Riviste e risposte; Pesce e posate…

Mi scrive Raffaele Minervini a proposito di un post che ho pubblicato su di una mostra mercato organizzata a Stresa. Alcune precisazioni che riporto con piacere. La rivista “Bouquet”, da lui diretta, non organizza mercatini, la rivista seleziona i produttori ma non vende direttamente; altri incontri sono stati tenuti a Vogogna, Mazzé, Pavone, Moncrivello e Stupinigi. Il vino che porta il suo nome (e che ho assaggiato) viene prodotto da alcuni parenti a cui ha ceduto il marchio. Saluto qui, cordialmente, Minervini, e pago un altro debito, questa volta di dimenticanza.

All’ultima edizione di Slow Fish (ma che mese era? Non ricordo) sono stato invitato da Aldo, Enrico e Stefano ad una degustazione tenuta nei laboratori di cucina del Salone. La ditta di Enrico, la Piazza di Crusinallo, era fra gli sponsor tecnici della manifestazione. Ci siamo seduti in questo bel laboratorio a gradoni ed abbiamo seguito la lezione di cucina tenuta da Enrico Cerea, del ristorante Da Vittorio di Bergamo. In mano, quasi come biglietti da visita, impugnavamo le belle posate che la Piazza disegna e vende.

I piatti erano quasi tutti a base di pesce. Molto creativi: cracker di segale, gelatina di miele, cipolla sifonata, merluzzo, tonno e così via… Una cucina un po’ giapponese (nella presentazione), un po’ spagnola (nel senso creativo di Adrià), un po’ italiana. Per nulla bergamasca, direi. Ma i Cerea sono stati i pionieri della cucina di pesce in quella zona. E adesso che va di moda –mettendo a rischio l’esistenza dei tonni, dei merluzzi e di tanto altro- raccolgono i frutti di tale scelta.

Bei piatti di pesce, ma mi sono concentrato sui vini: il primo era un S. Agostino bianco di Firriato. Un mix di catarratto e chardonnay, del 2006, 14 gradi. Aveva profumi di mela, note di affumicato (barrique), agrumi e miele. In bocca era fresco, corposo, con retrogusto di miele, frutta secca, note di affumicato. Piacevole. Magari non troppo fresco, ma ben corposo.

Il secondo era un Altavilla bianco, sempre di Firriato (la donna dal decoltè più famoso in pubblicità). Un vino del 2006, 13,5 gradi. Aveva profumi lievi, agrumati, un leggero non so che di selvatico, di fiori. In bocca era meno corposo del precedente: più asciutto, fresco, piacevole, più tradizionale. Sapido. Più vicino ai miei gusti. Buono.

Bella giornata. Augurandomi di poter essere ancora invitato da Aldo, Enrico e Stefano. E che Raffaele Minervini faccia lo stesso… Ottimo.

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