Dall’Alto Piemonte alla Sicilia, le prime voci dai territori raccontano una raccolta segnata dal caldo e dalle differenze locali. Le aspettative sulla qualità sono positive, ma il bilancio è ancora aperto.
Quando la vendemmia è ancora in corso, il vino migliore è quello delle aspettative. Nei comunicati abbondano parole rassicuranti: qualità, equilibrio, eleganza, personalità. Poi, leggendo con attenzione, emergono le informazioni che rendono interessante il racconto: una grandinata, gli acini più piccoli, la raccolta anticipata, l’acidità che scende. È da questi particolari che conviene partire per capire la vendemmia 2026, senza assegnarle medaglie prima che le uve abbiano finito il loro viaggio verso la cantina.
Le testimonianze raccolte nel comunicato “Note di vendemmia”, diffuso da AB Comunicazione il 23 settembre, restituiscono un quadro generalmente fiducioso, ma tutt’altro che uniforme.
Sulla necessità di aspettare, peraltro, è arrivato un segnale significativo: Assoenologi e Unione Italiana Vini hanno annunciato già il 29 luglio che quest’anno non si sarebbe tenuta la tradizionale conferenza sulle previsioni vendemmiali organizzata con Ismea. La variabilità climatica rende le stime anticipate troppo esposte a revisioni: meglio presentare i dati a raccolta conclusa. Anche fare i conti, evidentemente, richiede il suo tempo.
Cominciamo da vicino. Nell’Alto Piemonte, e in particolare nel Novarese, pesa la grandinata del 7 agosto. Andrea Fontana, presidente del Consorzio Tutela Nebbioli Alto Piemonte, segnala danni significativi alle quantità, soprattutto a Sizzano, Fara e in parte del territorio di Ghemme. Una precisazione geografica necessaria: parlare di una buona annata per un territorio non significa che lo sia per ogni vignaiolo.
Nelle zone risparmiate dalla grandine, invece, le prospettive descritte dal Consorzio sono positive. Dopo un moderato deficit idrico estivo, settembre sta offrendo escursioni termiche favorevoli alla maturazione. Fontana prevede vini di struttura, equilibrio ed eleganza: per ora una promessa, sostenuta dalle condizioni osservate nei vigneti.
Più decisamente ottimista il giudizio sul Monferrato e sull’Astigiano. Filippo Mobrici, presidente del Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato, parla di “un raccolto ottimo sia per quantità che per qualità”, pur dopo una stagione climaticamente variabile. Qui, nelle prime valutazioni, la soddisfazione riguarda entrambi i lati del bilancio.
Altre voci piemontesi aggiungono particolari utili. Nella ricognizione del Corriere Vinicolo, ripresa da UIV il 15 settembre e riferita a valutazioni raccolte tra fine agosto e inizio settembre, Stefano Chiarlo segnala la maggiore siccità del Monferrato e un anticipo della raccolta fino a quindici giorni rispetto al 2025. Giorgio Lavagna descrive risultati soddisfacenti per Alta Langa, Asti e Moscato d’Asti, con uve sane e senza gli eccessi alcolici temuti. Il caldo ha però imposto raccolte mattutine e raffreddamento delle uve prima della pressatura. Dietro la qualità, insomma, ci sono anche orari da cambiare e temperature da governare.
In Lombardia le sfumature cambiano ancora. In Valtènesi e sulla Riviera del Garda Classico, Paolo Pasini descrive uve sane e ben mature, una partenza leggermente anticipata e quantità inferiori alle attese iniziali, per effetto delle alte temperature e degli eventi climatici. Nell’Oltrepò Pavese, secondo il direttore del Consorzio Riccardo Binda, la raccolta delle basi spumante si è conclusa con risultati qualitativi molto alti. Restano da valutare gli effetti delle grandinate nella parte orientale del territorio.
La testimonianza che più si allontana dal consueto linguaggio celebrativo arriva però da Castelvetro, in Emilia-Romagna. Alberto Pozzuoli, del Consorzio Castelvetro VITA, definisce quella del 2026 “una delle più complicate degli ultimi anni”. Il caldo ha anticipato la raccolta, ancora in corso per il Lambrusco Grasparossa, e ha lasciato una questione concreta: “Acidità basse e pH alti metteranno a dura prova il lavoro in cantina”. Anche qui si attendono buoni vini, ma la fiducia non cancella la difficoltà.
Il problema trova riscontro nella ricognizione degli operatori di Med.&A., pubblicata da UIV il 14 settembre: in diversi territori, alla buona sanità delle uve si accompagnano gradazioni zuccherine elevate e acidità contenute. Per il Piemonte vengono inoltre segnalate possibili riduzioni delle rese in mosto nelle aree più calde e nei vigneti maggiormente esposti allo stress idrico. L’equilibrio dei vini resta quindi un obiettivo da costruire anche attraverso il lavoro in cantina.
In Umbria, Massimo Sepiacci, presidente di Umbria Top, riferisce un anticipo di circa due settimane sul calendario abituale. Siccità e caldo prolungato hanno ridotto la produzione e la dimensione degli acini, con una minore resa delle uve. Le prime impressioni qualitative rimangono positive.
Intanto la vendemmia è anche un’occasione di visita. Giovanni Dubini, presidente del Movimento Turismo del Vino Umbria, segnala un interesse crescente per le cantine durante la raccolta. Un’opportunità per conoscere il lavoro agricolo, purché nell’esperienza si riescano a vedere anche la fatica, l’incertezza e le decisioni che precedono il bicchiere.
La Sicilia rende ancora più evidente quanto sia difficile riassumere tutto in un unico giudizio. Alessio Planeta, presidente del Consorzio di tutela vini DOC Sicilia, racconta una raccolta che attraversa l’isola nell’arco di circa novanta giorni, fino alle vigne più alte del settore nord-orientale. Le aspettative qualitative sono incoraggianti; sui volumi si prospetta una contrazione, ancora da misurare.
Nel Vittoriese, infine, Silvio Balloni, presidente dell’Enoteca Regionale della Sicilia – sede del Sud-Est, descrive il ruolo delle riserve idriche accumulate con le piogge primaverili nell’affrontare temperature estive superiori ai 40 gradi. Le attese sono di una lieve diminuzione delle rese, con uve sane e buona concentrazione aromatica e fenolica.
Per il momento, dunque, abbiamo soprattutto un mosaico di vendemmie. La qualità annunciata andrà ritrovata nei vini; le quantità dovranno essere contate. E dietro ogni giudizio complessivo resteranno le differenze fra chi ha portato in cantina uve promettenti e chi ha visto una parte del proprio lavoro finire sotto la grandine.