La Santa Barbara non la conosco…

La Santa Barbara non la conosco, eppure mi perseguita. Proprio una settimana prima, il tecnico del computer mi consigliava di chiamare così, però tutto attaccato: santabarbara, la memoria esterna. Quella di back up. Pochi giorni dopo, mi telefona Ezio del Giardinetto (lagodortahotels.com) per invitarmi a cena. Una cena degustazione con vini marchigiani. Ci vado con l’Innominabile e con Davide. Bella serata. I vini sono della ditta Santa Barbara di Barbara. Ancona (vinisantabarbara.it)). Lì rappresentata da due signori brillanti: il cantiniere (che è anche il boss) e il capo marketing. Aperitivo sulla spiaggia, circondati da giovani inglesi che attaccano a bere subito per tenere alta la fama che li vuole così (questi rispondevano in pieno al clichè). Si beve con stuzzichini “marche style” uno Spumante Metodo Charmat, verdicchio e un poco di chardonnay. È piacevole, fresco, dai profumi leggeri. Leggero lui stesso (11,5°). Si fa bere. Anche se a Davide sembra un po’ corto. Sfido io: lui è abituato ai vinoni! Non male. Leggo sulle mie note: “profumi buoni, floreali, fruttati… in bocca è morbido, poi fresco… nota vegetale sul finale”. Con il Brodetto di mare (che mi fa incazzare: perché devo usare le mani? sono imbranato ed ho una camicia bianca. Perché?). Buono, comunque. Si accompagna ad un Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Le Vaglie del 2007. Il vino ogni tre anni cambia etichetta. La nostra è stata dipinta da Sara Sammarco, vincitrice della seconda edizione del Premio Santa Barbara Arte, riservato agli studenti dell’Istituto d’Arte di Urbino (lo ha fatto anche Angelo Molinari, grande pittore locale). Che vino è? In bianco strutturato, oltre 13°, che profuma –tanto- e di affumicato e frutta stramatura a polpa gialla e e e. In bocca è corposo, ma fresco e piacevole. Una lieve nota di amaro sul finale: mandorla, caffè? Con l’ottima Pasta di Mancini con Vongole Veraci, Aglio, Olio e Peperoncino abbiamo bevuto il Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Stefano Antonucci 2006. Mi sembra di bere un vino meridionale: è corposo (13,5°) ma non fresco, non abbastanza per equilibrare. Non abbastanza per renderlo beverino. È ottimo, si intenda, ma al limite della stucchevolezza. Al naso si intuiscono profumi di vaniglia, di legno (sta in barrique per 12 mesi), di frutti a polpa bianca. In bocca è corposo, con note di affumicato… Siccome hanno capito che siamo appassionati, ci fanno assaggiare l’annata 2005. È un altro vino! Completamente diverso: ha profumi agrumati: cedro, limoni, lime… e poi un poco di legno, dolce, e frutta cotta. In bocca è più fresco, sempre agrumato. Un altro vino? Con il discreto Coniglio in Porchetta alla Marchigiana (buonino, ma non ricordo molto) ci hanno servito un Marche Rosso Stefano Antonucci 2006, 14°: un mix di merlot, cabernet sauvignon e Montepulciano che ha un bouquet ricco: sa di caffè, frutta rossa in macerazione alcolica, note vegetali, anche un po’ di spezie… aggredisce la quantità e la tipologia del profumo. Aggredisce, ma piace a Davide (l’Innominabile sarà invece piuttosto critico del rapporto qualità – prezzo dei vini assaggiati). In bocca è subito dolce ma poi esce la freschezza ed infine la nota amarognola. Lungo e persistente. 14 mesi in barrique. Con la selezione dei formaggi di fossa ed altre piacevolezze, ci hanno servito il Maschio di Monte 2005, un cento per cento Montepulciano micoossigenato. Al naso sa di tabacco, poi di frutta rossa macerata, un po’ di spezie in fondo. E poi dei profumi che mi inquietano: cuoio? Pelliccia animale?. Un mix che sorprende e che ti fa pensare alla sua evoluzione. Mi piacerebbe riassaggiarlo fra alcuni anni. In bocca, ora, è fresco, anche un pelo di più del necessario. Piacevole nel complesso. Un buon vino. Un po’ esplosivo, verrebbe da dire: in onore alla Santa!

Sul tardi, ci uniamo agli inglesi e sorseggiamo (loro tracannano) alcuni, ottimi, gin and tonic. Inneggiamo all’estate, alla vita e all’amicizia… Sia sempre così! Per sempre…

ps Dopo aver scritto il post, mi trovo fra le mani del materiale che ho preso duramnte la serata. Fotocopie di guide: quella del Gambero Rosso, ma in versione tedesca ed inglese (cambia rispetto l’italiana?), in cui si attribuiscono i tre bicchieri al Verdicchio Le Vaglie 2006 ("for its graceful elegance. Notes of flawers, apple-like fruit and almond unfold into very complex nuances of tropical and citrus fruits")
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