Un anno in più, due spiccioli in meno

Un anno in più, due spiccioli in meno

Bighellono nell’aeroporto di Budapest con in tasca degli inutili fiorini. Cosa fare? Mi dirigo verso una bottega di prodotti tipici e l’occhio mi cade su una bottiglia di vino: il Furmint 2016 Patricius Tokaj. Bottiglia dal taglio internazionale, con scritte in inglese: “dry withe wine” e “protected denomination of origin”. Nonostante il tappo a vite, la bottiglia appare lussuosa, con la scritta “Tokaj” in rilievo fra etichetta e collo slanciato. Lussuosa ma in offerta, anche rispetto ai prezzi fuori aeroporto; offertissima, se paragonata alle altre bottiglie vendute lì. Come mai?

Chiedo alla cassiera informazioni. Lei mi guarda con sospetto e, dopo un poco, mi dice che la gente sta aspettando il vino nuovo. Ecco, la solita vecchia storia: il vino bianco è sentito vecchio già dopo un anno. Sbagliato.

Però a me è andata bene: ho comprato dell’ottimo vino a buon mercato. E ho esaurito gli inutili (qui) fiorini ungheresi. Prosit!

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