Un confronto a partire da un libro del 1978
Bolzano Novarese 17 ottobre 2026
Tutto è cominciato con un articolo sul Post dedicato al piacere di andare alle sagre. Fra le letture citate compariva Le sagre e le feste popolari italiane, curato da Giorgio Riva e pubblicato da Editrice Bibliografica nel 1978. L’ho cercato in rete, l’ho trovato per pochi euro e l’ho comprato.
È un repertorio di feste, ordinate per località, con le date e una descrizione più o meno lunga. Alcune occupano poche righe; altre raccontano cerimonie, giochi, distribuzioni di cibo. Il Piemonte è ben rappresentato e mi è venuta una curiosità: quante di quelle manifestazioni ci sono ancora?
Ho cominciato a confrontare le pagine del libro con i programmi recenti. In alcuni casi ritroviamo la stessa festa e persino lo stesso piatto. In altri il nome è cambiato, la data si è spostata oppure una manifestazione è terminata e ne è nata un’altra. Per alcune non ho trovato informazioni sufficienti: non significa che siano scomparse, ma per il momento la verifica si ferma lì.
Ivrea era già importante allora e lo è ancora oggi. Nel programma del Carnevale 2026 ritroviamo, accanto alla battaglia delle arance, le fagiolate con la distribuzione dei fagioli grassi. La storia pubblicata dagli organizzatori ricorda che alcune sono nate negli anni Settanta: quella di Bellavista nel 1976, quella di Cuj dij Vigne nel 1973. Quando uscì il libro erano iniziative appena cominciate; oggi hanno alle spalle mezzo secolo.
Anche a Santhià il confronto è abbastanza diretto. Il repertorio descrive le pule, le questue nelle cascine per raccogliere quanto occorreva alla fagiolata. Le compagnie esistono ancora e raccolgono fondi per l’organizzazione del Carnevale. Continua anche la grande distribuzione di fagioli: gli organizzatori indicano circa centocinquanta caldaie di rame, oltre ventimila razioni e più di trecento addetti.
I numeri, del resto, piacciono alle sagre di ogni epoca. Nel libro, a Ponti, si parla di sette quintali di polenta, accompagnata da frittata, merluzzo e Dolcetto. Per il Polentonissimo di Monastero Bormida compaiono dieci quintali di polenta, cento chili di salsicce, cento di salamini e quaranta di frittata. È una precisione che si incontra ancora nei programmi: serve a dare la misura della festa, con una comprensibile dose di orgoglio paesano. E racconta anche il lavoro necessario per prepararla. La festa comincia prima che qualcuno si sieda a mangiare. E finisce dopo.
A Meina la scheda del 1978 segnala polenta e bruscit per il sabato grasso. Nel programma del Carnevale 2025 ritroviamo polenta, bruscitt e zola. Il piatto è rimasto, almeno nel nome e nell’abbinamento. Per sapere quanto sia cambiata la ricetta bisognerebbe chiederlo a chi lo prepara. È uno dei dettagli che mi hanno incuriosito di più, insieme ai nomi di altri cibi: i caritin di Portacomaro e Scurzolengo, le miacce e i capunett di Piode, il per me misterioso crucant di Stroppo. Il libro li registra senza sempre spiegarli: evidentemente, per chi aveva fornito le informazioni, non ce n’era bisogno.
A San Mauro Torinese c’era la Sagra della fragola, indicata nella prima decade di giugno. La festa c’è ancora: nel 2026 il programma principale si è svolto dal 20 al 26 maggio, con altri appuntamenti a giugno. Fra le iniziative compare la “fragolata per tutti”. Sono cambiati il calendario e il programma, ma il frutto celebrato è lo stesso.
A Torino ritroviamo invece anche il giorno e il luogo. Il libro descrive il falò del 23 giugno in piazza Castello, con il toro di cartapesta. Il Farò continua a far parte dei festeggiamenti di San Giovanni.
Più evidente è il cambiamento a Tonco. La Festa del pitu del repertorio comprende una giostra a cavallo nella quale si contende la testa di un tacchino. La manifestazione esiste ancora, ma il Comune precisa che fino al 2009 si utilizzava un animale acquistato in macelleria e dal 2015 si impiega un fantoccio di tessuto. È cambiata anche la collocazione nel calendario: il libro indica la domenica di carnevale, mentre nel 2026 la Giostra del Pitu si è svolta il 12 aprile.
A Savigliano, invece, la vecchia festa è finita. Il libro segnala la Sagra del grano dal 14 al 21 agosto 1977. Secondo la ricostruzione del Comune, l’ultima edizione si tenne nel 1986. Nel 2002 è nata la Festa del Pane, che il Comune stesso collega all’esperienza precedente. Possiamo considerarla una continuazione? Il tema è vicino, il collegamento è dichiarato, ma in mezzo ci sono un’interruzione e una nuova partenza.
A Stroppo il repertorio propone una Sagra del villeggiante, l’ultima domenica di luglio: distribuzione di crucant e lavanda, bande musicali e ballo popolare serale. Non ho ancora trovato una conferma recente di questa specifica manifestazione. Il nome, però, merita di essere ricordato: già allora il paese organizzava una festa esplicitamente rivolta a chi veniva a trascorrervi le vacanze. Mi fa venire in mente il legame delle Pro Loco con l’accoglienza dei villeggianti: chissà quante feste conservano ancora quel nome?; Chissà quante Pro Loco sono gestite da villeggianti?
Restano da verificare altre voci, fra le quali la Sagra della carità di Scurzolengo, la Festa del grano con la cipollata di Ticineto e la Sagra del polentone di Tonengo. Sarebbe interessante sapere dagli abitanti se continuano, se hanno cambiato nome o quando hanno smesso di farle.
Il confronto arriva infine alle quindici Sagre di Qualità piemontesi riconosciute da Unpli. Qui possiamo fare anche il percorso inverso: partire dalle manifestazioni di oggi e vedere quali ritroviamo nel libro.
A Refrancore il repertorio descrive la festa di Pentecoste, con sedici caldaie di faseu bòn, vini e altri prodotti locali. Oggi la Festa di Pentecoste e dei Faseu Bon Dal Francu conserva sia la ricorrenza sia il piatto. C’è anche un particolare che riguarda gli ingredienti: nel raccontare la candidatura, Unpli Piemonte ricordava che per anni erano stati utilizzati fagioli dell’occhio provenienti dall’Africa, mentre si lavorava al recupero della coltivazione locale. La festa era rimasta, ma la provenienza del prodotto aveva avuto una storia meno lineare.
Bubbio figurava già nel repertorio con il polentone. Oggi la Sagra del Polentone è fra quelle premiate nel marzo 2026. Anche Borgomanero compare nelle vecchie pagine con la festa dell’uva, che ritroviamo nell’elenco delle manifestazioni riconosciute: stesso paese e stesso nome, con programmi da confrontare nei particolari.
A Moncalieri, invece, il libro parlava di una festa della trippa e del pesce. Oggi troviamo la Fiera Nazionale della Trippa. La trippa dunque c’è; resta da capire che cosa sia accaduto alla parte dedicata al pesce.
Per Pozzolo Formigaro occorre una precisazione. La vecchia scheda riguarda una sagra degli agnolotti a Bettole, la prima domenica di giugno, mentre il riconoscimento attuale è assegnato agli Anlòt id San Bastiaun, collocati nell’elenco nazionale nella seconda metà di gennaio. Sono feste dello stesso territorio dedicate a preparazioni affini, ma questo non basta a dire che l’una sia diventata l’altra.
Altre Sagre di Qualità sono nate dopo la pubblicazione del libro, e quindi non potevano comparirvi. La Fiera del Porro di Cervere prende avvio nel 1980, due anni dopo l’uscita del repertorio. La storia del prodotto è precedente, ma quella della manifestazione comincia allora. La Sagra del Fungo di Trontano risale al 1986, secondo la Pro Loco. A Cremolino, la Sagra delle Tagliatelle nasce nel luglio 1987, come ricordano le cronache locali. Sono due appuntamenti entrati nel calendario piemontese quando il libro era già sugli scaffali. La Sagra della Patata di Montecrestese comincia invece nel 1994, per iniziativa della banda musicale. Gli organizzatori raccontano che si voleva creare una festa per il paese e un appuntamento per i turisti estivi dell’Ossola. Anche qui ritroviamo i villeggianti, sebbene nel titolo ci siano le patate.
Per altre tre manifestazioni abbiamo verificato le edizioni attuali, ma resta da precisare la data di nascita. La Sagra del Torcetto di Agliè ha celebrato nel 2026 la trentaseiesima edizione. Nelle pagine finora esaminate non abbiamo individuato una scheda corrispondente. Naturalmente l’età della sagra e quella del biscotto sono due cose diverse. A Montemagno Monferrato, Pane al Pane – Elogio del pane monferrino è arrivata nel 2026 alla ventiquattresima edizione. Anche per questa festa manca una corrispondenza nel materiale del libro che abbiamo raccolto. La Fiera della Cipolla Bionda di Cureggio e Fontaneto, organizzata a Fontaneto d’Agogna, ha tenuto nel settembre 2026 la quattordicesima edizione. Per collegarla a eventuali feste precedenti servirebbero altre informazioni: nelle schede lette non abbiamo trovato questo passaggio.
Restano Masera, Santena e Calliano Monferrato. La Festa dell’Uva di Masera esisteva già molto prima del 1978: il Comune ne fa risalire la nascita al 1925. Non c’è traccia però nel libro di Giorgio Riva. Va distinta comunque dalla festa dell’uva di Masserano, che è invece segnalata: sono due località diverse, anche se non troppo distanti. La Sagra dell’Asparago di Santena, giunta nel 2026 alla novantatreesima edizione, ha una lunga storia. Il riconoscimento Unpli è recente, la manifestazione molto meno. Ma neppure questa c’è nel libro del 1978. Per la Sagra dell’Agnolotto d’Asino di Calliano Monferrato, invece, il Comune ricorda che la Pro Loco è nata il 18 maggio 1978 e descrive la manifestazione con agnolotti, stufato e salamini d’asino. La data di fondazione dell’associazione, però, non ci dice quando sia cominciata la sagra. Nel 1978 si correva però il Palio Ragliante e probabilmente si mangiava già in piazza.
Delle quindici Sagre di Qualità, dunque, alcune si riconoscono nelle pagine del libro, almeno quattro sono nate successivamente e per le altre occorre ancora cercare. In certi casi abbiamo lo stesso nome; in altri lo stesso cibo, ma una ricorrenza diversa. Preferisco lasciare aperta la domanda sulla continuità, piuttosto che riempire gli anni mancanti con una supposizione. Mi piacerebbe che questo confronto servisse anche a raccogliere ricordi e precisazioni. Chi conosce quei paesi potrà forse dire: questa festa la facciamo ancora; questa è finita; quest’altra adesso si chiama così. E magari spiegare che cosa è successo, a Moncalieri, al pesce.