Ancora sui Fratelli Cervi sulla Pastasciutta Antifascista

Nei giorni scorsi si è assistito a un dibattito molto acceso, soprattutto sulla rete, tra i fauturi della cosiddetta pasta antifascista: un sistema democratico, anche simpatico per ribadire i principi costituzionali nel nostro Paese; e dall’altra parte una ridda di personaggi più o meno reali, moltissimi chatbot, moltissimi troll, moltissime persone che si divertono a mandare messaggi d’odio. Cosa diceva questa composita tribù: si accusavano sostanzialmente i fautori di questa iniziativa di essere semplicemente un veicolo propagandistico dei comunisti e del Pd. Quello che è passato in secondo piano ed è stato dimenticato da quasi tutti sono uno le figure dei fratelli Cervi, legati molto di più al Partito Popolare e ad una idea democrazia sociale, partecipata che avrebbe dato poi vita alla Democrazia Cristiana negli anni successivi. Dunque non comunisti. Al limite legati a un’ideologia di matrice sociale. L’altra cosa che è stata messa sotto traccia è il fatto che il Mussolini il 25 luglio fu sfiduciato che suoi stessi camerati che non ne potevano più di un uomo e di una condotta della guerra che li stava portando la rovina. Il re, che poi agli italiani è piaciuto meno, era il governo legittimo e legittimamente ha fatto arrestare Mussolini considerandolo un pericolo. Tutto questo gran parlare della pasta  e dei suoi colorati condimenti (rosso o nero di contro) e tutto questo odio in rete, spesso anche di persone vere che in maniera molto superficiale hanno commentato in stile calcistico questa iniziativa, come se fosse criticare le salamelle della Festa dell’Unità. Il tutto a dispetto della storia e dei fratelli Cervi che tutto erano tranne che delle persone superficiali. Erano le persone profonde che credevano nel rinnovamento sociale delle masse. E pasta o meno, meritano rispetto. 

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