Ero a Civiasco…

Ero a Civiasco, a giugno. Calda giornata di sole. Ero a Civiasco, a far merenda fra le rovine di un antico monastero. Sdraiato sul prato, guardavo un rapace volteggiare nel cielo (aquila? falco?), cercando inoltre di decifrare uno strano simbolo nobiliare sulla chiesa: un cappello da vescovo tridentino che copre uno scudetto in cui uno scoiattolo guarda verso la cima di un albero fronzuto. Ero arrivato lì con Simone e con altri, occasionali amici, durante la decima edizione della “Peregrinatio”: venti chilometri a piedi dal Sacro Monte di Orta e quello di Varallo Sesia, salendo e discendendo il passo della Colma. Lì ci siamo fermati per il pranzo frugale: mangiavamo, a caso, pane con la nutella e con il pomodoro, salame e formaggio. Una bottiglia di vino aveva fatto la prima parte della strada con me: un Monferrato Dolcetto 2006 di Franco Roero (12,5°), regalo di Monica. L’abbiamo trovato buono, classico: pochi profumi fruttati e poi in bocca secco, magro, amarognolo… L’abbiamo soprattutto trovato corroborante, dopo quella fatica: ci ha dato la carica per finire il pellegrinaggio. Ci è piaciuto molto, al di là del suo valore intrinseco. Era il contesto che lo rendeva importante…
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