Non abbiamo trovato una carta vini, ma abbiamo addocchiato alcune bottiglie su di una mensola, alta, nella sala da pranzo. Due le ditte presenti: Il Castello di Razzano, ottimo produttore, e la Torraccia del Piantavigna, scuderia Francoli, altrettanto ottimo marchio. Ne ordiniamo una al cameriere, il quale si limita a mettersi in punta di piedi e a prendere una delle bottiglie sulla mensola (dove stavano da mesi, alla luce e al caldo). La apre e ce la serve: è la Barbera d’Asti Superiore Vigna del Beneficio, annata 2007, 14 gradi… Al naso è un delusione: pochi profumi, solo di natura legnosa, forte alcol, nulla frutta, bouquet inesistente. In bocca, invece, è corposa, calda, fresca nonostante l’abbondante alcol. Piacevole. Ma il naso? Ma i profumi? Come mai?
Un caso? Forse. Facciamo aprire il gattinara docg della Torraccia, annata 2004, 13,5 se non mi ricordo male. Altra delusione. Profumi inesistenti, altro che il mitico bouquet del nebbiolo altopiemontese: violetta, fiori secchi, frutta rossa… nulla. In bocca è più magro del primo e non lascia nessun retrogusto. Vino morto… addio. E addio anche al terzo vino bevuto: il ghemme docg Torraccia del Piantavigna del 2003. Figlio di un’annata strana, magari deludente per tipologia di profumi e per tannicità inusuali, ma in questo caso per mancanza di profumi e pura sopravvivenza di un gusto sbilanciato da tannicità e freschezza e poco corpo. Morto pure lui.
A quel punto della serata, gli occhi si incrociano ed anche i commenti: 18 euro la prima bottiglia, 20 la terza e la quarta… non sono grandi ricarichi ma sono bei prezzi per una cena in cui, più del cibo, abbiamo consumato del vino. Vino deludente, ma non perché nato male. Piuttosto perché mal conservato: su una mensola, al caldo, al sole… Vino ucciso. Ucciso dai gestori ma anche dai fornitori di vino del locale: non hanno spiegato mai come si deve conservare il vino? Un vino costoso come quelli? Non hanno mai visto? Fanno finta di non sapere? Male… noi quel vino, in quel locale, non lo berremo più. Altri, prima e dopo di noi, non berranno più quei vini in ogni locale dove andranno. Chi sa, infatti, distinguere le colpe degli uni o degli altri? Pochi e per tanti, così, la colpa sarà dei produttori… Amen.
Ciao Riccardo
sono Mario ed oggi a pranzo con il Mauro abbiamo abbinato una lasagna made in naples con un aglianico JUMARA 2006 I Capitani.
Siamo cosciamente rimasti sorpresi dal profumo e dalla struttura del vino ma non è finita qui poichè su di una pastiera abbiamo annegato una marsala dolce cantine mottia (quella dei due tori….col bue)……. senza parole.
Saluti da me e dal tuo amico Mauro
Sabato sera cena in un noto ristorante "ricercato" ossolano. Iniziamo con un roero niente male, proseguima con un langhe rosso Monprà di Conterno Fantino, misto di nebbiolo e barbera, annata 2001. Ebbene il vino era evidentemente "passato" si sentiva esclusivamente la potenza dell’alcol, bouquet sovrastato completamente, faticoso da bere, un mio amico sosteneva di sentire una punta di marsala ! Bottiglia da 53 euro ( ricarico non eccessivo ) assolutamente sprecati. Peccato.
Saluti
Paolo