L’Europa attaccata a un tappo

Bolzano Novarese, 17 ottobre 2026

Stamattina ho tirato fuori dal frigorifero una bottiglia di Coca-Cola Zero. Ho svitato il tappo, che si è posizionato a novanta gradi ed è rimasto lì, fermo. Mi sono versato un bicchiere di Coca-Cola e mi è tornata in mente una trasmissione ascoltata due o tre giorni fa su RTL. Si parlava proprio del tappo di plastica che non si stacca, quello previsto dalle norme europee. Intervenivano gli ascoltatori e i commenti erano sostanzialmente negativi. Fra le lamentele, il solito ritornello: cosa ce ne facciamo di un’Europa che pensa soltanto alla misura delle zucchine e ai tappi delle bottiglie?

Signore del cielo.

Pensare che l’Unione europea sia un’entità astratta, dominata dall’illogicità e impegnata a inventare fastidi per i cittadini, è una comoda scorciatoia per chi non vuole fare lo sforzo di capire. C’è una cosa che mi infastidisce? È colpa dell’Europa. Il tappo mi tocca il naso? Ecco dimostrata l’inutilità delle istituzioni europee. Poi ci sono mille altre cose importanti: il mercato unico, la possibilità di spostarsi fra i paesi, la tutela dei prodotti tipici… etc etc Tutte cose che diamo facilmente per scontate. Il tappo, invece, lo vediamo ogni giorno. E diventa un argomento sufficiente per liquidare tutto il resto.

Così mi è venuta la curiosità di ricostruire l’iter di questa decisione. Chi l’ha proposta? Chi l’ha discussa? Chi l’ha approvata? Perché, prima di immaginare un misterioso burocrate intento a rovinarci la colazione, magari vale la pena guardare le carte. La proposta è stata presentata dalla Commissione europea nel maggio 2018. È passata attraverso il Parlamento europeo e il Consiglio, dove siedono i rappresentanti dei governi nazionali. Ci sono stati discussioni, negoziati e un accordo. Nel marzo 2019 il Parlamento ha approvato l’intera direttiva sulla plastica monouso con 560 voti favorevoli, 35 contrari e 28 astensioni. L’obbligo relativo ai tappi è diventato applicabile nel luglio 2024.

Cinque anni dopo. Il tempo per accorgersene c’era.

E c’era anche una ragione: i tappi sono fra i rifiuti di plastica che si trovano più frequentemente sulle spiagge europee. Tenerli attaccati alle bottiglie serve a ridurne la dispersione. Possiamo discutere dell’efficacia della soluzione, della comodità dei diversi modelli, di come siano stati progettati. Ma almeno partiamo dal problema che si voleva affrontare.

E la Lega, nel frattempo?

Sono andato a vedere anche questo. Al Parlamento europeo, nel marzo 2019, fra i voti contrari alla direttiva sulla plastica monouso c’erano quelli di europarlamentari della Lega. È giusto ricordarlo, per non attribuire al partito un voto favorevole che in quella sede non diede.

Ma la storia continua. Il 21 maggio 2019, quando il provvedimento arrivò all’approvazione definitiva del Consiglio dell’Unione europea, l’Italia votò a favore. Al governo c’erano Movimento 5 Stelle e Lega, con Matteo Salvini vicepresidente del Consiglio e ministro dell’Interno. Votarono a favore 27 Stati su 28: nessun contrario e una sola astensione, quella dell’Ungheria.

Nel 2021 la direttiva venne poi recepita in Italia dal governo Draghi, sostenuto anche dalla Lega. A quel punto si trattava di dare attuazione a un obbligo europeo già assunto, ma il passaggio precedente resta: il governo di cui la Lega faceva parte aveva contribuito ad approvarlo.

Perciò, quando nel 2024 Salvini attaccò i tappi parlando di «Eco-norme surreali volute da Bruxelles», qualche precisazione sarebbe stata opportuna. Non era una decisione piovuta da un pianeta lontano. A Bruxelles aveva detto sì anche il governo italiano. Il suo.

Prendersela con un’Europa lontana e indistinta è facilissimo. Spiegare come funzionano le sue decisioni richiede qualche minuto in più. E, soprattutto, obbliga a ricordare che dentro quelle istituzioni ci siamo anche noi, con i nostri rappresentanti e i nostri governi.

Intanto finisco la mia Coca-Cola Zero. Poi richiudo diligentemente il tappo.

Che non si stacca.

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