Leggo sull’ultimo “Panorama” la sua intervista sui critici gastronomici e sui cuochi. Un colpo dopo l’altro: Paolo Marchi? “Non lo capisco”. Enzo Vizzari? “Vittima della sua gola”. Edoardo Raspelli? “Anni che non lo vedo”. Ferran Adrià? “Non si arriva all’arte con la chimica”. I cuochi star? “Si mostrano in ciò che non sanno”. I cuochi del futuro? “Più preparati e più svegli, ma decimati dalla delusione e dalla fatica”.
Un po’ di stoccate le tira anche a me (indirettamente). Clienti insopportabili? “Chi vuole ancora il pane in tavola”. E a me piace tanto, soprattutto se creativo, ricercato, saporito… Poi tira un colpo a Monica: “chi si alza per fumare” (ma smettila!). E fa felice mio fratello avvocato (sempre elegante): “chi è sciatto”.
Io non so se dargli ragione su tutto. Anche se a me è simpatico. Però condivido in pieno la sua visione sul futuro della cucina: “tradizionale con elementi esotici, salutistica, essenziale”. Quella che piace a me. Ora. Ma con il pane…
Hai detto niente. Potrebbe anche avere il dono della Sapienza, ma "uno" che vuole togliere il pane dalla tavola, si trova per forza nel torto, non esiste……
Sarò un semplice, ma il gusto che regala il pane i tutte le sue varianti , è irrinunciabile. Per dirne una, il "cestino" del Piccolo Lago vale da solo la visita.
Saluti
Paolo