Il nebbiolo, da cui si ricavano decine di vini famosi, famosissimi; uva prettamente piemontese, tanto da essere considerata autoctona; ha celebrato le sue glorie vitivinicole a Stresa, nei tre giorni di “Nebbiolo Grapes”. Dal 28 al 30 ottobre. Due grandi alberghi in stile liberty, decine di produttori, oltre duecento i vini in degustazione, centinaia di appassionati… questi i numeri della manifestazione itinerante nata in Valtellina anni fa che è stata quest'anno realizzata sul Lago Maggiore. Il mega banco di assaggio si sviluppava in alcune sale degli Hotel Regina e Des Iles Borromèes: gli appassionati (io), i giornalusti e gli esperti di settore hanno potuto così contare su un'ampia panoramica della produzione vitivinicola a base nebbiolo. Predominante la presenza dei produttori delle Colline Novaresi, padroni di casa; corposa la presenza dei produttori di gattinara docg; rappresentativa quella del bramaterra doc, del carema doc, del lessona doc e del donnaz e nebbiolo doc valdostano; abbondante ma a maglie larghe la presenza dei produttori delle Langhe, del Piemonte più classico. Anche se agli appassionati non sono mancate possibilità di assaggiare decine di baroli docg e barbareschi doc; magra la presenza di produttori valtellinesi: quattordici, ma con grandi vini come lo sforzato o l'inferno; e quasi episodica quella dei produttori del resto del mondo: sei dagli USA, uno dal Sud Africa, uno dal Messico, uno dal Brasile, tre dall'Australia. In ogni caso, un'offerta generosa, arricchente, appasionante. A buon prezzo: dieci euro.
Come erano i nebbioli foresti? Mah, non sapevano di nebbiolo: colorati, morbidi, grassi, con nuance di uva cotta, di mosto cotto… diversamente buoni. poco a che vedere con i nostri classici.Ma proprio per questo giudicabili e non in paragone di…