In tre giorni sono stato in due sagre, due feste di musica,cibo e birra alla spina. In entrambi i casi ho mangiato bene ed ho pagato meno che in un ristorante. Ma non molto meno e non ero in un ristorante: una panca di legno, un tendone assai rumoroso, bambini e cani, tovaglie di carta, stoviglie usa e getta, birra discreta. Riuscivo a parlare solo con le due persone davanti a me e, un po’ d’infilata, con quella alla mia sinistra. Siccome sono alto, stavo un po’ indietro sulla panca e i camerieri mi toccavano continuamente, senza chiedere scusa. E’ così. E poi tanta gente, tante famiglie e tanti giovani, poi si ballava, poi c’era un gruppo che suonava. Sembrava di essere in piazza: ciao, come va, come stai…
Certo, abbiamo mangiato. Ma non erano ristorante: comodo, tranquillo, bel tovagliato, bei piatti. Più caro, ma è ovvio: è un’altra cosa. E perché dunque avere paura delle Sagre? Almeno quelle più semplici, quelle da piazza di paese.
