Allappante Wine&Foodzine di Riccardo Milan: vino, cibo, riflessioni, letteratura ed attualità gastronomica fra il Lago d'Orta e (un poco di) mondo.

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Dopo la Pasta Fascista, quella Futurista

La storiella senza senso della pasta “fascista” mi ha fatto tornare in mente il Futurismo, la colonna portante della cultura del primo fascismo (quello rivoluzionaio, sansepolcrino). I futuristi detestavano la tradizione e “combatterono” una simbolica battaglia conto la pastasciutta, emblema di “passatismo”, come i musei, il romanticismo, etc etc. Appesantiva, rallentava, rendeva lenti…

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Un Tappo Natalizio

Una coppa di appassionati trekker ha ritrovato un curioso tappo da vino della Prima Guerra Mondiale ed un’azienda veneta lo ha riprodotto in mille esemplari, procedendo poi alla conservazione dello stesso.

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Un Vino Rilassante

Ci piace e così, bicchiere dopo bicchiere, la finiamo. E poi stiamo bene, rilassati. Io leggo qualcosa e poi vado a nanna. Tranquillo, senza preoccuparmi se domani avemo un nuovo governo. Notte!

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La Pasta Fascista

Infuria la polemica perché una ditta di pasta avrebbe chiamato alcuni suoi formati con i nomi dati nel Ventennio, fra tutti spicca l’Abissinia (nome di fantasia dato dagli Italiani all’Etiopia). Apriti cielo! La polemica infuria: qualcuno (ma chi? Non è chiaro. E se fosse una manovra pubblicitaria?) polemizza e la destra ricambia: “siete dei fanatici, siete degli esagerati! (rivolta a chi? Ai comunisti? A Soros? All’Europa? A chi?)”

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Vino da Avanzi

Meno male che avevo avanzato un quarto di Buttafuoco Storico doc del 2015, figlio dell’enologo Emilio Defilippi e bandiera del Club di produttori che ogni anno fanno la bottiglia comune, affidandola alle scelte di un enologo diverso. Emilio, in questo caso, aveva creato un vino corposo, caldo di alcol (15°) in cui le sensazioni dolci ed amare si mescolavano alternandosi e, miracolosamente, armonizzandosi.

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#welcomeoltrepo

Sono felice di aver incontrato nuovamente la Cantina La Versa, di cui ho sempre apprezzato i prodotti. So che ha avuto delle traversie, ma oggi ha voglia di ritornare quella che era. Ottimo. Ottimo anche il vino che ho assaggiato ieri

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Prendiamo Atto

Intanto il virus ha dimostrato che non esistono frontiere e che i problemi di qui sono causati da scelte di là. Il futuro crea angoscia, ma non c’è alternativa.

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I Vini dell’MD

Ogni tanto si faceva tentare dal vino, di solito assai modesto ma certo in linea con il prezzo richiesto. Per cui oggi sono qui che sfoglio il catalogo e mi chiedo quale di questi (ed altri, ce ne è un’offerta ampia) avrebbe scelto per fare dei regali, per condividere con gli amici. Non so, ma a lei e a tutti Buone Feste e con il vino che preferiscono!

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19mo Vino dell’Avvento

Decisamente buono. Anche perché si tratta di un vino da vigne piwi, nuove selezioni per diminuire i trattamenti. Roba che si sta ancora sperimentando. Quota si affianca ad Ohm e Hora, che magari assaggerò poi. Per ora sono felice di aver assaggiato questo pinot bianco da vitigni resistenti alle principali malattie della vite.

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Diciottesimo Vino dell’Avvento

Poi nella mia casella di posta trovo oggi l’ultimo numero de “La Madia” con un titolo di quelli “da guerra”: “Il futuro del vino è rosé”. Sembra vero solo in parte, ma vero. E il giovane Edoardo Patrone se ne è accorto velocemente, visto che è uno che ha studiato ed è un entusiasta. Tante coincidenze sembrano una magia

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17mo “Vino” dell’Avvento

Il 17mo vino dell’Avvento è una persona: la signora Vittoria Sincero, giornalista. Morta giorni fa a quasi cento anni. Torinese impiantata a Novara, nella redazione locale de La Stampa. Fra le altre cose scrisse un testo “d’amore” per il novarese, allora unito in una sola provincia. Si intitola “Dal Riso al Rosa”. Edizioni Eda.

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Gran Cosa la Zona Rossa

Ma più di tutto l’ho comprato perché Visintin ha fatto un parallelo illuminante fra arte e cucina. Ha citato la famosa Merda d’Artista di Pietro Manzoni, arte concettuale-citazione volutamente provocatoria- in cui interessa soprattutto il processo creativo, con l’esaltazione della figura dell’artista. E non il prodotto finale.

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Sedicesimo Vino dell’Avvento

Davvero un mondo affascinante. Noi italiani ne subiamo il fascino da anni ed in tanti: siamo il quinto mercato mondiale per valore e il sesto per volume, amiamo soprattutto i brut (i più secchi, con poca dolcezza), gli extra brut e i brut nature. Ma non ci facciamo mancare neppure i formati particolari e i prodotti originali, di cui siamo ghiotti. Spendiamo e beviamo bene, alla faccia della decadenza!