Sono rispuntate le castagne: nei boschi e in casa. Le ho raccolte, le ho fatte bollire, fatte alla piastra, sul fuoco… Dicono che la malattia che stava decimando i castagni sia in recessione: indebolita ma non sconfitta. Non so, io comunque di castagne ne ho trovate e mangiate molte quest’anno.
Altre invece sono arrivate. Fra cui un chiletto di castagne secche assai preziose. Si tratta infatti di una parte di castagne fatte essiccare con legno vero (e non rimasugli di legni d’opera) in un antico essicatoio nel bosco. Uno degli antichi manufatti preindustriali da tempo dismessi. Tranne questo che è stato portato a nuova vita. Non lo indico, perché non so dove sia e anche perché immagino che a norma di modernità sia fuorilegge. Sono ottime e sono andate a ruba nel “mercato nero”, se non mi facesse ridere il tutto. Il mio chiletto me lo sono conquistato e l’ho già redistribuito.
Alcune sono state fatte rinvenire in acqua e sono state mangiate così, con il vino Novello (che mi piace ancor di più proprio perché non di moda): buone, dolci ma non dolci, con leggerissimo profumo di affumicatura, versatili; chi le ha fatte in forno avvolte nella pancetta; mia madre le ha tuffate nel latte ed è tornata bambina. Una buona parte, invece, servirà per il ripieno, il contorno del pollo di Natale. Le abbinerò con quello che troverò: Novello, Bollicine,Rosso giovane…
Le consiglio. Cercatele…
Le castagne tornate
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