Il Massimo di Diano d’Alba di chiama Oddero. E fa il vignaiolo nelle Langhe. Siamo andati a trovarlo: Andrea, Maria Rosa, Roberto, io, una decina di impenetrabili studenti svedesi e una professoressa d’inglese, pallida ed afflitta, di cui ora non ricordo il nome.
Viaggio surreale: nel piccolo pulmino, gli studenti della scuola alberghiera di Umea non parlavano e non sembravano interessati a nulla. Si capiva quando erano eccitati (lievemente, per carità!), perché incominciavano a fotografare vigneti, borghi e colline langarole. Mai un gridolino, però, mai un palese gradimento.
Un po’, invero, li ha smossi Massimo coi sui vini super alcolici. Alla fine della degustazione, anche gli svedesi sembravano più latini: parlavano a voce alta, lanciavano gridolini. Ci siamo preoccupati per qualche istante. Poi tutto è rifluito. Per loro ci vorrebbe una flebo di vino.
Ma siamo ancora in viaggio: Andrea alterna chiacchiere con me e compravendite telefoniche: tre pacchi di succhi, trenta bottiglie là, quaranta là, un’intera paletta d’acqua venduta agli alpini… Noi viaggiamo e il mondo beve.
Seduti nella sala di degustazione di Oddero, dove una volta c’era il fienile, assaggiamo, nell’ordine: uno chardonnay delle Langhe Remondà 2003 (14,2°). Rese basse in vigneto, fermentazione in barrique 7/8 mesi. Un vino in cui l’alccol stenta ad andarsene per lasciare il posto a profumi lievi di vaniglia e frutta secca. In bocca è corposo, con acidità molto domata. Austero; il secondo vino è il Sorba 2004, un Dolcetto di Diano d’Alba da 14°, superpremiato negli Usa. Ha bei colori brillanti. Profumi intensi, sembra di sentire il legno di botte grande ma non c’è (solo acciaio), ci sono frutta rossa: amarena, mirtillo, mora… In bocca è corposo, leggermente tannico, amarognolo, equilibrato ed alcolico nello stomaco. Rese di 50 quintali per ettaro. Due ettari coltivati; terzo vino la Barbera d’Alba 2004 (13°). Tradizionale, affinata in botte grande, dal bel colore, profumi di amarena. In bocca è un vino morbido, piacevole. Cento per cento barbera. 70 quintali per ettaro; quarto vino il Barbera d’Alba Carbea (Carola e Beatrice, le iniziali delle due figlie) del 2003, 14°. Un vino superalcolico, un po’ per l’anno e un po’ per la passione dichiarata di Massimo per i vini superconcentrati. Quattromila bottiglie da un ettaro. Passaggio in barrique. Si sente l’alcool, il legno, la frutta rossa e anche la liquirizia, Corposo e dall’acidità accentuata. Esagerato.
Un mondo a parte, veramente una gradevolissima sorpresa, il Barolo 2002 Bablin, 100% nebbiolo. 14,2°. Prodotto in un’annata “sfigata”, è un vino dai colori scarichi tipici del nebbiolo; fermentato brevemente e ad alta temperatura in acciaio; affinato per tre anni in barrique. Sa di frutta rossa e di fiori secchi. Ha un bouquet delicato ma ricco di sfumature. In bocca è equlibrato, con giusto rapporto fra dolcezza ed acidità. Un ottimo vino. Il mio preferito. Dopo di lui, il Dolcetto e la Barbera.
Ci salutiamo nel cortile della fattoria di Massimo, un arrivederci, mentre gli svedesi sembrano dare di matto. Ma poi tutto si calma e nel pulmino, sono silenziosi, appena appena colpiti dalla mole del Monte Rosa. Andrea, intanto, continua ad abbeverare il mondo: acqua, succhi, liquori, vino… Un paio di bottiglie di barolo le piazza anche a me. Mica male.