Seppellitelo coi suoi cani

È mancato ieri Pietro Arditi, viticoltore delle Cantine Valpane e custode appassionato di una storia familiare e territoriale che nel Monferrato ha radici profonde. Figura schiva e generosa, Pietro ha incarnato con discrezione e tenacia l’anima di una campagna antica, fatta di vigne, memorie e racconti. Ma anche di modernità.

Lo ricordo solo, nella grande casa di famiglia: una dimora signorile, dalle stanze ampie e affrescate, circondata da quegli spazi che un tempo ospitavano un’agricoltura varia e ricca. Era tornato lì per fare vino, con una scelta di ritorno alle origini che sapeva di coerenza e destino. I suoi vini non erano mai uguali agli altri del Monferrato: profondi e pieni, capaci di sorprendere. Dal Rosso Pietro, che portava il suo nome, al Perlydia dedicato alla zia, dal Valpane, vigoroso e complesso, all’Euli leggero e fresco, fino al Canone Inverso, ribelle e controcorrente, e al più delicato Rosa Ruske: ciascuno raccontava una sfumatura del suo carattere, la sua mano e il suo pensiero.

Con lui c’erano sempre i cani. Compagni inseparabili delle sue giornate, delle passeggiate solitarie tra vigne e colline. Quegli stessi cani che, in un’immagine che commuove e consola, vorremmo potessero accompagnarlo anche ora, oltre.

In rete condivideva spesso le albe e i tramonti: immagini che restituivano la sua sensibilità, il suo sguardo lento e contemplativo sul tempo e sulla natura. Nei suoi racconti riaffioravano le memorie di famiglia, come la storia della base in granito del torchio spezzata per una scommessa: episodi che rivelavano la forza dei legami e l’ironia con cui sapeva riportarli in vita.

Era gentile, generoso, ospitale. Conservo il ricordo di quelle volte in cui io, Monica e Filippo dormimmo da lui. Al mattino ci preparava il caffè e facevamo colazione insieme: gesti semplici, che però dicevano tutto della sua umanità.

Pietro Arditi è stato custode di vigne, di memorie e di un’idea di campagna che non era nostalgia, ma fedeltà a un senso più profondo della vita. Se ne va un uomo che ha lasciato il segno non solo nei suoi vini, ma nelle persone che hanno avuto la fortuna di incrociarlo.

E allora, davvero, seppellitelo coi suoi cani: i tanti cani che l’hanno amato e seguito, che hanno condiviso con lui silenzi, cammini e tramonti. Sarebbe la sua compagnia più giusta, la sua ultima e più vera famiglia.

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