Mi linkano su Facebook un articolo de “La Repubblica” su un carico di champagne trovato in fondo al mare, 180 anni dopo! Sarebbero bottiglie non solo bevibili, ma anche buone. Leggiamo, insieme cosa scrive a proposito la vecchia e gloriosa “Civiltà del Bere”:
“Tutto comincia lo scorso 6 luglio quando, sul fondo del mar Baltico, al largo delle Isole Aland (un arcipelago indipendente tra la Svezia e la Finlandia), un gruppo di subacquei ritrova un relitto ottocentesco contenente un carico di bottiglie di Champagne. Poi, il 16 novembre l’enologo della Maison Veuve Clicquot Francois Hautekeur e la storica Fabienne Moreau, alla presenza dell’esperto internazionale Richard Juhlin, riescono a identificare sulla faccia interna di un tappo il marchio a fuoco Veuve Clicquot, impreziosito dal disegno di una stella, aggiunta al logo per rendere omaggio a una cometa che attraversò i cieli della regione Champagne nel 1811, anno di un raccolto eccezionale. Lo Champagne contenuto nella bottiglia stappata, stimato vecchio di 180 anni e oltre (gli studi sono ancora in fase di elaborazione), è stato giudicato perfettamente bevibile, «con un profumo tostato, degli aromi di arancio amaro e caffè, un gusto fiorito e molto gradevole», a detta dell’enologo Hautekeur”.
Ma a noi i dubbi restano. Come fa ad essere buono dopo tutti quegli anni? La temperatura dell'acqua, rigida, certo può aver aiutato. Però… però il tappo sembra essere di sughero: come ha fatto a tenere? Come ha impedito che il salmastro penetrasse? Perché non è marcito?
Boh!? Mi mancano dei dati. Delle certezze. Certa è sicura, invece, è l'operazione promozionale fatta dai francesi… Sempre in gamba. Sempre da imitare. Decisamente bravi ad essere comunque creduti senza provocare dubbi e domande.
Concordo con i dubbi, però si dovrebbe assaggiare…
ciao
Mauro
Sì, concordo. Ma con la testa o con il palato?