C’è un cuoco nei boschi di Ameno. Non compare nei motori di ricerca, non ha un ufficio stampa, non cura il proprio ego su Instagram. Ma esiste. E cucina. Si chiama Pietro Fusco, viene da Paternò, Sicilia profonda, e ha vissuto a Milano: capitale del caos e della ristorazione ansiosa. Ora invece sta lì, al limitare del bosco, nel Tabarino delle Cascine di Ameno, a fare – come direbbe il mio amico Andrea – il cuoco “con amore”.



L’Osteria della Faina non è un nome da guida gourmet, ma un posto vero. Un luogo che profuma di legno e di storia locale, dove le posate non sono design ma ti portano comunque in bocca il piacere di una cucina pensata.
Siamo andati a cena – io e Andrea – e ci siamo trovati bene. Non bene “da recensione forzata”, ma bene davvero. Un bene fatto di piatti generosi, pasta con ragù di cinghiale e vino della casa un po’ rustico di gioventù.
Fusco, lo chef misterioso sulla rete, è uno che “oscilla”, come certi poeti di provincia: fra Piemonte e Sicilia, fra la Norma e il ragù di cinghiale, fra il polpo su crema di patate e la bagna càuda delle zie. Non reinventa la cucina, ma la rimescola con estro e memoria. Non fa show, fa piatti.
Nel menù trovi:
- Antipasti misti da libro Cuore (con salumi veri, non da supermercato),
- Risotti al cinghiale, tagliatelle alla Norma, coniglio al latte come quello che cucinava mia nonna (ma lei non usava sedano rapa),
- Dolci casalinghi, leggeri..
La veranda nel bosco è un piccolo giardino privato, ideale per dimenticare il mondo per un paio d’ore. Il servizio è cordiale senza essere invadente, e il conto non ti fa desiderare il reddito universale. Si sta bene. Semplicemente bene.
Non c’è bisogno di frasi gourmet. Basta dire che è uno di quei posti dove torni. Anche solo per rivedere Fusco, l’uomo che non appare su Google ma riesce a farti sentire a casa, con un piatto caldo e un bicchiere semplice.
Grazie, che bel ritratto che fai a me e alla Faina. Hai colto pienamente il mio intento. ❤️🙏