Brö ’d Carvò: il brodo rituale di Caldirola e il vero patrimonio immateriale della cucina italiana

Leggendo della tradizione del Brö ’d Carvò, antica preparazione carnascialesca di Caldirola, frazione di Fabbrica Curone nell’omonima valle in provincia di Alessandria, pochissimi abitanti, si ha subito la sensazione di trovarsi davanti a una di quelle storie minori solo in apparenza. Una tradizione poco conosciuta, marginale nel racconto ufficiale del Piemonte gastronomico, ma proprio per questo capace di sorprendere di più.

Animalier

Ieri sono entrato in una di quelle botteghe enormi che vendono scarpe di ogni tipo. Cercavo un paio di stivaletti che, ovviamente, non ho trovato. Però, come spesso succede, ho trovato qualcos’altro: un pensiero.

PIWI, i vini che cambiano la viticoltura: tutti i premiati della 5ª Rassegna Nazionale

I vini PIWI rappresentano oggi una delle evoluzioni più interessanti del panorama vitivinicolo europeo. Il termine PIWI deriva dal tedesco Pilzwiderstandsfähig e indica vitigni resistenti alle principali malattie fungine della vite. Si tratta di varietà ottenute tramite incroci naturali – non OGM – che consentono di ridurre drasticamente i trattamenti chimici in vigna, con evidenti benefici ambientali, economici e sociali.

Concavo o Convesso?

Mi sento così convesso ma desideroso di concavità: così, tra un proposito alimentare naufragato e una coincidenza geografica degna di un racconto, è arrivato anche per me il primo pastéis de nata. Non a Lisbona, non in una pasticceria alla moda, ma grazie a una signora sarda nata in Svizzera, oggi sul Lago Maggiore, mia collega, viaggiatrice per vocazione e per amicizie.

A Malta, se Passate

Ci sono luoghi che riescono ogni volta a sorprenderti. A me succede quando vado a Malta: quattro volte in sei anni e ogni volta la stessa sensazione: cammini nel centro pieno di gente, di storia e di bellezza di La Valletta, tra palazzi color miele, turisti distratti, tavolini al sole (quasi tutto l’anno), e all’improvviso qualcosa stona. Davanti ai tribunali, ai piedi del monumento del Grande Assedio, c’è un angolo che non vuole essere neutro, turistico: fiori, candele, fotografie, biglietti scritti a mano… È il memoriale spontaneo per Daphne Caruana Galizia.

Perché fermarsi a mangiare (e pensare) a Oropa

La prima volta che sono salito al Santuario di Oropa ero lì per lavoro. Giornalista, visita guidata, tempi scanditi, gruppo compatto. Ricordo perfettamente il pranzo d’ordinanza, abbondante come si usa negli educational, all’Hotel Ristorante Croce Bianca. Tavolate grandi, piatti che non finivano mai, quella sensazione tipica delle mense “importanti” dove non devi chiedere il bis: arriva da solo.

Mille lire, Langhe e fantasmi

L’ho recuperato su una bancarella di libri usati, pagandolo un euro: un vecchio Millelire, uno di quei librettini che negli anni Novanta rappresentarono una piccola rivoluzione silenziosa dell’editoria italiana. All’epoca costavano davvero mille lire, ed erano un’idea tanto semplice quanto geniale: rendere la letteratura, la saggistica, la curiosità e la controcultura accessibili a chiunque.

Un Maestro, Addio

La notizia della morte di Alessandro Orsi mi ha colpito profondamente. Lo conoscevo bene, l’ho frequentato per molti anni, in un tempo in cui era molto legato alla mia preside di allora, Manuela Miglio, con la quale condivideva stima, amicizia e una comune passione per la scuola come luogo vivo di cultura.

All’Albergo Italia, tra ricordi, persone e tempo ben speso

Non saprei dire quante volte sono andato a mangiare all’Albergo Italia di Varallo. So con certezza quando ci sono andato la prima volta. Tanti anni fa. Poi al ristorante ci sono tornato più volte, in anni diversi, con persone diverse, in contesti sempre diversi. E ogni volta sono stato bene.

Mercosur: chi ci guadagna, chi ci perde. E cosa potremmo farne noi

Io non ho idea. O meglio: immagino che ci sia gente che ci guadagna e gente che ci perde. Quando si parla di accordi commerciali come quello tra l’Unione Europea e il Mercosur, succede quasi sempre così. C’è chi vede nuove opportunità di export, più scambi, più crescita. E c’è chi, soprattutto nel mondo agricolo, teme una concorrenza difficile da reggere: prezzi più bassi, regole ambientali meno stringenti, produzioni su scala enorme.

Breve storia triste (ma con IBAN)

Passano i mesi, arriva gennaio e lui mi scrive: “Ma non mi hai pagato la fattura”. Come no? L’ho pagata subito, penso. Vado a controllare: sorpresa! La società dei vini aveva cambiato IBAN ed io non me ne ero accorto e loro non me lo avevano detto e la banca online aveva preso quello vecchio in automatico…Nessuno se n’era accorto. Superficialità? Sì. Reato? Direi di no.

Nuvola Bianca

Prima di Natale me ne aveva parlato Romina di Slow Food (e non solo), mostrandomi anche una foto eloquente: la fila sotto i portici di via Po, a Torino, di persone in attesa di poter acquistare la Nuvola Bianca di Ghigo: quasi fosse un nuovo telefonino o un nuovo orologio. Una fila vera, composta, paziente. Perché la Nuvola non si prenota: si aspetta e si paga (oltre i 40 euro al chilo). Un meccanismo ormai familiare per chi conosce certi dolci iconici torinesi – penso alla brioche a forma di Mole Antonelliana, alla brioche cubica e ad altre creazioni simbolo – dove il desiderio passa anche dall’attesa e dalla disponibilità a pagare il giusto prezzo per un’esperienza particolare.

Leggere il Vino dall’Etichetta

E’ la novità che merita di essere riconosciuta e divulgata: il QR code che svela davvero il vino. Cioè svela ingredienti, additivi e pratiche enologiche. Finalmente. Era ora. Non perché “ci sia qualcosa da nascondere”, ma perché un vino adulto merita un consumatore informato. Punto a favore, netto. Il problema nasce semmai dopo, nel bicchiere.