C’erano tedeschi che parlavano dialetti svevi o bavaresi nel cuore dei Balcani. Li chiamavano Donauschwaben – gli Svevi del Danubio – sparsi tra Bačka, Banato e Sirmia, fino alla Slavonia croata; e i Gottscheer, un’isola linguistica nel bosco di Kočevje (Slovenia). Colonie nate in età asburgica, tra Sette e Ottocento, che hanno ripopolato campagne e città portando lingue, riti, ricette. Poi la guerra ha spento quelle voci. Oggi restano tracce leggere, spesso confondibili con la “cucina locale”, e qualche memoria organizzata.
Ricordi dal fronte. Perché ne scrivo? Per un tarlo che ho in testa da anni. Negli anni ’90 sono passato da quelle terre lacerate. Vukovar, Sarajevo e Osijek: città sventrate, muri traforati, alberi pieni di piccole partecipazioni al lutto, fogli poco più grandi di un quaderno elementare, con i nomi dei morti. A Vukovar, nel 1993 e poi ancora nel 1996, ho visto dottori arrivati da America, Australia, Europa che scavavano nelle fosse comuni, per ridare un volto alle migliaia di uccisi durante e dopo l’assedio. Un giorno, quasi senza motivo, entrai in un (il?) cimitero vecchio di Vukovar. Non dove c’erano le fosse comuni, ma tra le tombe antiche: moltissime erano tedesche, di famiglie chiaramente germanofone. Mi chiesi: da dove sono spuntati e dove sono finiti questi tedeschi? La risposta era già nella storia che io conoscevo dall’Università: dopo il 1945, circa venti milioni di tedeschi furono espulsi dall’Europa orientale e danubiana. Un esodo silenzioso, che raramente compare nei libri di scuola, e che ebbe in Jugoslavia uno dei suoi capitoli più drammatici. E pensai: quando il nazionalismo prende il sopravvento, le minoranze diventano il bersaglio. Lo sanno gli italiani dell’Istria e della Dalmazia, lo hanno vissuto i tedeschi del Danubio, lo vediamo ogni volta che le identità vengono ribadite e si tracciano linee di confine invalicabili.
Il destino è simile: morte, esodo e silenzio



I Tedeschi di Jugoslavia. Nel 1941–42 i Gottscheer furono trasferiti forzatamente dalla loro regione di Kočevje, svuotando interi villaggi. La decisione non fu jugoslava, ma del Reich nazista: voluta da Hitler e organizzata dalle SS sotto Himmler, in accordo con l’Italia fascista che aveva occupato la Slovenia. I circa 12.000–15.000 tedeschi gottscheer furono reinsediati nei territori sloveni annessi al Reich, mentre le loro case furono assegnate ad altri coloni. Una comunità secolare scomparve in pochi mesi. Nel novembre 1944, poi, l’assemblea partigiana (AVNOJ) decretò la confisca dei beni e la perdita della cittadinanza per tutti i tedeschi di Jugoslavia. Internamenti, morte, fughe e deportazioni ridussero a poche migliaia una comunità che contava centinaia di migliaia di persone.
Sapori sopravvissuti. Eppure, qualcosa è rimasto. La cucina: quella non si espelle. Paprikash di pollo o pesce, fiš paprikaš nelle pentole di rame sulle rive del Danubio, strudel di mele e semi di papavero, gnocchi di prugne, i pani di Natale dei Gottscheer. Oggi sono piatti “locali”, serviti nelle taverne di Vojvodina o Slavonia, senza più un’etichetta etnica. Sono diventati serbi, croati, sloveni. Ma in realtà portano con sé un’eredità tedesca che il tempo ha inglobato, non cancellato. Come le tombe di Vukovar.
Fonti e bibliografia
• Copernico.eu – Archivio digitale dei Donauschwaben
• Kočevski muzej – Museo di Kočevje, Slovenia (documenti sui Gottscheer)
• AVNOJ Decrees, 21 novembre 1944 – traduzioni e analisi storiche
• Digital Danube Swabian Image Archive
• Enciclopedia Treccani – voci su Jugoslavia, minoranze tedesche
• Paul Milata, Zwischen Hitler, Stalin und Antonescu. Rumäniendeutsche in der Waffen-SS, 1940–1945
• Valdis O. Lumans, Himmler’s Auxiliaries: The Volksdeutsche Mittelstelle and the German National Minorities of Europe, 1933–1945
• Hans Sonnleitner, Die Gottscheer in Kärnten (saggi sulla diaspora gottscheer)
Crediti immagini
• Fiš paprikaš (Halaszle) – Wikimedia Commons: https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/5/5d/Halaszle.jpg
• Chicken paprikash – Wikimedia Commons: https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/6/62/Chicken_paprikash_with_noodles.jpg
• Apple strudel – Wikimedia Commons: https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/3/3f/Apfelstrudel2.jpg
• Poprtnik (pane natalizio sloveno) – Wikimedia Commons: https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/9/96/Poprtnik_-_traditional_Slovenian_Christmas_bread.jpg
• Festa tradizionale dei Donauschwaben – Wikimedia Commons: https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/f/f4/Deutsches_Fest_in_der_Batschka.jpg