Già il nome è una dichiarazione di intenti: Cjabot D’Gianduja. Difficile infatti aspettarsi che a Castell’Alfero, vicino ad Asti, in un ristorante con un nome simile faccian o cucina creativa. Ecco, allora, gli ottimi antipasti tradizionali (io ho mangiato insalata russa fatta in casa, carne cruda, fagioli dell’occhio in insalata e vitello tonnato. Tutto fatto da loro, ovviamente). Poi gnocchi al gorgonzola e peperoni e un assaggio di ravioli del plin.Buoni, ma eravamo già concentrati sul fritto misto alla piemontese: ben fatto e poco unto. Per i miei gusti virava un po’ troppo sul dolce (amaretto, semolino, semolino al cioccolato), ma buono. Discreta scelta di vini, almeno un centinaio, quasi tutti piemontesi. Cosa abbiamo bevuto? Un buon dolcetto Abbona Marziano San Luigi del 2008, 12,5°, doc Dogliani. Profumava di amarena, cioccolata amara, corposo con una buona freschezza sul fondo. Ottimo anche il pinot nero del 2004 Tiefenbrunner Linticlarus. 13,5°. Un bel vino coi profumi delicati di prugna, spezie, caramello. In bocca equilibrato. Ottimo. Esagerato invece, soprattutto di alcool, 14,5°, la barbera d’Asti Scagliola Sansi. Profumi acetici, graffianti. In bocca assai fresco. Da lasciare lì, direi, per un paio d’anni a farlo ragionare. Buoni vini, dunque, ottima cena e neanche troppo cara: con dolci e vino abbondante, tanto, abbiamo pagato poco più di trenta euro a testa. Consigliabile, soprattutto a chi ama la cucina della tradizione locale.
Un ristorante tradizionale
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