Il 1° ottobre si festeggia in Giappone e in tutto il mondo il Sake Day, una ricorrenza istituita nel 1978 dalla Japan Sake and Shochu Makers Association per valorizzare questa antica bevanda a base di riso fermentato, conosciuta in patria come nihonshu (日本酒).
La scelta della data non è casuale: in Giappone l’autunno rappresentava tradizionalmente l’inizio della stagione di produzione del sake. Inoltre, nel calendario zodiacale cinese il decimo mese è rappresentato dal segno del gallo (tori), la cui kanji (酉) è la stessa utilizzata per indicare il sake.
Il sake non è un distillato, ma una bevanda fermentata ottenuta dal riso, dall’acqua e da un particolare fermento chiamato koji. La sua storia risale a oltre 2.000 anni fa, e nel corso dei secoli è diventato parte integrante della cultura e della spiritualità giapponese, presente in cerimonie religiose, festività e momenti conviviali.
Oggi il sake vive una nuova stagione di popolarità anche fuori dal Giappone, con degustazioni guidate, abbinamenti gourmet e produzioni artigianali che lo rendono sempre più apprezzato come alternativa al vino. Le sue molteplici tipologie – dal fresco ginjo al più corposo junmai – permettono abbinamenti sorprendenti con piatti giapponesi ma anche con cucine internazionali.
Il Sake Day non è solo una ricorrenza giapponese, ma un’occasione per tutto il mondo di scoprire e valorizzare questa bevanda. Eventi, degustazioni e brindisi simbolici si svolgono in Giappone, negli Stati Uniti, in Europa e ovunque il sake abbia trovato nuovi appassionati.
Il sake è una bevanda che conosco ancora poco, ma della quale apprezzo moltissimo la storia, le tradizioni e la ricchezza di tipologie. In fondo, il fascino del Giappone è anche questo: una cultura che non smette mai di stupire. E forse non è un caso che oggi il Giappone sia così di moda… anche se non saprei dire esattamente perché. Il Paese è simile al nostro: montagne, vulcani, poche pianure, gente ammassata… però sono così diversi. Forse per questo ci affascinano, come se fossero la parte buona di noi. Almeno in parte… per quella parte.