Lì, nel basso Piemonte, zona Asti, devono avere una bocca più robusta della mia, capace di gestire meglio sapori e gusti ad alta tonalità.
Oltre al linguaggio retorico, spiego. Sono andato per curiosità (grazie Valentina Casetta e grazie Giuseppina) ad uno de I Lunedì dell’Astesana. Argomento: La robiola di roccaverano dop. Sede: la Cantina di Nizza. Belle le spiegazioni sul formaggio che viene fatto o solo con latte caprino o mescolato, ma non più del 50%. Si mangia fresco, ma può anche invecchiare: si riduce, si scurisce, diventa assai saporito. Buoni i vini proposti in degustazione: un grignolino d’asti doc Lanfora Montalbera 2018 affinato in anfora, una barbera d’asti superiore docg 2017 Passum di Cascina Castlet ricavato da uve surmature ed appassite e poi legno, e un nizza docg Tre Roveri di Pico Maccario, molto legno e molti premi vinti. Tanta roba.
Ma il formaggio era un po’ sovrastato, come un’onda, da questi vini di gran razza e forse solo la versione stagionata reggeva il confronto. Io ci avrei messo un bianco, un rosso giovane e solo con l’ultimo un robusto rosso.
Ma poi che ce ne può fregare? Erano ottimi formaggi ed ottimi vini. Non è poi detto che i grandi debbano andare sempre d’accordo.




