Tre amici nel Monferrato

Beh, di amici nel Monferrato ne ho di più. Ma che producano grignolino solo tre, due di questi parteciperanno alla rassegna Di Grignolino in Grignolino. Occasione unica per assaggiare uno dei vini più negletti del Piemonte. Uno di quelli che si ama o si detesta. I due sono l’originale, poetico e talentuoso Pietro Arditi della Cantine Valpane (https://cantinevalpane.com/). Da provare assolutamente tutti i suoi vini; poi le sorelle (e fratello e padre e madre, ma chissà perché le due s notano di più!) Beccaria dell’omonima azienda (https://www.beccaria-vini.it/it/beccaria-vini-doc-del-monferrato/). Simpatici, bravi, mai paghi… anche loro da assaggiare. Infine, ma non è nella rassegna, la famiglia Zanello che con i vini della Tenuta Ginevrina (http://www.zanello-vini.it/azienda.html) ci regala ottime sensazioni. Da provare anch’essi! Se andate, magari ci si vede lì. Prosit!

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Cosa fare domenica? (dilemmi da Wine Lover cusiano)

Ci risiamo: anche questa domenica per i wine lover s’impone una difficile scelta. Lasciati a parte di fasti novaresi ed ossolani di domenica scorsa, questo fine settimana ci si sposta un poco più a sud o ad ovest e si può arrivare (ma solo per quel che ne so io) o a Nizza Monferrato per Nizza è Barbera (www.nizzaebarbera.wine/) o a Castagnole Monferrato per la Festa del Ruché (http://www.gowinet.it/news/31-generale/3274-2019-04-16-15-57-46.html) o a San Martino Alfieri per Sbarbatelle (https://www.aispiemonte.it/eventi-prenotabili-online-ad-asti/190-sbarbatelle-2019-giovani-gemme-radici-profonde.html)… a Vercelli, invece, c’è Enopendays (https://www.enopatia.it/enopendays-2019/).

Che dire? Difficile scelta. Vedrò di fare la mia. Se andate a Nizza Monferrato vi consiglio il Ristorantino Tantì (tanti.it/), con la sua famosa farinata (anche da provare a fare a casa). Ma sulla piazza c’è anche altro. Nulla su Castagnole. Per Vercelli, mi rifaccio a ciò che ho detto nel post sulla Magna Charta, poco sotto. Nulla anche su San Martino Alfieri. Ma sia qui che a Castagnole, si mangia nella manifestazione stessa.

Intanto che scrivo, i miei contatti astigiani mi segnalano il Wine Street Tasting ad Asti (http://sagrediasti.com/wine-street-tasting-2019-maggio). Altra manifestazione decisamente interessante in una città molto carina (date un’occhiata ai musei e ai monumenti storici). Qui se ci andate, vi segnalo una agriturismo mangia mangia abbondante e buono, la Ca’ d’Pinot (https://www.agriturismocadpinot.it/) e un ristorante assai interessante ad Azzano d’Asti (lì vicino). Si chiama Le Gambe Sotto il Tavolo (https://www.tripadvisor.it/Restaurant_Review-g4105761-d8092892-Reviews-Le_Gambe_Sotto_Il_Tavolo-Azzano_d_Asti_Province_of_Asti_Piedmont.html) e si mangia assai bene.

E comunque, se uno volesse fare due passi in più c’è molto anche a Milano e a Torino. Dilemmi.

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Addio caro barista


Un professionista serio, un uomo tranquillo in un bar elegante… sempre tranquillo, anche quando noi davamo fuori di matto. Dopo la sua pensione, l’ho rivisto poche volte e l’ultima, purtroppo, mi ha dato l’immagine di un uomo tremolante, col bastone, fragile. Di vetro. Quando l’avevo conosciuto, Renato Lagger era invece di altra consistenza. Era in piena, adulta forza. Gestiva il Bar 2000 di Omegna. Un bar elegante che ora non c’è più. Ricordo gli aperitivi oceanici e le voci stridule. Non una bella immagine, credo. Però lui è sempre stato serio, gentile, professionale… aveva lavorato all’estero, mi sembra di ricordare, ci serviva vini bianchi veneti e il caffè in tazzine di porcellana senza pubblicità. Insieme a lui ricordo qui i compagni dei lunghi aperitivi: immagini, voci, di cui ricordo solo a volte il nome. Molti di loro non ci sono più. Il bar intanto ha cambiato più volte gestione, le tazzine non sono più di porcellana ed ora il signor Lagger se ne è andato. Chiuso il sipario, si cambia scena… l

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Vini maschi e cena da una giovane donna

Sabato sera sono stato con Mirco ad una cena, ospite della Cantina La Madonna dell’Uva di Borgomanero: una cena a base di salumi e carni di maiale (gli dei dei Germani mi assistano!), formaggi, risotto e budini. In abbinamento tutti i vini dell’azienda ora in vendita: tutti caratterizzati da una nota di giovinezza, di tradizionale ruvidità, di freschezza… che ben si accompagnavano alle carni e ai formaggi.

La cena era organizzata dalla giovane Elena Zanetta che con suo padre conduce questa piccola (ma non troppo) azienda familiare. I vini che mi sono piaciuti di più sono stati il nebbiolo, al punto giusto; lo spumante di nebbiolo, profumato e fresco; il rosato, singolare; e i rossi da vespolina e uva rara. Meno mi sono piaciuti la croatina e il vino bianco. Bella cena. Altro che quaresima o ramadam!

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La Magna Charta: che emozione!

Una grande emozione è stata per me vedere dal vivo la Magna Charta Libertatum,la seconda (o terza, se si considerano le Costituzioni melfitane) pietra miliare del nostro moderno, democratico modo di vivere: senza più aristocratici e padroni di stirpe. Si tratta della seconda versione, quella più moderata, della carta dei diritti fondamentali dell’uomo suddito, poi cittadino: robetta come l’habeus corpus e cosucce così. Davvero bella la mostra che si può visitare a Vercelli e bella la storia dell’illustre vescovo vercellese, Guala Bicchieri; del legame -curioso in tempo di brexit- dell’Italia di allora (ma esisteva?) con il mondo anglosassone.

Eccola!

Per finire la bella giornata un pranzo in un ristorante lì vicino, che consiglio: bello e moderno, ma ricavato nell’antico ospedale cittadino: il DiQui. Suggestivo ed unico. Un’ottima panissa vercellese e un bicchiere di vino rosso. E per concludere, un pacco di riso Gigante di Vercelli, presidio Slow Food. Nel ristorante c’è infatti anche una piccola bottega di prodotti locali.

Verso sera ripensavo di essere stato così emozionato da essermi piano piano appoggiato sopra la teca per vedere da vicino quella bella, davvero bella, scrittura fitta. Da amanuense di gran valore. Una pergamena sottile, di gran pregio; una stupenda scrittura; bolli e ceralacche. Un’opera unica. Finché non sono stato ripreso da una signorina che ha minacciato l’accensione dell’allarme… Davvero una grande emozione, da meritare il rischio.

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Cosa fare domenica? (enogastronomici dilemmi locali)

Ecco, questa domenica qui, intorno al Lago d’Orta c’è l’imbarazzo della scelta: a Novara infatti c’è “Di bolla in Bolla”: grande opportunità di degustare ottimi spumanti metodo classico e di seguire interessanti masterclass. Vedete qui il programma: https://www.dibollainbolla.it/. Se si opta per Novara, consiglierei un paio di puntate gastronomiche serali: l’Osteria Cascina Pichetta di Cameri, bella location e cucina saporita, simpatia e professionalità (http://www.cascinapicchetta.it/); e l’Arianna di Cavaglietto, locale elegante, romantico, cucina raffinata e modernamente tradizionale. Da provare! (https://www.ristorantearianna.net/)

Oppure, potete salire verso nord, in Ossola, dove c’è la prima edizione di Ossola in Cantina: micro tour alla scoperta dei recenti vini del nord nord Piemonte (https://www.facebook.com/ossolaincantina/). Ben otto cantine (pochi anni fa erano due), fra cui una scuola (agraria di Crodo)! Anche qui, se avete voglia, un paio di ristoranti da consigliarvi: La Meridiana di Domodossola, locale raffinato ed elegante (http://www.ristorantelameridiana.com/); e il Divin Porcello di Masera, un locale originale in cui convivono tradizione e modernità (https://www.divinporcello.it/).

Se volete, infine, c’è la coda -l’ultimo giorno- della Mostra del Vino di Ghemme: un’ottima occasione per assaggiare i vini di Ghemme con una saporita cucina da festa paesana. Se non siete ancora sazi, vi consiglierei di cenare nel Ricetto di Ghemme, alla Casa degli Artisti (https://www.facebook.com/SpazioE/), dove una cuoca creativa vi potrà sorprendere; oppure al Cavenago (http://www.ilcavenago.it/), ottimo agriturismo sulla collina vitata.

Ecco, appunto: cosa fare domenica?

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Le Masche dell’Arneis

Quella delle “masche” è un’interpretazione romantica delle streghe: un fenomeno (nel senso che è esistito) storico che ha provocato sofferenza, dolore, umiliazione, morte… nel tardo medioevo e già in età moderna, alcune migliaia (chi dice unità e chi decine) di donne e, pochi, uomini sono stati processati, torturati e spesso uccisi col fuoco. Accusa? Essere delle streghe; avere poteri magici ed usarli per fare del male; essere succubi del diavolo, praticare con lui una sessualità contronatura… E non è una “fola”: è avvenuto davvero. Ora, fra le varie ipotesi quella del Romanticismo: le streghe erano donne a contatto con la natura, che ne vivevano i ritmi e conoscevano le erbe, guarivano… le “masche” appunto; un femminismo ante litteram che veniva spesso violentemente schiacciato da un potere maschile forte. Trovarle ora su una bottiglia di vino mi ha dunque un po’ sorpreso. Anche perché si trovava di un vino nuovo e per ora raro.

Si può fare da poco, infatti, l’arneis roero docg riserva. Un vino bianco ben strutturato e destinato a durare per anni. Stile francese per intenderci. Il primo che noi abbiamo assaggiato è il Deltetto 1953 anno 2017. Un vino assai corposo, profondo, morbido e fresco… vino che durerà anni, certo. In etichetta un bel disegno di Elisa Talentino, con oscuri riferimenti ad una personalità magica: una “masca” appunto. Dalle 1979 bottiglie 60 magnum realizzate si ricaveranno anche dei soldi da destinare alla Casa delle Donne di Bologna. Bella iniziativa.

Una bella iniziativa che serve certo, idealmente, a risarcire quelle donne che soffrirono secoli fa: le “masche” di ieri che aiutano le donne di oggi. Prima di una seria riflessione storica è già qualcosa e il vino è anche buono.

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Uova Naziste

Non immaginavo che mangiare uova fosse un gesto nazista. L’ho scoperto mio malgrado,leggendo qua è là. Prima le discussioni nella UE per evitare che i pulcini maschi (non ovaioli dunque) vengano triturati (sì, avete letto bene: triturati!) appena dopo la nascita. La richiesta (più umana ma evocatrice) è quella di gasarli. Una morte meno dolorosa e più rapida.

Le discussioni sono tante anche in Italia, cercate su un motore di ricerca “pulcini triturati” e vedrete.

Ecco, mi ero appena tranquillizzato con le galline che escono dalle gabbie (ma solo se tutto comprassimo le uova da galline allevate a terra: sigla 0 o 1.) che mi arriva questa tegola morale. Io dunque sono complice di una gestione immorale. Poi…

Poi scopri che c’è un’associazione animalista svizzera che salva quante più galline ovaiole può, visto che dopo un anno di vita rendono meno e sono dunque destinate al macello. Meglio che nei lager, per carità: là era solo sei mesi la media. Però impressiona.

Soluzioni? Informarsi, direi. Non far finta di non sapere (stile aguzzini a Norimberga) e fare una scelta consapevole. Intanto io mi sento fortunato con le quattro galline di mamma che provvedono a noi e vivono bene con il loro gallo. Ma non è da tutti, me ne rendo conto.

Comunque meglio sapere.

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Aboliamo la Pasquetta (troppi ippopotami in giro)

Tutta la vita deriverebbe da un’unica matrice, per poi differenziarsi in varie linee evolutive.Noi sapiens italiani sembreremmo avere una stretta affinità con gli ippopotami. Sì, quei bestioni che scagazzano dappertutto per segnare un territorio. I cani fanno una pisciatina e poi si allontanano; loro no: loro cagano a raffica un po’ ovunque e ci vivono anche dentro alla loro merda.

A vedere come i sapiens italiani hanno ridotto le falde del Vesuvio e il mio domestico Monte Zuoli per la pasquetta, mi è venuta questa intuizione: alcune razze di italiani derivano dagli ippopotami: sporcano e nel loro sporco ci sguazzano anche. Quasi a segnare una proprietà. Che proprietà però non è.

Lo fanno pur sapendo che il rispetto della proprietà propria ed altrui è una grande conquista occidentale (saranno comunisti? Ma in Cina gli darebbero botte)? Lo sanno che i beni pubblici sono uno strumento per ridurre le diseguaglianze (saranno dei turbocapitalisti? Ma negli Usa gli darebbero multe salate)?

Per me sono come gli ippopotami: sguazzano nella loro stessa merda.

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Quanto costa il barolo docg?

Domanda interessante e difficile. Direi che un barolo docg dell’ultima annata in vendita costa dai 20 euro in su. A pelle però, senza una stima esatta. Un’idea che nasce dalla frequentazione di appassionati (come mio fratello), enoteche, scaffali del gdo, bar e spacci aziendali. Un prezzo giusto? Non so, credo che ci sia molto di immateriale: tanto più lo desidero, tanto più costerà. Il barolo docg è un emblema più che un vino e trascina nele sue fortune tutto un territorio, le Laghe, che ha un incredibile sviluppo turistico, ristorativo, immobiliare… Il terreno costa uno sporposito, l’uva -mi hanno detto mesi fa- altrettanto, il vino sfuso anche, le bottiglie -appunto- decine di euro.

E perché allora, leggo sul volantino di un supermercato di Stresa che venerdì questo sarà venduto, solo per un giorno, un barolo docg a poco più di dieci euro? Ok, non è un nome noto, ma comunque barolo docg è. E dunque, perché?


Specchietto per le allodole? Poche bottiglie vendute sottocosto per poi vendere altro? Forse. O forse un’operazione dell’imbottigliatore per vedere al gdo anche altri vini meno noti e notevoli? Non so, ma una serie di domande me le pongo: è cosa buona o no? Migliora la conoscenza di questo vino? Democratizza il suo consumo? Lo svilisce a puro oggetto del desiderio? Non so, ma certo venerdì me ne comprerò un paio di bottiglie…

PS: alle dieci del mattino era già finito… Uno specchietto per le allodole!

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Il Latte Buono

Che il latte d’alpeggio sia più buono del latte di stalla è un’idea diffusa; così come l’idea che il formaggio d’alpeggio sia più buono di quello di stalla. Forse è solo un’idea, ma io lo trovo più saporito, più ricco di profumi, più buono. Ma, ammetto, c’è anche il portato di immagini bucoliche, di passeggiate in montagna, di estati fiorite e verdi…

Nella nostra zona l’emblema del formaggio, buono, d’alpeggio è il Bettelmatt, prodotto in val Formazza e in Val Divedro, negli alpeggi estivi: un formaggio a latte crudo, grasso, saporito, corposo… costoso. Piace.

Ora però si cercherà di dare veste scientifica a queste idee forse ammantate di arcadia. Lo si farà con un progetto Ager, IALS: sistemi integrati di allevamento alpino dai servizi ecosistemici ai prodotti di alta montagna. L’Università degli Studi di Milano, quella di Napoli Federico Secondo e quella della Tuscia, studieranno alcune aziende ossolane e i terreni d’alpeggio per dare corpo a ciò che tanti pensano già essere vero.

Il Progetto è stato presentato giovedì 11 aprile a Domodossola e durante la conferenza gli spunti sono stati tanti ed interessanti: chi lo sa, infatti, che il formaggio d’alpeggio è ricco di omega3? Chi, che aiuterebbe a controllare l’ipertensione? Chi, che aiuta le attività intestinali? Certo il problema è ora di certificare ed aiutare questi prodotti di eccellenza ad essere conosciuti meglio, ad essere apprezzati e ad essere accettati anche per il loro costo maggiore, dovuto ad una più alta qualità.

Nell’occasione ho assaggiato (e comprato in una bella bottega moderna -che è anche bar ed agrigelateria- in piazza Mercato a Domodossola) quelli della Formazza Agricola: buoni! Assai buoni. Ma, ammetto, magari è anche suggestione. Però una buona suggestione!

Ah, dimenticavo: se volete sapere di più https://agricolturadimontagna.progettoager.it/

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Le Erbacce Buone

Davvero una cena sorprendente quella di ieri sera: breve, leggera e a base di erbe spontanee (ma non solo). L’ha ideata Maria Cristina, mia sodale in Slow Food Verbania, in collaborazione con il progetto Be My Chef per integrare richiedenti asilo, insegnando loro un lavoro.

La cena ha avuto un leggero antipasto con un Crostone con Crema Verde alle Erbe (mix di erbe spontanee) e un buon primo di Gnocchi verdi alla romana su fonduta di bettelmatt (con ortiche).

Buono, tutto buono. E tutti che dicevano: davvero si può mangiare? Sì, si può…

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Chi sceglie il prezzo del vino?

Ovvio, voi direte: il prezzo lo fa il produttore in base alle sue scelte. Se il vino è frutto di ricerca, di selezione, di cura… il prezzo sarà più alto. Mah, quello direi è il prezzo di produzione. Un fattore che non determina il prezzo di mercato, se non in parte. Se un vino è, per esempio, barriquato, costerà di più. La barrique costa e perde anche un po’. Ma il cliente sarà disposto a pagare la differenza? E qui sta il busillis del marketing: convincere il cliente che è giusto pagare di più. Qualcuno ci riesce a malapena, altri bene, pochi assai bene: al punto di far pagare il loro vino molto di più del loro costo di produzione e del giusto ricarico aziendale. Sono nomi noti, famosi, territori assai richiesti, tipologie assai amate… quando mi chiedono perché costino così tanto, la risposta è sempre un parallelo con la moda. Il prezzo lo decide il consumatore con il suo borsellino.

Pensavo questo, giorni fa, quando mi hanno fatto assaggiare (grazie!) un vino assai potente e ricercato: Argille, barbera al 100%, di Monte delle Vigne, colline parmensi. Un vino molto interessante, ma insolito per la zona: selezione dei grappoli, vigneti vecchi, esposizione; potente,due anni di barrique e due anni di affinamento in bottiglia; profondo nei profumi terziari, lungo, alcolico, persistente, tannico da legno… trenta euro la bottiglia.

Li valeva tutti direte, ma per me no. Il mio pensiero andava ai tanti barbera, anche superiori, altrettanto buoni e ricercati, che avrei potuto comprare con meno. E il prezzo, come sempre, l’ha fatto il consumatore.

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