Io e Davide ci siamo guardati per mesi come se fossimo davanti ad uno specchio. Siamo identici ma contrari. Ci siamo studiati per mesi, senza mai chiarirci. Oggi, dopo una serie di belle chiacchierate in una due giorni in Toscana (ad assaggiare vini, ovvio), ci siamo riconosciuti. Identici ma opposti. Entrambi concepiamo che i vini buoni sono quelli fatti bene: buoni profumi, equilibrati in bocca, senza difetti. Ma a lui piacciono i vini potenti, in cui colore, struttura e gusto… tutto, insomma, sia all’ennesima potenza, con un buon intervento della barrique e dotati di un bouquet di complessi profumi terziari (frutta macerata, marmellata, confetture, spezie…). Certamente vini rossi, spesso assai famosi, ma senza disdegnare vini bianchi assai potenti ed espressivi. Come un sauvignon blanc australiano assaggiato insieme. A me, invece, piacciono i vini profumati, sì, ma in bocca non troppo ammorbiditi, con tratti di freschezza anche irruenti, profumi freschi, di frutta a polpa bianca o di fiori. Meglio i vini bianchi. Buoni, a giusta temperatura, ed abbondanti… Anche senza blasone. Borghesi più che aristocratici.
Io e Davide, allo specchio.
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