Bidelli e Camionisti (e un ottimo agriturismo a Biella)

Conosco i bidelli da anni. I primi di cui ho ricordo sono quello del liceo, che vendeva panini in nero (ma svolgeva un servizio utile: non c’erano macchinette né delivery all’epoca); poi le bidelle che facevano la calza e il caffé in bidelleria… ricordi. mi sono sempre sembrate creature neutre, prigioniere di un lavoro non scelto ma arrivato dopo un licenziamento, un problema grave di salute, la maggiore età dei figli… Però…

Però l’altra sera ero a cena a Biella, agriturismo La Fucina (che consiglio per abbondanza, pulizia del locale, vendita diretta dei prodotti, buona scelta di vini), al tavolo fra gli altri un imprenditore locale che, saputo che insegnavo in una scuola alberghiera, mi ha chiesto due cuochi da mandare da un suo parente negli USA. Poi ha detto che anche lui, ditta di trasportatori, non trova più italiani disposti a fare i camionisti, nonostante la buona paga che sfiora i 3mila euro. 

Il pensiero mi è subito andato ai nuovi bidelli, quasi tutti campani e tutti giovanissimi (ne abbiamo due che avranno sì e no, 25 anni) che vivono qui al Nord con uno stipendio che supera di rado i mille e duecento euro. Sì lo so, ma ci torneranno al Sud fra un po’ di anni e, sì lo so, là son soldi. Ma la cosa mi inquieta: si lavora per necessità (e allora si va dove si guadagna di più), per prestigio sociale (e allora si sceglie un mestiere diverso dal bidello), per pigrizia (sotto casa e tanto tempo libero). Perché si sceglie di fare il bidello?

Azzardo: lavoro statale, paga sicura, poco impegno e molte tutele… ok ok ma proprio paga bassina. Roba da mantenersi neppure un po’ ovunque in Italia. Meglio fare il camionista, direi. 

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