Declinando il riso in quattro maniere, in quattro piatti diversi, il cuoco borgomanerese Giancarlo Rebuscini ha inaugurato la sua, personalissima, rassegna gastronomica: “Delizie & Tradizioni” (Info 032282293). Cinque serate al Ristorante Bocciofila “dedicate al gusto e ai sapori del nostro passato interpretate ai fornelli”. Ecco, direi interpretate più che altro: non certo ricette tradizionali come le intende la massa. Nella prima serata, di ieri sera, ero presente in sostituzione di Jacopo. Avrei dovuto parlare, ma poi c’era anche un comunicatore dell’Asa, Vincenzo Lo Scalzo, ben preparato in conoscenze, capacità comunicativa e simpatia… e mi sono limitato a fargli da spalla. Qualche commento qua è là e poi l’Innominabile a parlare sui vini della serata. Ma vediamo i piatti: non male l’Involtino di salmone al riso, un saporito “arancino al contrario”, come l’ha definito Vincenzo, che era appoggiato misteriosamente in una salsa pannosa che donava forse mantecatura al riso asciutto da forno (a patto di sminuzzare l’impasto con la forchetta e ad intingerlo nella salsa), ma che ne copriva i sapori di verdure e gli aromi. Voto sei e mezzo. Il Risotto alla pesca noce era un risotto delicato a cui l’aggiunta del frutto tagliato a sottili mezzelune donava un poco di profumo e in bocca una piacevole freschezza. Voto sette. I peperoni ripieni erano uno spettacolo per gli occhi: peperoni interi svuotati e riempiti con una farcia di riso e verdure e aromi. Richiusi e poi cotti al forno. Infine, presentati interi, solitari su piatti bianchi, grandi e quadrati. Bel colpo d’occhio. Buon sapore. Voto sette e mezzo. Il dolce, infine, il Budino di riso e salsa di uva fragola era un’interpretazione moderna di una tipologia (il dolce di riso) antichissima, come ha ricordato il dottor Lo Scalzo. Anche qui bel colpo d’occhio. Il tronco cono del budino, bianco, parzialmente nappato da una salsa coloratissima, dal rosso cupo al viola. Sapore? Buono, anche se la salsa conservava i semi dell’uva. Passare al colino, prima? Voto sei. E i vini?Il gavi di gavi 2006 Villa Doria, 12,5°, era un vino maturo, ormai al limite, con i sentori dell’ossidazione ancora piacevoli e la morbidezza appena controllata dalla freschezza. Discreto. Voto sei e mezzo. Un po’ meglio, direi, il Dolcetto d’Alba 2007, 12,5°, stessa azienda, che diceva di sé d’essere discretamente corposo. Profumare di frutta rossa matura, marmellata. Persistente. Voto sette. Finita la serata, abbiamo portato con noi il dottor Asa (associazione stampa agroalimentare) al Sapeg di Borgomanero, ad assaggiare birre e vini (e a comprare dolcetti, pasta ripiena, funghi.. artigianali) . Ma questa è una “another story”.
Declinando il riso
Visite: 1132
Leggo solo adesso, agosto 2010… Proprio ieri ho preso l'impegno di commentare la serata del prossimo 5 settembre, sempre alla Bocciofila, sul merluzzo salato… cosi chiamato da chi non sa di baccala, stoccafisso e cucina quaresimale. Vedremo il Giancarlo all'opera con spunti di sua creazione, lui sa di più della media nel suo territorio… Comunque grazie per il blog…
Vincenzo detto Enzo Lo Scadoslzo