Ma si può vivere senza saper cucinare?

Sono alla presentazione di un libro, anche di ricette. La presentatrice insiste e ripete più volte che lei, lei “proprio non sa cucinare”. E’ una donna urbana, curiosamente vestita e con un cagnetto al seguito che se ne sta buono sotto la sua sedia. Mi chiedo più volte il perché di questa insistenza: sarà di moda in città dire che non si sa cucinare? Oppure è un modo per dire: “sono una donna molto impegnata e proprio non ho tempo per cucinare”. Cita una volta i surgelati e mi immagino lei che scongela nel microonde e poi mangia. Ma cosa scalda e come li adopera? Anche i surgelati sono da interpretare. A meno che compri piatti già fatti e ti limiti a scaldarli. Plastica tanta e gusti standardizzati. Ripenso ai miei compagni di liceo che con orgoglio virile mi dicevano di non “saper fare nemmeno il caffè”. Li faceva sentire più uomini. Ripenso a mio suocero che si faceva vestire ogni mattina da sua moglie. Sennò stava in casa in mutande in attesa. Ripenso al piacere di farsi un risotto, un sugo per la pasta, una pizza casalinga… piatti semplici, a portata di tutti. Penso e ripenso ed immagino che forse la signora si accontenta di crocchette come il suo cane. Con cui sembra vivere in simbiosi. Tristezza.

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