In Italia negli ultimi venti anni ci sono stati oltre 20mila morti sul lavoro. Questo significa una media di circa 1000 decessi all’anno. Sebbene ci sia stata una diminuzione rispetto ai decenni precedenti, il problema persiste e si registra ancora un numero elevato di vittime ogni anno.
In questi 20mila ci sono contati anche i soldati italiani morti in missione militare all’estero: le perdite italiane ammontano a 54 militari morti in Afghanistan, inclusa una cooperante, e 32 in Iraq, di cui 26 nell’attentato di Nassiriya del 2003, tra cui 6 civili. Troppi ma pochi se si pensa che nella Seconda Guerra Mondiale sono morti 194.000 militari e 3.208 civili italiani sono morti. Inoltre, sono stati registrati 3.066 militari e 25.000 civili morti a causa dei bombardamenti aerei anglo-americani.
Torniamo al presente: tolti i militari morti, rimangono decine di migliaia di morti sul lavoro. Soprattutto nell’edilizia.Negli ultimi venti anni, il numero di muratori morti sul lavoro in Italia è sì diminuito, ma i dati rimangono preoccupanti. Mentre il picco di decessi si è verificato negli anni 2000, con una media di oltre 300 morti all’anno, nel 2023 si sono registrati 176 decessi. Nonostante la diminuzione, il settore edile rimane ad alto rischio. Ben più di quello militare, mi vien da dire.
E dunque perché non sono i muratori a godere dei privilegi che invece vanno ai militari? Indennità di missione e calcolo favorevole della pensione. Inoltre, se sei ufficiale, guadagni benissimo e le possibilità di morire sono molto basse. Se sei generale, poi, nulle. Gli americani, che di guerre ne fanno da anni non hanno avuto un generale morto in missione dopo la Seconda Guerra Mondiale. E perché dunque tutti i privilegi? Il sospetto è che siano una casta e non un mestiere.