Ma a chi serve il winefit?

Il mio ex allievo Donato ha presentato a scuola un moderno apparecchio per servire il vino, rossi o bianchi, che ribalta il classico concetto di macchina per spillare il vino automaticamente. Si tratta del winefit, idea italiana, che non ha funzione di frigorifero ma solo quella di spillatore. Usando un gas inerte, l’argon, e una serie di chiusure adatte ad ogni bottiglia costa meno, occupa meno spazio ed è versatile. Sembra “l’uovo di Colombo”.

Semmai i dubbi sono altri: a chi può servire? Perché averlo? (che poi è la stessa domanda)… Mi verrebbe da dire ai winebar e ai ristoranti che fanno servizio al bicchiere. Locali affollati, svelti, dove il personale varia spesso e non sempre ha la preparazione necessaria per aprire bottiglie correttamente, versare con garbo e nella giusta misura; né sanno tutti consigliare il cliente. Uno solo decide le tipologie di vino da proporre, ne segna il prezzo su una lavagnetta o sul menù, fissa la quantità in macchina (un cl, uno virgola due, due…) e poi istruisce gli altri, sommariamente. Rimangono comunque molti altri dubbi: il vino bianco nel frigo normale è a cinque gradi: lo serviamo tutto a questa temperatura bassa per alcuni ed alta per altri? E il vino rosso dove lo teniamo in temperatura? La soluzione migliore sembrerebbe avere un paio di frigoriferi adatti al vino: uno per i bianchi ed uno per i rossi. Per cui, il vantaggio economico di partenza scema. E poi, se s’incappa in un cliente curioso, cosa si racconta? Che del vino quel poco che si sa celo hanno detto altri e che i vini li hanno scelti altri… raro il cliente curioso, ma la sua esistenza fa pensare che la vecchia conoscenza intellettuale-manuale del sommelier od aspirante tale sia ancora la tecnologia migliore.

Il winefit, per assurdo, ha bisogno di personale preparato per dare il meglio di sé.

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