A Genova in una pizzeria qualsiasi del Centro ho fatto la conoscenza con un vino ambiguo. Si trattava del Riviera Ligure di Ponente doc Pigato di Albenga di Aimone Giobatta (Sv) del 2006, 13°. Un vino che ho scelto per dovere di ospitalità, non perché lo conoscessi già (conoscevo, ovvio, il pigato, ma non il produttore). Perché ambiguo? Perché mi ha dato l’impressione di essere al cospetto di un vino biodinamico, senza solforosa aggiunta… Il marchio Bio Vio (che ho scoperto poi essere un marchio aziendale) mi suggeriva questa ipotesi. Era infatti un vino ossidato, con note minerali, di pietra focaia. In bocca era asciutto, leggermente allappante, minerale sul finale, lieve nota metallica proprio in fondo (forse più un’astringenza acerba, un ramo verde) con impalpabili sensazioni carboniche sullalingua. Niente fiori, niente frutto, poco equilibrato… Buono? Cattivo? Se era “solo” un vino biologico, direi che era vecchio; se biodinamico o senza solforosa (ma quelle bollicine rade?), in linea con l’ambiguità del genere. Propendo per la prima ipotesi, anche perché non ho trovato traccia alcuna di Steiner o similari… Forse in un’altra pizzeria giace una bottiglia più giovane…
A Genova in pizzeria…
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