L’Alto Piemonte Merita una Sua Doc

A fine millennio scorso, i vini dell’Alto Piemonte erano una piccola truppa di prodotti un po’ tradizionali e un po’ meno innovativi: molti rossi strutturati, qualche bianco, qualche spumante, passiti pochi… Oggi invece sono molti di più e i loro produttori sono molto giovani od appartengono alla seconda generazione. Giovani che guardano alla tradizione, ma non disegnano il nuovo: il vino rosato, lo spumante, il vino bianco, il vino cosiddetto naturale, il biologico, il biodinamico… Anche le etichette riflettono tale ricchezza creativa: dal serio al moderno. Anche se nessuno ancora si è spinto verso lidi ancora più creativi in stile Nuovo Mondo.

Nel padiglione del Vinitaly, o tutti insieme o sparsi un po’ ovunque, i produttori dell’Alto Piemonte: dal Novarese alla Valle Susa, dal Biellese all’Alto Vercellese, hanno dato buona prova di sé. Tanti contatti, molti appassionati, buone performance economiche… così hanno detto in giro. Una buona prova, anche se divisi da logiche imprenditoriali o di territori (si risolverà mai la diatriba fra l’erbaluce di Caluso e i bianchi novaresi?). Una cosa però li unisce anche se non lo vogliono, lo spostamento necessario dei vigneti verso l’alto e verso il Nord. Infatti, mentre la politica, si muove da elezione ad elezione con logiche faziose, il clima sta cambiando ed alcune aree del Piemonte producono ormai vini caldi, “meridionali”, poco freschi, con poco bouquet. Uno spostamento verso l’alto non è possibile, stile Etna per intenderci, e dunque si andrà verso nord. Verso l’Alto Piemonte. Un’area destinata dunque a grande sviluppo e a grandi investimenti (già visti nel gattinara docg, nel ghemme docg, nell’erbaluce di caluso docg…) e ad assumere un ruolo che oggi è di altre aree della regione. 

Quest’anno poi l’Alto Piemonte è con il Gran Monferrato città Europea del Vino: una dizione un poco strana (dov’è infatti la città: ci sono paesi, paeselli, borghi, boschi e tanta campagna…), ma che riconosce un’identità. Identità che meriterebbe una propria doc “a cappello”, sotto cui far ricadere le doc preesistenti. Il nome potrebbe essere proprio “Alto Piemonte”. Suonerebbe bene: “Alto Piemonte Ghemme docg”, “Alto Piemonte Nebbiolo doc” etc etc giusto per intenderci. 

Attendiamo gli eventi e gli spostamenti. Vedremo.

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