Sto leggendo un fumetto bellissimo, intitolato L’anomalia. In una vignetta c’è una battuta che suona più o meno così: «Mi ricordo la prima cena al ristorante. Mi ricordo anche il conto».
Me lo ricordo anch’io. In realtà non era una cena, ma un pranzo domenicale a Orta San Giulio, quando Orta era ancora vivibile. Il ristorante era l’Antico Agnello e io ci ero andato con la mia ragazza di allora, Francesca.
Non sapevo da che parte cominciare, così ordinai quello che prendeva mio padre la domenica: tortellini in brodo, probabilmente del bollito e vino bianco. Pinot grigio. Forse anche qualcos’altro, ma non me lo ricordo.
Con Francesca abbiamo avuto una breve e abbastanza sciocca storia d’amore. Di quel pranzo, però, ricordo soprattutto il mio imbarazzo: un ragazzino di provincia, imbranato, al ristorante con la sua ragazza. E i tortellini in brodo.
Così, quando sono diventato grande e ho avuto un figlio, ho cercato di insegnargli anche questo: come si va al ristorante, come si ordina, quale bicchiere si usa. Piccole cose, certo, ma volevo risparmiargli almeno un po’ dell’impaccio che avevo provato io.
Perché va bene il primo amore, ma davanti al cameriere bisogna pur sapere che cosa dire. Io, nel dubbio, avevo detto: tortellini in brodo. E Pinot grigio, come mio padre la domenica.