Ho organizzato una cena, venerdì questo, a Stresa, per festeggiare l’anniversario, uno degli anniversari, della “patatina fritta”. Non che mi interessi particolarmente, ma la scusa, ogni scusa, per stare in compagnia e per assaggiare buoni vini è valida. Il menù è questo: Gnocchi di patate all’ossolana (cioè con aggiunta di farina di castagne), Patate industriali fritte in olio d’oliva extravergine, Patate fritte industriali cotte nell’olio di semi (prob. palma), Patate fritte casalinghe cotte nell’olio Evo, Patate fritte casalinghe cotte nell’olio di semi, salse industriali e casalinghe, Dolce, Caffè, liquori e vini e/o birra in abbinamento. I vini e le birre le devo ancora scegliere con Angelo. Poi vi dirò. Per intanto, leggete questo: è curioso…
Sulla Wikipedia… “Le patatine o patatine fritte sono un alimento a base di patate tagliate a fette di forma allungata e fritte in vari modi nei diversi paesi: in Belgio si usa il grasso bovino “blanc de bœuf” in una speciale friggitrice, ma in generale sono gli olii vegetali (anche di arachidi) i più diffusi, in Italia e Spagna le patate sono cotte anche al forno finché non assumono la caratteristica croccantezza, e poi servite. Le varietà in commercio sono impacchettate per la vendita, di solito in buste. Le patatine fritte sono uno snack molto importante nel mercato dei Paesi a lingua inglese.
Ci sono molte differenze riguardo il nome delle patatine fritte nei paesi di lingua inglese. Nel Nord America si è soliti usare il termine chips per le patatine fritte vere e proprie, mentre si dice French fries per le patatine non croccanti . In Inghilterra, crisps è usato per il primo tipo di patatine, mentre chips è usato per il secondo (come in "fish and chips"). In Australia, Nuova Zelanda e Sudafrica, entrambe le forme di patatine vengono chiamate chips. Talvolta la distinzione è fatta tra hot chips e packet chips. Le kumara chips (ovvero patate dolci fritte) si mangiano invece in Nuova Zelanda
La storia delle patatine fritte è ancora soggetto di dispute tra belgi e francesi. I belgi fanno riferimento ad un manoscritto del 1781, il quale racconta che i valloni amavano friggere dei piccoli pesci della Mosa. Poiché d’inverno la Mosa gelava rendendo impossibile la pesca, gli abitanti da oltre un secolo sostituivano l’alimento con le patate, fritte allo stesso e tagliate a forma di piccoli pesci. I francesi sostengono che le patate fritte siano state inventate a Parigi nel 1789 durante la rivoluzione francese in seguito ad una campagna voluta da Antoine Parmentier per la promozione delle patate in Francia. Quello che è certo è che le patate fritte sono molto diffuse in Francia ed in Belgio a partire dal 1830 ma saranno conosciute in Nord America con il nome di “french fries” solo dopo la prima guerra mondiale, al ritorno dei soldati dal fronte belga o francese. Nelle isole britanniche le patate fritte prenderanno il nome di “chips”.”
Tutto chiaro? Neppure per sogno… Altri parlano degli Stati Uniti, vedete per esempio http://en.wikipedia.org/wiki/George_Crum. Ma ecco come la racconta un sito italiano: “Ed ecco l’origine della nostra invenzione, cioè le patate fritte. Fu verso il 1850, in un hotel dello stato di New York: lì un cuoco di nome George Crum inventò, sia pure per sbaglio, questo modo appetitoso di cuocere le patate. La “colpa” fu di un riccone Mr. Vanderbilt padrone di molte industrie che costruivano le ferrovie di allora. Costui, dopo aver ordinato varie cose, ordinò le patate. Crum taglio a fette le patate e le cucinò nel solito modo. Vanderbilt le rimandò indietro, non una ma varie volte con la scusa che non erano tagliate abbastanza sottilmente! La pazienza di Crum era al limite. Allora il cuoco scelse le patate a pasta bianca, quelle che oggi chiamiamo olandesi, le preparò tagliandole sottilmente, buttandole poche per volta nell’olio bollente e friggendole a fiamma di giusto calore, che detto così può anche essere una espressione molto vaga, ma che vuol dire friggerle a fiamma non troppo alta, cioè media. Quello che uscì fuori furono delle patatine croccanti e gustosissime. Non vi dico quanto divennero più buone nel momento che si iniziò a spolverarci sopra un po’ di sale! Anzi, una volta giunte in Europa uscirono fuori vari metodi per renderle più croccanti, come ad esempio quello di lasciarle mezz’ora in acqua fredda, per poi scolarle, asciugarle e friggerle. Poi vennero in Italia ma non prima di essere passate dalla Francia e dall’Inghilterra: l’idea di venderle gia fritte e chiuse in sacchetti di plastica partì proprio in Inghilterra all’inizio del 1900”.
Intanto in Belgio, c’è chi gli ha dedicato un museo: www.frietemuseum.be
E voi a chi credete?
Abbiamo avuto la sorpresa di trovare a Stresa Massimo Ponte, coi suoi vini… ottima serata. Ci rivedremo a Verona. E le patate? A me sono piaciute quelle industriali fritte nell’olio di oliva extravergine… Però non sono tutti della mia idea!