Ieri ho mangiato a casa di Germana un Brasato al Barolo. Un vero brasato al barolo: la carne era del Maffeis di Pontegrande, un professionista vero, lo consiglio; e il barolo era il più economico che ho trovato all’Esselunga (che i vini li ha buoni, sia detto) a venti euro la bottiglia. Ne abbiamo usate quattro. Risultato ottanta euro per una quarantina di porzioni, due euro a testa solo di vino. Piatto ottimo!
Mentre mangiavamo si ricordavano analoghi piatti in cui il “barolo” era solo una citazione (ed una truffa direi) incontrati nei ristoranti e poi il discorso è caduto sugli anni Ottanta e sui Risotti allo Champagne che imperversavano ma che di champagne non ne contenevano. Chi sarebbe stato infatti disposto a spendere per un semplice risotto al profumo di champagne (infatti si aggiungeva soprattutto alla fine, in mantecatura)? Pochi e non i tanti che se lo trovavano in lista. Come nel brasato, con un vino rosso invece del barolo, il risotto veniva confezionato con analoghi vini spumeggianti. Buoni magari, anche più buoni ma comunque non quello che veniva dichiarato.Stamattina leggo -che coincidenza!- che fanno un Pizza allo Champagne, leggete qui, e il pensiero mi è tornato al Risotto. Finirà come allora? Con un locale sciccoso che lo usa veramente e decine di emuli che contrabbandano, scimmiottano e che, in ultima analisi, promettono ciò che non possono dare? Sarà buona? Penso di sì e mi piacerebbe assaggiarla. Poi, magari, viene bene anche con un prosecco e la moda allora potrebbe dilagare per tutte le tasche… Oppure sparire, come il risotto appunto. O il brasato al barolo, che solo da Germana si riesce a mangiare!