Se passi nei quartieri vecchi, lei ti appare. Nella sua santa ieraticità è lì: modesta nelle edicole; grandiosa nelle chiese, intrecciata di oro ed argento, dai capelli lunghi e veri delle fedeli, vestita con tessuti ricchi e curati. Incute e tu pensi al Santo Bevitore che si aggira nei vicoli ad inseguire un voto. E ti siedi ad un tavolino a bere qualcosa. Dio possa regalarci… Sgusci nelle grandi piazze e la vedi vecchia e modesta seduta a vendere le sue piccole cose, quasi un segno mentre pensi a tua madre e alla sua fede profonda. Ti infili in uno dei bei musei cittadini e la vedi lì, moltiplicata in mille pose: ieratica o mondana, vestita di lusso e tradizione o nuda nelle sue forme idealizzate o realistiche o deformate dal machismo iberico. E’ sempre lei, un po’ suscita ricordi, nostalgia, ricordi del desiderio e del piacere. Le sue forme esibite o confrontate nelle foto artistiche e cerebrali. Vedi le foto e le colleghi alle migliaia di frammenti visivi delle signore, signorine, di ogni parte del mondo che incroci nelle strade borghesi del centro. “Come la rena quando il turbo spira” nel gioco continuo del piacere piacersi desiderare desiderarsi… Chiudi la giornata in un hammam e rivedi le donne di Piazza Armerina, mentre lei esce dall’acqua per entrare nel vapore. Come in un sogno, chiudi gli occhi e un caleidoscopio di frammenti, d’immagini, di ricordi, di donne narrate ti girano nel cervello. Eterna creatura, eterno Solaris.













