Un sabato di febbraio sono stato invitato al Sestrieres, nei giorni delle Olimpiadi Invernali, per partecipare ad una degustazione di vini e prodotti novaresi. Sede, la bella hall dell’Hotel Shackleton che riporta alla memoria le grandi esplorazioni polari. Nella confusione generale di assessori, produttori e zigzaganti vassoi di tartine con fidighina, salame della duja, gorgonzola.. ed altre rustiche prelibatezze; nella confusione generale, dicevo, uno spazio l’ho riservato ai vini. E a due ghemme docg in particolare: il ghemme docg della Torraccia del Piantavigna e il ghemme docg 1997 di Mirù. Il primo, era un vino moderno. Come gli americani ci hanno insegnato fare: pieno di colore, di struttura, profumo spiccato di legno (e sotto, ma proprio sotto, confettura di frutta, spezie) e morbidissimo in bocca. Con le sostanze dolci a bilanciare perfettamente gli spunti acido/amari. Un vinone. Da sorseggiare. Ben diverso il ghemme Mirù: colori scarichi, profumi leggeri ma bouquet ricco. Meno alcolico, In bocca più magro, con nota di freschezza/acidità che spiccava. Un vino da bersi a più bicchieri. Che chiamava a sé la fidighina, il salame della duja, il gorgonzola… Un vino, dunque, di quelli che possiamo definire tradizionali. Buoni entrambi, ma diversi. Ad ognuno la scelta.
Terzo incontro
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