Mi telefona B. e m’inquieta coi suoi discorsi sul vino che non è vero debba costare tanto per essere buono. “Sì -gli rispondo- è certo vero, ma sotto una certa cifra…”, dico io. Non me la sento infatti di concepire bottiglie a meno di due euro, anzi tre, meglio quattro. E non mi sconfìfferano i vini famosi venduti a prezzi stracciati (Rubati? Falsi? Contraffatti? Cosa?). Però m’incuriosiscono: ho sempre idea di assaggiare baroli ad otto euro, barbareschi a cinque e prosecchi docg a quattro.
B. non demorde e mi confida di aver comprato in quel supermercato “hard” un prosecco “millesimato” a tre euro e rotti. Iniziamo male, con parole senza senso: cosa è infatti il “millesimo” di un prosecco? Nulla, nulla… frasi vuote, promozionali come “pinot di pinot”, “spremitura a freddo”, “doppio malto”… Nulla, appunto. I prosecchi hanno tutti un’annata, un “millesimo” appunto. Non sono mica come lo champagne!
Nulla anche la bottiglia in questione. L’ho comprata per tre euro e 99 centesimi. Un Valdobbiadene Prosecco Superiore docg extra dry, annata 2010, Villa de’ Bruni (?), imbottigliato da A.C. Srl di Crocetta del M. (Tv). Se digitate su Google, qualcosa appare.
Il vino era vecchio. Aveva profumi ossidati, non fragranti; in bocca dolce-amarognolo. Cattivo, non terribile ma cattivo.
In questo caso, mi viene da pensare, si trattava di smaltire delle eccedenze a rischio. Non mi stupisce, anche se dal prosecco docg non me la aspettavo! Bah, aspettamo la prossima telefonata di B. per nuove esplorazioni… Intanto, aggiungo qualche euro e mi compro una buona bottiglia di vino. Neanche molto.