I ricchi di una volta, viene da dire, erano veramente ricchi e granduer. Il pensiero mi è venuto sabato scorso arrivando, salendo ed entrando nelle sale del bel castello di Costigliole d’Asti. L’occasione era la degustazione di barbere piemontesi Rosso Barbera (www.rossobarbera.it), con 400 tipologie di barbera in degustazione (io ne avrò assaggiate una trentina, ma ne ho contate “solo” 382). Un vino che noi del nord Piemonte pensiamo “da osteria” era qui declinato in molte (ma non troppe) maniere: acciaio, legno piccolo, legno grande, vasca di cemento, in purezza o meno, fermo o frizzante, spumantizzato (uno), da uve surmature (un paio). Mentre mi aggiravo nei bei saloni affrescati e stuccati, pensavo che era proprio una beffa della storia: le sale dei nobili erano ora affollate dagli eredi dei contadini e dei braccianti che una volta si accalcavano nelle casupole abbarbicate alla collina del castello. Una rivincita direi. Sarebbe bello, pensavo, però che i nuovi ricchi lasciassero qualcosa anche loro ai posteri. Magari non un castello bello come quello dei nobili, ma almeno qualcosa. I borghesi, si sa, tendono ad essere egoisti e i nobili spendaccioni. Una giusta via di mezzo…
Ah, e i vini? E la degustazione? Tanti vini buoni, molti sommelier preparati (e qualcuno un po’ pedante, sia detto), difficoltà con il bancomat alla cassa, niente da mangiucchiare, niente acqua per sciacquare, grande attenzione alla sicurezza, tante persone stilose (fra i sommelier) ed interessanti (fra il pubblico). Pochi giovani, però. Il momento storico, la formula, la tipologia di vino? Domande forse oziose. Forse.

