C’è un filone editoriale che riporta il sacro nella quotidianità passando dalla porta più accogliente della casa: la cucina. Santi in padella. In cucina con mamma e papà nei giorni di festa di Maria Malacrida e Chiara Serenthà (In Dialogo, 2013) appartiene a questa famiglia di libri ibridi, a metà tra ricettario e sussidio divulgativo. Il risultato? Un volume interessante e curioso, di lettura leggera e godibile, pensato per famiglie, oratori e chiunque voglia legare calendario liturgico e pentole senza prendersi troppo sul serio.
Ricette tra tradizione e guizzi creativi
Il cuore dell’opera sono ricette che oscillano tra tradizione e creatività: piatti “della nonna” affiancati da idee più giocose, pensate per coinvolgere i bambini e per trasformare una ricorrenza in un piccolo rito domestico. La difficoltà è volutamente variabile — “facili e meno facili” — così che un genitore alle prime armi trovi terreno amico, mentre chi ama cimentarsi abbia spunti per mettersi alla prova.
Santi, aneddoti e collegamenti “pop”
A tenere insieme il tutto ci sono aneddoti sulla vita dei santi, brevi note divulgative che introducono la figura del giorno e preparano il contesto affettivo della ricetta. I collegamenti fra santi e piatti non sono storici ma aneddotici: l’associazione nasce da simboli, episodi, tradizioni popolari, ingredienti “parlanti” o rimandi stagionali. È una scelta chiara: non un compendio di agiografia, ma un invito a ricordare e raccontare, portando i nomi dei santi nel lessico familiare di cucina e merende.
La forza delle tradizioni locali
Molti legami passano dalle tradizioni locali: feste patronali, usanze di paese, dolci “di ricorrenza” che punteggiano l’anno liturgico. È qui che il libro dà il meglio: offre un catalogo di segnali culturali (profumi, ingredienti, ritualità leggere) che aiutano a abitare le festività con gesti concreti e condivisi. In termini gastronomici: un promemoria di quanto la cucina sia, da sempre, archivio di memorie e appartenenze.
Un format efficace (con qualche limite)
Il format è ben congegnato per chi educa e cucina: indice dei santi e scansione mese per mese permettono una consultazione rapida e programmatica (utile per laboratori, catechesi familiare, doposcuola in oratorio). La scrittura, volutamente semplice, favorisce il racconto in cucina: si legge in cinque minuti e si passa ai fornelli.
Il rovescio della medaglia è il rischio di semplificazione: chi cerca apparati critici, fonti o una trattazione storica rigorosa resterà a bocca asciutta. Ma non è questa la promessa del libro. Il patto con il lettore è un altro: trasmettere storie e segni attraverso il fare, con l’allegria di un grembiule e la complicità di un tagliere.
Perché funziona (anche su un tavolo di “Allappante”)
- È godibile: si sfoglia con piacere, si cucina senza ansia, si conversa mentre si impasta.
- È curioso: stimola domande (“Perché questo dolce per quel santo?”) e apre a ricerche ulteriori.
- È inclusivo: la scala delle difficoltà consente di far cucinare bambini, nonni, amici.
- È situato: riconnette la tavola al tempo delle feste, alle tradizioni locali e alla memoria condivisa.
Chi lavora sul rapporto tra cibo e cultura sa che l’educazione del gusto passa dal racconto. Santi in padella lo fa con intelligenza “pop”: niente accademia, ma aneddoti ben piazzati, ricette che profumano di casa e feste che tornano vive, dal patrono alla domenica speciale.
In sintesi
Un piccolo vademecum di cucina “rituale” per famiglie: interessante, curioso, leggero, godibile. Le ricette mescolano tradizione e creatività, con passaggi facili e meno facili; la parte narrativa offre aneddoti sui santi e collegamenti non storici ma aneddotici fra figure e piatti, valorizzando tradizioni locali e calendario delle festività. Da tenere a portata di mano, più sul ripiano della cucina che nella biblioteca specialistica.