La Nostra Babele Quotidiana

In due giorni, nella mia piccola città, sono stato corretto tre volte sulla pronuncia di parole straniere. Una signora francese con cui parlavo di vino mi ha corretto sulla pronuncia di “blanche” in francese, che io pronunciavo con una bella “c” secca sul finale: tipo “blanc” invece che “blonsh”. Va bene, ok correggo. Poche ore dopo un mio conoscente, globetrotter per lavoro, mi ha corretto la pronuncia di Mauthausen che io pronunciavo “matausen” invece che “mau-tausen”. Infine, la sera dei fuochi di San Vito, dialogando con una signora indiana residente in loco scopro che in UK prendono in giro italiani e francesi sulla pronuncia della “h”. “Gli italiani e i francesi non riescono a dire la “h”” -mi ha detto- e dunque invece di dire “ho fame” (“hungry”) dicono “sono arrabbiato” (“angry”), creando ilarità e disappunto.”Così, per diletto, è nata la parola “hangry”, che significherebbe “sono arrabbiato perché ho fame””. Ok ok, ci pigliano per i fondelli. Ci sta.

In due giorni, nella mia piccola città, sono stato corretto tre volte sulla pronuncia di parole straniere.

Quello che noi italiani continuiamo a dimenticare è che noi dovremmo pronunciare le parole straniere così come le leggiamo. Quando siamo in italia, ovvio. Ma è una regola che nessuno segue. Ci saranno ancora molte correzioni, io credo.

Mi piace però che la mia provincia sia sempre più multietnica e multilinguistica. Bene.

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