Ipnotico Tanzio

Se andate a Varallo dovete assolutamente fermarvi alla Pinacoteca. Io ci sono stato e vi assicuro che è una visita che vale ogni centesimo dei dieci euro del biglietto. Anzi, basterebbero due cose a giustificare da sole il viaggio: i due straordinari Davide con la testa di Golia di Tanzio da Varallo e il pavimento ligneo di una delle sale, che da solo sembra raccontare secoli di storia.

Davanti ai due Davide si resta senza parole. Sono sorprendenti: naturali, quasi palpabili, e nello stesso tempo espressionistici, con tratti che sfiorano l’astratto. È come se il giovane Davide fosse sospeso in un attimo preciso, cristallizzato fra innocenza e consapevolezza. Tanzio (Antonio d’Enrico, pittore valsesiano del Seicento) aveva un modo incredibile di unire la durezza caravaggesca con una sensibilità tutta sua. In quelle tele la crudezza del gesto e la fragilità adolescenziale del volto convivono in un equilibrio potente, che ti colpisce e non ti lascia più.

E prima ancora dei Davide, la Pinacoteca ti accoglie con le teste di sante: volti femminili dai tratti quasi nordici, intensi e severi, che sembrano scrutarti appena varchi la soglia. Un incontro immediato e forte, che prepara alla meraviglia delle sale successive.

Non va dimenticato che questa è la seconda pinacoteca del Piemonte, dopo la Galleria Sabauda di Torino: un primato che dice molto sull’importanza della collezione e sulla storia culturale di Varallo.

E poi Varallo merita anche fuori dal museo. Ci sono le vetrine piene di artigianato locale, i ristoranti dove si mangia bene, e sì, c’è anche un gelataio molto famoso che da solo varrebbe la passeggiata. È una città che ti contagia, che sa mescolare tradizione e vivacità contemporanea.

Insomma, per me Varallo è stata una scoperta: arte, storia, buon cibo e atmosfere autentiche. Una di quelle mete che ti entrano dentro e che consiglio senza esitazioni.

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