Non ho mai avuto studentesse che venissero a scuola con il burqa o il niqab. Ne ho una, adesso, che porta il velo ed è una brava studentessa. Ma con il velo o senza sono, prima di tutto, studentesse. Sulla base della mia esperienza, quindi, non ho molto da dire sul tema.
Mi torna però in mente un episodio curioso di qualche anno fa. Ero commissario esterno alla maturità, insieme a una collega di matematica, in una scuola di Omegna. Un indirizzo di moda, se ricordo bene. C’erano un paio di ragazze con il velo, quello che lascia scoperto il viso. Una di loro aveva preparato una tesina — allora si facevano ancora le tesine — sulla biancheria intima maschile.
Durante l’esposizione proiettava primi piani di modelli in mutande, con protuberanze decisamente evidenti. Non so se ci fosse del cotone, se fosse merito di qualche programma di ritocco fotografico o se madre natura fosse stata particolarmente generosa. Diciamo che la biancheria non nascondeva granché. La scena aveva qualcosa di surreale. Lo sguardo passava dalle gigantografie alla ragazza con il velo, che descriveva tranquillamente i particolari delle mutande — quelli sartoriali, sia chiaro, non quelli anatomici — e poi alle facce perplesse di un paio di colleghe della commissione. Fra queste c’era la mia collega di matematica, che alla fine dell’esposizione sulle qualità della biancheria intima maschile era rimasta piuttosto scossa. Disse che era stata una cosa vergognosa. Insomma, si era scandalizzata.
A me era sembrato soprattutto un curioso cortocircuito. Una ragazza musulmana con il velo, che secondo i nostri schemi immaginiamo necessariamente pudicissima, ci mostrava con assoluta naturalezza immagini di intimo maschile piuttosto eloquenti. Coperti, per carità, quei corpi erano coperti. Ma un po’ come sono coperte le donne con una maglietta aderente. E a scandalizzarsi era la mia collega, di cultura cristiana e occidentale.
Non so quanto questo episodio abbia a che fare con la discussione di oggi, che mi sembra soprattutto una politica di pancia. Non dimostra nulla e non pretende di risolvere niente. Però ogni tanto mi torna in mente. Perché a volte le cose, e soprattutto le persone, non sono proprio come ce le immaginiamo.