
1 kg di stoccafisso secco
250 gr. di cipolle
½ litro di olio d’oliva non fruttato
3 – 4 sarde sotto sale
½ litro di latte fresco
poca farina
50 gr. di grana grattuggiato
un ciuffo di prezzemolo
sale e pepe

Preparazione:
Ammollare lo stoccafisso, già ben battuto, in acqua fredda, cambiandola ogni 4 ore, per 2-3 giorni. Levare parte della pelle.
Aprire il pesce per il lungo, togliere la lisca e tutte le spine. Tagliarlo a pezzi quadrati possibilmente uguali. Affettare finemente le cipolle; rosolare in un tegamino con un bicchiere d’olio, aggiungere le sarde dissalate, diliscate e tagliate a pezzetti; per ultimo, a fuoco spento, unire il prezzemolo tritato.
Infarinare i vari pezzi di stoccafisso, irrorarli con il soffritto preparato, poi disporli uno accanto all’altro, in un tegame di cotto o di alluminio, oppure in una pirofila (sul cui fondo si sarà versata, prima, qualche cucchiaiata di soffritto); ricoprire il pesce con il resto del soffritto, aggiungendo anche il latte, il grana, il sale e il pepe. Unire l’olio fino a ricoprire tutti i pezzi, livellandoli. Cuocere a fuoco molto dolce per 4 ore e mezza circa, muovendo di tanto in tanto il recipiente senza mai mescolare.
In termine vicentino questa fase di cottura si chiama “pipare”. Solamente l’esperienza saprà definire l’esatta cottura dello stoccafisso che, da esemplare a esemplare, può differire, di consistenza. Servire ben caldo con polenta in fetta: il “Bacalà alla vicentina” è ottimo anche dopo un riposo di 12 – 14 ore".

Visite: 35

23Ago/160

Un Paese di Pentole, Caffettiere e Ricercatori

Pubblicato il Riccardo Milan

Un Paese di Pentole, Caffettiere e Ricercatori

Voglio qui ricordare la figura della signora Daniela Samarelli. Morta da poco. Non la conoscevo di persona, al massimo le avrò parlato un quarto d’ora, ma l’ho frequentata a lungo attraverso i sui libri (pochi ma interessanti) sull’industria cusiana dei casalinghi. Di lei ho letto sia “Un Paese di Pentole e Caffettiere”, dedicato appunto alla storia di alcuni prodotti simbolo di Omegna e del Cusio: la pentola a pressione e la caffettiera moka; e poi “Le Padrone del Vapore, sulla pentola pressione. Altro non ho letto e non so  neppure scritto altro. Comunque è già tanto.

Soprattutto il primo è un libretto meritevole, perché delinea la storia di due prodotti che hanno reso a lungo Omegna famosa: la pentola a pressione (targata a Lagostina) e la Moka Express (Bialetti). Ci voleva una non omegnese come lei, arrivata sul Lago in qualità di moglie di un noto industriale, a celebrare la rivoluzione di gusto della Moka Express e la inascoltata modernità della pentola a pressione. Una cittadina, Omegna, assai distratta, che non ha mai rafforzato la sua identità intorno a questi due “oggetti” (più filosofie di vita, direi). Un po’ ha fatto la Samarelli, ma avrebbe dovuto essere più letta e meditata.

La pentola a pressione è oggi superata dalla “non cucina” popolare: cioè da quella miriade di piatti pronti che il popolino usa, avendo disimparato la cucina: lenta o veloce che sia. La caffettiera Moka, invece, permane, anche se in parte superata da macchinette elettriche e caffè al bar o alla macchinetta automatica.

Io dico la mia. Preferisco il caffè della Moka rispetto a quello del bar, delle macchinette automatiche o delle macchinette elettriche da casa: è più caldo, morbido, avvolgente, lungo; non trovo differenze fra il caffè fatto con la Moka in acciaio e quello fatto dalla Moka in alluminio. Nel primo caso, però, se lo dimentichi sul fuoco si “scotta” assumendo profumi e gusti caramellati: L’alluminio è meno frettoloso: può dimenticarti la Moka sul fuoco per alcuni istanti in più; se hai una casa in cui vai poco: baita in montagna o casa al mare, è meglio che lì si usi una caffettiera napoletana: non sa di metallo, non ha gusti sgradevoli nonostante la si usi poco. Il caffè è meno corposo, ma diversamente buono; le caffettiere vanno lavate e sciacquate, nonostante quello che si diceva…

Allora, torniamo al discorso principale: saluto qui la signora Daniela Samarelli e la ringrazio per aver contribuito un poco alla diffusione della cultura del territorio in cui vivo.  Ars longa vita brevis!

Visite: 83

31Lug/160

Cucina a tre dimensioni

Pubblicato il Riccardo Milan

Ne avevo parlato ad alcuni amici cuochi. Sorrisetti; poi ad un giovane innovatore tecnologico: l'idea è di creare una start up che sperimenti e diffonda l'uso della stampante 3d in pasticceria. In cucina, a mio giudizio, per ora le strade sono più confuse. Ed ora la FIC mi gira un comunicato stampa dedicato al tema. Bene, appena finiscono le vacanze mi rimetto in moto per cercare partner...

Image

A Londra il primo ristorante con il cibo stampato in 3D
Fabio Tacchella: «Una tendenza da non sottovalutare»

29 Luglio 2016 - Arriva da Londra l'ultima tendenza in fatto di ristorazione. Nella capitale britannica è stato infatti inaugurato FoodInk, il primo ristorante dove il cibo, i bicchieri, i piatti, le posate e i tavoli, sono realizzati con le stampanti 3D. I piatti sono il risultato di ingredienti classici e prodotti della cucina molecolare.

La tecnologia delle stampanti 3D è ormai nota, e dal campo medico a quello del design se ne conoscono le potenzialità, ma vederla applicata alla gastronomia suscita un certo stupore. Lo chef Fabio Tacchella, consigliere della Federazione Italiana Cuochi, oltre che esperto di nuove tecnologie di cottura e lavorazione degli alimenti, commenta questa nuova tendenza.

«La trovo un'iniziativa molto interessante. Avevo già sentito parlare di stampanti 3D per il settore food, ed è incredibile che siano riusciti ad aprire un intero ristorante incentrato su questo nuovo format. Ovviamente è una scelta più che giusta, perché la novità attrae sempre, bisognerà però aspettare per capire quale sarà la risposta del pubblico, anche a lungo termine. Ma come la nouvelle cuisine e dopo di questa la cucina molecolare, anche questa tecnica “alle stampanti”, invece che hai fornelli, può dare spunti positivi e interessanti al settore della ristorazione».

«Le possibilità di sviluppo di questo format sono infinite, l'importante è che non ci siano tentativi di stravolgere tradizioni ben radicate, a partire da quella italiana. Non sarebbe corretto chiamare, ad esempio, Amatriciana un piatto realizzato con prodotti differenti da quelli tradizionali, solo perché sono più adatti alle stampanti. Bisogna sempre stare molto attenti che queste innovazioni non si scontrino con le tradizioni. D'altra parte però noi cuochi potremo attingere da queste tecnologie, servendocene per esaltare i nostri prodotti e migliorare i nostri piatti, sia nell'estetica che nel gusto. Dopotutto è stato così anche per la nouvelle cuisine: prima poco considerata, poi conosciuta e osannata in tutto il mondo; ci ha insegnato tecniche che hanno contribuito a portare la cucina italiana al top. Potrebbe essere lo stesso anche con questo nuovo format»

 

Visite: 113

26Lug/160

Pinot Grigio

Pubblicato il Riccardo Milan

Pinot Grigio

Il Pinot Grigio era così tanto di moda che qualcuno (ed io l’ho conosciuto quel brillante) s’inventò la dizione “Pinot di Pinot”. Non vuol dire nulla ma era ed è bella definizione rafforzativa. Un po’ come il “prosecco millesimato”, il “doppio malto”, la “spremitura a freddo”… Oggi il Pinot è sopravvissuto alla moda, così come è sopravvissuto il “Pinot di Pinot”. In Veneto se ne assaggiano tanti e piacciono per il loro essere semplici e complessi nel contempo. Fra quelli assaggiati, uno mi è piaciuto assai, per ora: il Pinot Grigio Le Mosole. Ma poi tanti altri ne berrò, prima della fine dell’estate. Anche se non vanno più (o ancora) di moda!

Visite: 96

26Lug/160

Uova strane

Pubblicato il Riccardo Milan

Uova strane

Fra le cose strane di quest’estate la pubblicità delle uova sode già pronte (non erano queste. ma tipo queste: http://www.shopgruppomoretti.com/index.php?id_category=37&controller=category). Il cui destino mi è sconosciuto. Avevo pensato che l’insalata pronta fosse un’idiozia: cara, sempre un po’ passata, da rilavaggio comunque… invece un successo tutto italiano. Un po’ come l’acqua minerale. Uno paga due volte: una per i servizi e un’altra per comprare acqua fossile proveniente da chissà dove (e con buon livello d’impronta carbonica). Ecco ora le uova. Se non è una pubblicità “fake”, attendiamo gli eventi. Intanto però nella bottega del mio paese si vendono patate e spinaci bolliti. Spero che il tempo risparmiato dal piacere di cucinare sia sostituito da un altrettanto piacere: leggere, amare, assaggiare buoni vini, parlare, amare…

Visite: 158

21Lug/160

Caorle era (o è) Sporting?

Pubblicato il Riccardo Milan

In attesa di andarci a mangiare domani sera, riporto due vecchie opinioni a proposito di quello che considero il miglior ristorante di Caorle. Le pubblicai su un sito un po' in disarmo: 2Spaghi, sperando si riprenda.

Giovedì, 19 Agosto 2010

Il locale è molto bello, soprattutto rispetto alla media dei locali turistici lì intorno. Ci sono bei quadri e bei piatti alle pareti; tavoli rotondi e quadrati, di varie misure, sedie imbottite. Nella terrazza sono in midollino sia i tavoli sia le sedie (con cuscino); e poi tovaglioli in misto lino, bei bicchieri, bel vasellame... tutto fa pensare che il ristorante sia caro, invece non lo è: costa come le tavole calde dei dintorni: il fritto misto 13 euro, antipasto freddo di pesce 12; pasta (abbondante) con astice, 14; il coperto due euro. Servizio professionale. Noi abbiamo mangiato: due menù bimbi (10 euro), due antipasti di pesce, un piatto di scampi con salsa guacamole (ottimi a 12 euro), un fritto misto con verduire grigliate (4 euro), un antipasto con capesante e capelunghe (10), due rombi al forno con patate (45 in tutto, pesce fresco), due sgroppini (3 x2), caffé, acqua, due piatti di ananas con il gelato, due bottiglie di un buon lison bianco (ex tocai) per 24 euto in totale e, infine, uno strano vino liquoroso della Franciacorta (30). In sei (bimbi inclusi), 228 euro. Nelle pizzerie lì intorno avremmo pagato si e no un trenta euro di meno, ma con tovaglie di carta, tavoli stretti, vino della casa... Noi ci siamo stati bene e ci torneremo. Non gli diamo il "licious" solo perché la frittura, i pesci piccoli, erano un po' troppo fritti... una disattenzione, ma veniale.

Lunedì, 13 Agosto 2012

Ci torno ogni anno ed ogni anno non mi delude: bel locale, bel tovagliato, servizio professionale, vini buoni e non troppo ricaricati, piatti tradizionali ma con ben fatte note creative, giusto rapporto qualità - prezzo... è il "mio" locale a Caorle. Lo consiglio, davvero.

 

Visite: 119

16Lug/160

Cabiale qua, Cabiale là…

Pubblicato il Riccardo Milan

Cabiale qua, Cabiale là…

Se non conosci non incontri. Se conosci sì. E così è anche per il vino. Sei a Moncalvo (Asti) per una riunione e chiedi alla padrona di casa dove poter comprare del vino e lei ti risponde che avrebbe chiamato un amico che “fa una barbera non male”. Io penso, alle otto di sera! Troverà? Verrà? Invece ecco arrivare il signor Roberto Cabiale che mi porta un cartone di barbera (mica male!? Un corposo vino da 14,5°! Dalle parole della mia amica avevo pensato ad un barberino!) e un cartone di grignolino (buono, classico, morbido, 12°). Ringrazio e sono un po’ stupito della sua disponibilità, frutto –credo- sia dell’amicizia sia della incredibile elasticità mentale dei produttori di vino (un giorno sei in vigna, un giorno a consegnare, un giorno in fiera, un giorno con importatori…). Bene.

Giorni dopo, per caso, sono a Cavour (To) e mi fermo a mangiare in una trattoria, Al 47. E lì, in bella mostra, altre bottiglie di Cabiale. Altri vini che non ho ancora assaggiato. Bene. Li avrà portati la notte? Ah ahaha scherzo!

Buon vino a tutto il mondo!

Visite: 155

Riccardo Milan

Crea il tuo badge
Teads - Top dei blog - Vino Teads - Top dei blog - Gastronomia Teads - Top dei blog Riccardo Milan

Crea il tuo badge