Siamo finiti anche noi nella trappola del tartufo. Noi, sei in uscita serale, alla ricerca di buoni vini e piatti preziosi. Se ne siamo usciti però è solo perché a tendercela era stato un amico che, buttatici dentro, ci ha poi gettato una corda. Ma se fossimo stati dei turisti giapponesi (notoriamente da spellare) o americani (che arroganti!) o inglesi (che snob!) o tedeschi “di Germania” (questi poi!)? Lui li avrebbe salvati, certo, ma gli altri?
Spieghiamoci meglio. Ieri sera, in sei, siamo andati a cena a La Credenza di San Maurizio Canavese. Locanda pluripremiata e assai valida. Ci facciamo prendere la mano con sei menù gourmet: una prolusione di piatti e di vini da stordire… Eros, appena uscito indenne dal compleanno, si fa tentare dal tartufo, dai tartufi che facevano bella mostra di sé sotto una teca, in sala. Chi gli sa dire di no: Eros è un amico e Davide gli va dietro. Io non ho capito nulla (in questo periodo mi manca un pila, dice Andrea); Paolo non favella, forse non ha capito neppure lui; Massimo appare un po’ dubbioso; Andrea ci guarda come colui che sa, sa come andrà a finire. E così è stato. Arriva l’uovo di Parisi e, puntuale, arriva Giovanni che “mandolina” sopra al piatto di ognuno di noi una serie di leggere scaglie di tartufo. Ottimo, davvero tutto ottimo. Ma in alcuni di noi comincia a serpeggiare il timore di finire come certi ospiti di cui si legge sui giornali: cifre esorbitanti, cause pro e contro il ristoratore… etc etc. In realtà non è successo nulla, un paio d’ore dopo abbiamo finito ed abbiamo pagato una cifra sì elevata, ma non eccessiva per ciò che avevamo mangiato (e per le emozioni provate). Però, però… però i ristoratori dovrebbero essere più borghesi, come lo sono i clienti, e meno aristocratici. Con piatti/prodotti costosi, dovrebbero sempre ricordare i prezzi ai clienti: “al grammo è…”, “due passate sono…”… Uno si fa due conti. E se non vuole, non ordina. Se uno vuole, ordina e sa. Voi dite: c’era sul menù! Forse, ma era sparito ore prima e lì sul tavolo non era più disponibile. E, poi, fare la figura di non fidarsi del ristoratore?
Da ragazzo lavorai due settimane in una gioielleria e una volta presi un rotolo di banconote da un cliente conosciuto, senza contarle. Mi sembrava di mancargli di rispetto. Invece fui sgridato. Anche in una gioielleria i conti si fanno davanti al cliente. Così come si dovrebbero fare al ristorante… Bella serata, comunque: siamo usciti indenni dalla trappola tesaci… Animali (cicciottelli) in fuga!
La degna conclusione sarebbe dire quanto avete speso!!
saluti
Edoardo
Magari specificando quanto per il cibo, quanto per il tartufo, quanto per il vino…
Abbiamo speso 125 euro a testa, per un menù assai ricco di portate e di vini (non tutti piaciuti, invero). Il giusto, direi, calcolando i prezzi delle bottiglie, del tartufo, del nome del locale, della bravura dei cuochi… Il menù è assai lungo. Lo scrivo stasera in un post che pubblicherò…
Ciao 🙂
Alcuni vini non vi sono piaciuti ???
Colpa di chi li ha scelti…
Li ha proposti il locale, invero. Ma poi ti dico nel dettaglio 🙂
Il tartufo delle mie brame io che sono di Cisterna quest’anno e’ difficile trovarne di buoni, per questo penso che costi cosi’ tanto, ma e’ un grave errore di servizio, e sempre meglio usare il bilancino prima di grattare, la Langa insegno non dichiarare e colpire gli avventori.
La prossima volta venite a trovarmi a casa mia.
Peppino
Il tartufo migliore deve essere piccolo e consumato velocemente ogni giorno perde peso, valore e quindi deve essere consumato velocemente per non perdere capitale.
Davide