La birra artigianale scende a sud e sale nella considerazione collettiva. Non c’è che dire: la birra artigianale sta diventando un fenomeno di costume, un’interessante alternativa al vino (non foss’altro perché meno alcolica), una nuova opportunità di business (artigianale, ovvio!). I segnali sono tanti. Un altro lo porto io. In fiera a Rimini, alla Mia, ho trovato ed assaggiato le birre artigianali prodotte nel Salento, in Puglia, dal Birrificio B94 di Lecce (www.birrificiob94.it). Un birrificio, non certo l’unico, che opera al Sud e in zone prettamente vitivinicole. Le tre birre prodotte, in pochi esemplari per ora, erano buone –certamente meglio di tante, forse di quasi tutte, birre industriali- non originali, ma buone. Una birra ad alta fermentazione che si rifà alle “biére blanche” belghe; una extra special bitter, una “ale” ambrata; ed, infine, una doppio malto prodotta con zucchero di canna equo solidale. Dellacava, Terrarossa e Portesa i loro nomi. La seconda già premiata in un concorso nazionale (vedi: www.cronachedibirra.it/eventi/376/i-risultati-del-premio-birra-dellanno).
In realtà, senza scender a Sud, la sera prima –a cena da Canzian Alla Marianna di Rimini-, avevamo già avuto ulteriore prova di questa tendenza. Dopo un po’ di buoni vini, ci ha servito una birra, dalla sua carta delle birre (ha la carta!), assai gradevole. Si trattava della Imperiale Ambrata della ditta marchigiana Collesi, 7,5°; una birra assai buona che profumava riccamente di caramella mou, caramello, muschio (questo l’ha detto l’Innominabile) e in bocca era fresca, piacevole; bella schiuma… Piaciuta, bevuta… considerata!