Mi arrotolo fra le mani l’ultimo depliant pubblicitario arrivatomi: parla di vino. Bottiglie vendute nei centri Novacoop di parte del Piemonte. Tante tipologie brevemente descritte, appena nobilitate dal depliant in rotativa colorato vinaccia e decorato con grafici refoli di vento e vinacciuoli spogli (già, è autunno!). Alcuni vini colpiscono la mia attenzione, vengono definiti “da meditazione”. Cioé, come la intendo io: vini così corposi, così difficili da abbinare ad un cibo, così particolari da meritare tutta, proprio tutta l’attenzione dell’appassionato… da meditazione, appunto. Da sinistra a destra, nella prima pagina, trovo: il barbaresco Fontanafredda, senza annata; poi, il barbaresco Pio Cesare docg, senza annata; infine, il barbaresco Giocosa docg, senza annata… e fin qui, la “meditazione” ci potrebbe stare. In basso a destra, però, due bottiglie mi pongono delle domande. Sono il barbera d’alba Terredavino, niente anno, e il barbera Terre del Bosco Terredavino, senza annata. Uno costa 2,99 euro e l’altro, 4,99. Sfoglio ancora il depliant e vedo: tre baroli “da meditazione”, bene; un roereo arneis “da meditazione” (?) e un moscato “da meditazione” (?). Dubbi. Tanti. Seguono, un gattinara docg “da meditazione”, un inferno valtellina superiore docg e un amarone della valpolicella docg. Non è “da meditazione”, invece, il brunello di montalcino Banfi docg, né il brunello di montalcino Casisano Colombaio docg, né il cannonau di sardegna Le Bombarde. Dubbi. Tanti dubbi. Se poi prendo per buona la definizione trovata sulla rete, i dubbi sono ancora maggiori. Sbaglio io o sbaglia la Novacoop?
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