La punta settentrionale del Piemonte si chiama Ossola. Ma è un pezzo di Meridione (almeno di un meridione stereotipato) incuneato nella Svizzera. Perché del sud al nord? Perché è una zona che piange sempre miseria, lamenta dimenticanze pubbliche secolari, ha politici miopi, amanti più del cemento che della natura –che pure è bella in quella zona- il popolo emigra in Canton Ticino per lavoro, altri campano sui fondi pubblici che copiosamente arrivano (ieri Italia, oggi Europa).
Fanno anche il vino. E non male. Quindici anni fa, forse per scherzo, s’investì su di un programma di recupero dell’antica tradizione enologica locale. Travolta da industrializzazione ed abbandono dei campi (che qui hanno la forma di terrazzamenti: belli ma faticosi da coltivare), fu risollevata da una allieva del mitico Fregoni: Università Cattolica di Piacenza. Una donnina sorridente, Maria Rosa il nome, che ha selezionato ma anche sperimentato, recuperato e pure modificato, rivoluzionato e conservato.
Risultato? Che il vino si fa di nuovo. Ed è anche buono. Ma è sempre in fase sperimentale. Ai politici locali piace dire alle televisioni, locali, quanto stanno facendo per il recupero della viticoltura ossolana. Morta lì. Mezze verità o mezze bugie. In questi anni non c’è stato, per esempio, nessun approfondimento per ottenere la doc, nessun consolidamento della base produttiva, nessuna preoccupazione legale. Le bottiglie che vengono prodotte in Ossola, infatti, vengono vendute con indicazione di luogo e di anno. Cosa proibita. Al limite potrebbero essere vini da tavola, senza indicazioni di sorta. Ma dove sarebbe la goduria dei politici?
Ci vorrebbe una Doc, che risolverebbe tutto. Le circa 50mila bottiglie prodotte potrebbero girare a testa alta. E si scongiurerebbe anche il pericolo dell’”enopirateria”. Per ora, l’associazione dei coltivatori ha fatto il censimento dei vigneti –un centinaio di ettari più o meno- e imposto una fascetta alle bottiglie prodotte con uva locale. Ci vorrebbe un ultimo sforzo. Invece, si spendono soldi per studi di settore, piani interreg, gal e così via…
Ma che uve si producono in Ossola? Non molte e tutte a bacca rossa (sarebbe cresciuto bene anche lo chardonnay, ma non si volle): nebbiolo, il cui clone locale si chiama “prunent”, il pinot nero, il cabernet, il merlot, la croatina e altri cloni di nebbiolo. E i vini? Dai profumi fini ma molti e ricchi di acidità, come si addice ai vini delle zone fredde; di buona conservabilità, piacevoli dopo un po’…
E i vini? Mesi fa ho partecipato ad una degustazione e ho assaggiato questi vini ossolani: l’Ossolano 2004 (12°), “dal bel colore porpora brillante… profumi intensi di frutta rossa, note di tabacco… in bocca magro e un po’ allappante”; il Ca’ d’Susana 2004 (12°), uvaggio di nebbiolo e cabernet, di cui ho scritto che “ha profumi dolci, quasi fragola da “cicca”… in bocca è equilibrato e discretamente corposo”; il Baloss 2004 (12°), pinot nero in purezza, “dai colori scarichi, riflessi viola… profumi leggeri, floreali, speziati… equilibrato ma leggero in bocca, con leggerissima nota ammandorlata; il Tarlap 2004 (13,5°), merlot in purezza, “dal color porpora, dai profumi pieni, vanigliati… in bocca è morbido, corposo ed asciutto, leggeranota amarognola sul finale”; il Prunent 2003 (14°): “un bel colore, fra rubino e granato… profumi di barrique, di fiori, di frutta secca, note di confettura di frutti rossi… in bocca armonico, asciutto. Lieve tannicità e sfumatura amara”; Ca’ d’ Matè 2003 (14,5°), uvaggio di nebbiolo, croatina e prunent: “bel color porpora… profumi di barrique sopra profumi di frutta rossa e lievissime note di pepe… dopo un po’, anche tabacco e liquirizia… in bocca armonico, caldo e leggermente amaro in fondo”.
Se li volete assaggiare, dovete rivolgervi ai fratelli Garrone che li vinificano nella cantina di Bisate di Crevoladossola e li vendono nella loro enoteca di Domodossola. Fatemi sapere la vostra.
Mi capita ababstanza spesso di proporre il Prunen ai miei amici e conoscenti (in quel di Milano, dove lavoro) ed è sempre apprezzato. Un po’ tutti trovano una piacevole sorpresa in questo nebbiolo, giudicato più “facile” e meno impegnativo dei grandi nebbioli piemontesi (Barolo & Ghemme). Un vero peccato che non si lavori per ottenere la DOC, mentre sono dell’avviso che una DOC piuù generale legata al territorio non avrebbe tropopo senso, essendo i vini prodotti in Ossola così differenti far di loro.
Quando racconterai della immensa festa che hai organizzato nei caratteristici giardini di Omegna offrendo in degustazione quei favolosi piatti cucinati dal grandissimo chef di cui non ricordo il nome, ma solo gli spettacolari piatti che ha preparato?
Caro utente anonimo. Non mi sono ancora ripreso dal trauma di lavorare troppo. Ne parlerò “next days”, parlando dei vini serviti. Ossidati compresi.
Ciao
Riccardo
sorry for writing in english, my italian is almost useless…
i love prünent since i first tasted it last year. the garrone wines are all very interesting, but i like the prünent best, it’s very special as it’s in no way one of these modern, jam-like reds but a strong and ancient red for those who can understand the tannines.
if you know what i’m saying 😉
it aint no modern wine, but most modern wines tend to lose their personality.
My english is terrific… but i have the same idea about ancient wines… they have personality… they are a blend of history, tradition and “terroir”…
Bello il tuo sito mi é stato consigliato da amici del web, verrò spesso a trovarti..ciao