Mi chiamo Carola e condivido alcune riflessioni sulla mia esperienza a Laqua by the Lake, il ristorante di Antonino Cannavacciuolo sul Lago d’Orta. Non è il tipo di locale che frequento di solito: preferisco luoghi più semplici, come agriturismi o rifugi di montagna. Ci sono andata solo grazie all’invito di mio cognato, che per i suoi 60 anni ha voluto festeggiare lì con tutta la famiglia.
Siamo arrivati a piedi dalla casa della Oma, la mamma di mio cognato, che abita da decenni a Pettenasco. L’ingresso del ristorante è discreto, quasi nascosto da una siepe alta: nessun cartello vistoso, un dettaglio che anticipa la riservatezza del luogo. Dentro, l’ambiente è moderno ed elegante: sulla sinistra un piccolo resort con appartamenti, sulla destra il ristorante, e al centro una piscina a sfioro che si fonde con il panorama del lago.
Il percorso gastronomico
Il pranzo è iniziato con il benvenuto dello chef: piccoli assaggi sorprendenti. Ricordo in particolare una foglia di basilico croccante, che mi ha stupita per la sua intensità di sapore, e dei cannolini di pasta fillo ripieni di formaggio affumicato, davvero deliziosi.
Poi sono arrivati i piatti principali:
- Ostrica con yogurt e cetriolo: fresca, elegante, ma l’abbinamento col cetriolo non mi ha convinta. Amo le ostriche e per me bastavano spuma e mollusco.
- Ricciola con zucchine e fiori: bella da vedere, ispirazione giapponese, ma non particolarmente memorabile al gusto.
- Paccheri con datterino, basilico e rucola: pasta di ottima qualità, semplice, apprezzata anche dai bambini.
- Rombo con yogurt e barbabietola: il piatto che più mi ha sorpreso. Pensavo fosse un abbinamento azzardato, invece la dolcezza della barbabietola ha esaltato la consistenza carnosa del rombo.
Il gran finale
I dolci sono stati il vero trionfo: una fragola scomposta con vaniglia e sambuco, un mini maritozzo con crema di zabaione (il più amato da tutti), un budino agli agrumi dal sapore di babà e delle sfogliatelle napoletane perfette. Non siamo riusciti a finirli e lo staff, molto gentile, ci ha preparato una scatola elegante per portarli a casa.
Conclusione
Per me, che non sono abituata a cucine così ricercate, è stata un’esperienza intensa: un incontro tra tradizione piemontese e campana, con accostamenti talvolta arditi ma interessanti. Nonostante non fossi in perfetta forma e abbia percepito meno i sapori, porto con me un ricordo bello: non solo per la cucina, ma soprattutto per l’occasione di ritrovarci in famiglia e festeggiare insieme.







