Niente vino: aree di sosta delle autostrade!

Torno a casa dalle ferie e trovo sul tavolo il numero di “Panorama” del 17 agosto scorso. Mi colpisce l’articolo di pagina 199: “Dopo il casello il culatello”. L’articolista ha colto alcuni possibili sviluppi delle aree di sosta: promozione e vendita dei prodotti tipici del territorio afferente (cioé che sta intorno). Il presente, però, mi sembra ben diverso. Anche quest’estate ho infatti percorso le autostrade del Nord, da ovest verso est. E tranne il “kit antistress” distribuito dalla Regione Veneto: maglietta e bandana con logo diavolino e slogan originale (“Mestre Freeway 2006 I survived”), tutto mi è sembrato uguale a sé stesso. Aree di soata comprese. I prodotti locali sono proposti sì, ma a caro prezzo; affogati in un mare di mediocri prodotti cinesi (saranno mediocri anche loro?). La ristorazione deprime: gli stessi, costosissimi panini in ogni dove; personale sovraccarico di lavoro; offerta gastronomica, dove c’è, priva di fantasia. Che copertina per la “grande” Italia enogastronomica! Consoliamoci con le prospettive e con un panino mangiato in piedi. Sotto il sole, sia ben chiaro, perché di tavoli ombreggiati, appunto, neppure l’ombra.

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